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Un incontro con il Barone rampante

di Saffia Shaukat • scritto il 7 mar 2010 • pubblicato in: Edizione Online - Ultime, Letteratura e dintorni

Il barone rampante - I. Calvino

Un ragazzino, in conflitto con la sua nobile famiglia, decide di salire su di un albero per protesta. Quello che appare essere all’inizio un capriccio infantile è in realtà una scelta profondamente cosciente. Cosimo, barone di Rondò dagli alberi non scenderà più per  tutta la sua vita, che non per questo sarà povera di incontri incredibili,  avventure improbabili ed amori appassionati.

Forse molti di voi avranno già letto questo romanzo di Italo Calvino da ragazzi. Si tratta infatti di un racconto  leggero e non molto lungo pieno di incontri ed avvenimenti che per questo è adatto anche alla lettura dei più giovani. Un classico della letteratura italiana del Novecento, un perla da regalare ma innanzitutto un’esperienza di vita da scoprire.

Uscita per la prima volta nel 1957 Il barone rampante, è un ‘opera indefinibile carica di umorismo e fantasia da avvicinare a Il Barone di Münchausen per esempio se non addirittura ad Alice nel paese delle meraviglie ci informa lo stesso autore nella presentazione del libro (Edizione Mondadori  2002).

Questa particolare vicenda, scritta quasi per gioco, si svolge in un contesto settecentesco ed a volte sembra diventare un discorso sul Settecento e del Settecento. Non si tratta però di un racconto filosofico alla Candide e neanche un romanzo storico che ci presenta il clima rivoluzionario dell’epoca  attraverso una vicenda inventata. Indefinibile dunque questo testo all’incrocio dei diversi generi e anche per questo molto affascinante.

I protagonisti spesso si rivelano quasi caricaturali (quali l’amante di  Cosimo: amazzone e gran dama al contempo, oppure lo zio dagli indumenti moreschi ed apicoltore segreto) ma il racconto non si tramuta mai in parodia grazie all’abilità del grande Calvino. Malgrado questo, la scelta di un tono spesso ironico è forse da ricollegare allo studio, appunto sul Settecento, di molti  amici dell’autore nel quadro della casa editrice Einaudi.

Tornando al racconto, esso ci viene presentato da Biagio, il fratello minore del barone Cosimo. La narrazione è composta da molte sentenze morali ma in realtà è difficile comprendere il valore di questa “disobbedienza” di questa “resistenza”. Si tratta di disimpegno?, di allontanamento dalla società?, ma dalla vita di Cosimo potremmo dire tutto fuorché disimpegnata, inutile ed asociale. In realtà quel che emerge più chiaramente da questo romanzo è sicuramente la fermezza con cui il ragazzino, l’uomo e poi il vecchio Cosimo terrà fede al suo impegno. Scelta la sua posizione nel mondo, una posizione “arborea” appunto, sostenuta non tanto dai rami delle piante quanto dalla sua volontà, Cosimo intraprenderà soprattutto umanamente il suo destino.

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