Un progetto per la democrazia dell’informazione
di Gerardo Bramati • scritto il 3 mag 2009 • pubblicato in: CULTURA E SOCIETA', Edizione Online - Ultime, SCIENZE E TECNOLOGIA
Includere i bambini del terzo mondo nell’era della comunicazione: è questa l’idea di Negroponte, vero padre del progetto One Laptop Per Child. Dai risultati raggiunti dipenderà, forse, il futuro di buona parte degli abitanti dell’emisfero australe.
In un paesino sperduto tra i picchi della cordigliera delle Ande, tra le mura di nuda pietra di una casetta, nel mezzo di un paesino rurale, un bambino studia matematica grazie al suo nuovissimo laptop, mentre i genitori coltivano la terra. In un piccolo villaggio africano una bambina oggi non va a scuola: se lo facesse, rischierebbe la propria vita a causa della guerra civile – lo stesso vale per la sua coetanea afghana – quindi resta a casa, e studia inglese con il suo portatile. Potrà sembrare follia, che la tecnologia si diffonda dove nemmeno l’integrità fisica e l’alimentazione sono garantite. Invece è soltanto il futuro.
Il progetto OLPC è stato presentato al Forum Economico Mondiale di Davos, nel 2005, e da allora ha portato alla diffusione di oltre un milione di PC a bambini che abitano le zone più povere del mondo. Il computer, chiamato XO ma conosciuto anche come “100$ laptop”, vive una situazione di sviluppo costante che porterà nei prossimi anni ad un aumento di qualità ed al contemporaneo abbattimento dei costi per l’acquirente – generalmente rappresentato da governi nazionali. L’idea di fondo, sviluppata da Nicholas Negroponte, consiste nella diffusione di una nuova cultura – quella della tecnologia, ma anche della formazione e dell’informazione – in zone dove da secoli si vive nello stesso modo. In pratica, emancipazione su Hard Disk.
L’approccio, che tanto ha fatto discutere ed ancora è criticato, ha l’obiettivo di aiutare i giovani uomini di domani a compiere quel salto generazionale – tecnologico, ma anche culturale – che è necessario per trovare il proprio posto nel mondo del ventunesimo secolo: i futuri cittadini globali devono disporre degli strumenti necessari per gestire, un giorno, il mondo dal quale oggi sono esclusi. Se molte fondazioni puntano sulla distribuzione di cibo e salute, il progetto OLPC si concentra sulla diffusione della conoscenza e, quindi, di una vera e propria democrazia dell’informazione.
Nicholas Negroponte, all’interno della comunità scientifica e mediatica, è visto come una sorta di oracolo, grazie alla sua capacità di analizzare il presente per realizzare soluzioni pragmatiche per il futuro. Come tutti i “geni”, spesso le sue idee restano incomprese per anni, prima di essere rivalutate positivamente. Mi piace, quindi, pensare che il tanto vituperato OLPC sia davvero la soluzione giusta per risolvere il problema dell’esclusione dal mondo dell’informazione. Per contro, mi fa riflettere la scarsa attenzione che “i grandi” della tecnologia mondiale prestano per il progetto, soprattutto in un periodo in cui investono massicciamente nello sviluppo e nella produzione dei netbook: questi mini-computer sono, in definitiva, i cugini “trendy” e decisamene “profit” di XO.
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Gerardo Bramati
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Eheheh, hai dimenticato di dire che XO è in realtà il nome della distribuzione GNU/Linux che gira sugli OLPC, si tratta di un’interfaccia alternativa che è comunque possibile provare anche su ubuntu e che dovrebbe consentire ad un bambino senza alcuna alfabetizzazione informatica di muoversi all’interno dell’interfaccia utente dell’OLPC.
L’OLPC è veramente particolare. Si alimenta a manovella per sopperire alla scarsa quantità di elettricità disponibile nei paesi poveri, e ha una scheda wifi molto particolare, in grado di coprire anche lunghe distanze dato che non c’è una grande disponibilità di antenne wireless che offrono accesso a internet in questi paesi.
Achtung ai nomi, caro Neff: XO è anche il nome del laptop (oltre che della distro basata su Linux), e attualmente si sta studiando la seconda versione (XO-2), mentre OLPC (One Laptop Per Child) è il nome del progetto, non del prodotto in sè… La “manovella” è comunque una soluzione di emergenza, mentre il PC è dotato di un alimentatore classico. Ho visto foto scattate in Perù in cui l’elettricità c’è, e XO viene utilizzato come PC standard nelle scuole.
In ogni caso, ho tralasciato la questione del sistema operativo perchè la faccenda si è complicata da quando si è detto che su XO-2 girerà anche una versione di Windows XP che Bill Gates, bontà sua, venderà per soli tre dollari a copia (facendo profitti per fornire ad una no-profit dei prodotti vecchi di anni: se fosse un videogioco sarebbe una bella COMBO!). Quindi il prossimo XO avrà il “dual boot” tra Win e Linux. Il che mi lascia tanti dubbi sulla facilità di utilizzo… Mah…
Spero che rimanga una lodevole iniziativa e che non diventi, tra qualche tempo, un nuovo modo per ottenere fitti guadagni… a favore dei soliti noti… !
@ Eleonora
) Il problema è che c’è già chi è interessato al lato economico: Microsoft vuole fornire Windows e farlo pagare, altre aziende copiano le idee a scopo commerciale ecc. Il segreto dell’iniziativa sta proprio nell’auto-produzione dei computer, che solo in questo modo possono rimanere sotto il prezzo di 100 dollari. La cosa importante è diffondere questa visione all’interno dei Governi di questi Paesi (e, quindi, spingerli a finanziare il progetto), così che capiscano che il futuro della loro nazione passa dall’educazione dei loro giovani…
Ciao