luniverso

Tempo di “Rigurcinema”

di La maschera • scritto il 2 dic 2009 • pubblicato in: CULTURA E SOCIETA', Edizione Online - Ultime

cinema

Avete mai fatto caso (e probabilmente siete tra quelli) alle persone che, la prima cosa che fanno varcata la soglia di un cinema, è scagliarsi verso il bar per acquistare gli irrinunciabili, i migliori, i sublimi, LORO: popcorn, nachos, coca-cola, e quanto altro sia possibile per mandare le papille gustative in crisi esistenziale? Anche se davanti a voi c’è una fila oblunga che sembra ricalcare una blasfema comunione: il corp-corn di Cristo. Intanto il film sta partendo. Se siete stati abbastanza furbi (e vi assicuro che siete una minoranza) i biglietti gli avete già presi in precedenza, quindi avete già versato e contribuito ai salari delle maschere per non meno di quindici franchi ma, nonostante questo, nonostante che il film stia iniziando non vi muovete. Certo, perché i popcorn sono irrinunciabili, soprattutto quando sono così a buon mercato da farveli pagare l’inezia di dieci centesimi l’uno. E piuttosto che rinunciare e non perdere l’inizio pensate : “I primi 10 minuti? Ma non fa niente, tanto di minuti ce ne sono tanti altri”. Già che ci sono vorrei fare una appello alle eventuali mamme che stanno leggendo: quando mandate la vostra cara prole bilustre al cinema la domenica pomeriggio prendete una decisione strategica, o date loro da mangiare qualcosa che non sia crusca o evitate di riempire loro le tasche con 30 talleri o più che immancabilmente baratteranno con più commestibili articoli.

In realtà sto divagando. Questo articolo era per manifestare a voi una mia riflessione: il gioco della domanda e dell’offerta applicato alla cinematografia. Fattori: l’intelletto, lo spettatore, la pigrizia. Tante volte ho letto e ho sentito discorsi su quanto il cinema sia stato influenzato, corrotto, guastato dalla televisione. “Il cinema è così oggi per colpa della televione”. Niente di più falso o niente di così poco vero. La televisione è un fattore sociale e, come ogni altro fattore sociale, in qualsiasi epoca ha influenzato il cinema. Ma non è obbligatoriamente un aspetto negativo. Ciò che ha corrotto il cinema siete voi, voi che vi siete fatti guastare dalla televisione, e che vi ha portato a ricercare dappertutto ciò che solo la televisione è in grado di darvi: la possibilità di non adoperare quelle fastidiose “celluline grige” come le chiamava Poirot. La TV non vi richiede nessun tipo di partecipazione. Non più. E la cosa vi piace, perché (parliamoci chiaro) chi ve lo fa fare di lavorare tutto il giorno e poi adoperare ancora il cervello anche a casa. “Almeno a casa voglio solo divertirmi”. Con questa affermazione (divenuta ormai un claudicante alibi) si è sempre più abbandonato i programmi in cui vi era (anche se in maniera piuttosto metaforica) un certo dialogo tra lo spettatore e il presentatore: il presentatore parlava, lo spettatore rifletteva su quello che il presentatore diceva, lo spettatore formulava un opinione, lo spettatore manifestava la sua opinione a terzi o, perché no, direttamente al televisore. Ma il cinema, cari figlioli perduti, respira di questo: di una partecipazione. Un film non è quello che vediamo, ma quello che ricordiamo dopo averlo manipolato nella nostra mente. Quello è il film. Ma nella mente bisogna che ci entri e che ci rimanga per un tempo utile. Altrimenti è uno stormo colorato di immagini e suoni. Ma oggigiorno sempre di più, il cinema offre e l’offerta segue la domanda: film in cui l’impiego di intelletto sia ridotto al minimo, perché già la gente va poco al cinema, se in più oltre ai soldi bisogna chiedergli anche un paio di sinapsi… Ma tranquillizzatevi. Guardatevi intorno e respirate con calma. Ci siete riusciti.

Articoli (forse) correlati:

Condividi:
  • Facebook
  • MySpace
  • Live
  • RSS
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • del.icio.us
Taggato come: ,

La maschera
Scrivi all'autore

3 commenti »

  1. Cinico e divertente dal titolo al testo! ;D

  2. “Un film non è quello che vediamo, ma quello che ricordiamo dopo averlo manipolato nella nostra mente. Quello è il film. Ma nella mente bisogna che ci entri e che ci rimanga per un tempo utile. Altrimenti è uno stormo colorato di immagini e suoni.”

    Se un autore vuol far riflettere, vuol far pensare, vuol portare il proprio film ad una dimensione altra rispetto al semplice insieme di suoni e colori che lo spettatore é pronto a vomitare velocemente quanto rigurgita i famigerati trenta talleri di primizie chimiche, allora l’autore dovrà imparare a parlare allo spettatore e non crogiolarsi nelle proprie convinzioni e soddisfazioni. Parlare allo spettatore non dovrebbe essere così difficile, si suppone che questo strano essere disposto a spendere dieci centesimi a pop-corn desideri niente più e niente meno di emozioni, quando si siede in sala.

    Se la televisione ha imparato a smuovere, seppure con mezzi e linguaggi grezzi, le emozioni delle povere casalinghe e dei bilustri fanciulli meglio di quanto il grosso e pompato e autocompiacente autore sia ormai in grado di fare… la colpa non é certo da ricercarsi nel tanto bistrattato spettatore.

    Ci si vede al cinema, maschera ;)

  3. Ciao Samuele, mi piace come la pensi. Anche se potrei aggiungere che un film rimane impresso di più anche solo per un fattore soggettivo di impressione. Ovvero, non tutti i film colpiscono allo stesso modo tutte le persone.
    Magari a me rimane impresso un film che qualcun altro ha visto, ma non ricorda nemmeno più le sequenze.
    Per lo meno, credo, come dici tu, è anche una questione di ciò che la nostra mente vuole vedere, capire e rimurginare.

    Un sorriso

Rispondi