L’Islam in Svizzera e in Europa: conferenza
di Saffia Shaukat • scritto il 9 nov 2009 • pubblicato in: CULTURA E SOCIETA', Conferenze, Edizione Online - Ultime
La conferenza si rivela un buon punto di partenza per una riflessione intorno alla tematica dell’Islam in Svizzera, sulla quale, attraverso la questione dei minareti, saremo chiamati alle urne tra poche settimane. Seguire un dibattito interdisciplinare e di alto livello qualitativo, che vada dunque al di là del discorso propagandistico, appare dunque una perfetta occasione per costruire con argomentazioni valide la propria opinione personale. Questo soprattutto in un contesto ormai “iper-ideologizzato” in cui la polemica è contaminata soprattutto da componenti emozionali.
La conferenza è organizzata dai due specialisti sull’Islam Patrick Haenni, ricercatore dell’osservatorio di Friborgo sul religioso e dal ricercatore Bashkin Iseni del Centro di ricerca interdisciplinare sull’internazionale dell’Università di Losanna, che come accennato ospiterà i relatori. Gli studiosi, esasperati dal tono dei dibattiti in corso, hanno dunque invitato, da una parte, specialisti europei e dall’altra intellettuali e giornalisti attivi ed in vista nel sistema mediatico arabo (Al Jazeera e Islamonline). La conferenza, che si svolgerà sottoforma di dibattito, ha dunque come scopo quello di “spassionare” la problematica decostruendo le discussioni attraverso delle analisi scientifiche del fenomeno.
L’analisi della presenza dell’Islam in occidente si svolgerà progressivamente da un livello più locale ad una dimensione più globale del fenomeno. In un primo tempo la discussione verterà sulla votazione del 29 novembre: Haenni precisa inoltre di voler dimostrare come “questa iniziativa non sia un caso isolato, nè una bizzarria della politica svizzera, ma si iscrive in una logica e retorica del populismo svizzero” Al contempo lo studioso Oliver Moos cercherà di decostruire gli stereotipi europei che descrivono al civiltà islamica ocme immobile e fortemente tradizionalista. Seguirà una messa in prospettiva europea animata dal ricercatore francese Rachid Benzine che farà emergere la singolarità del caso svizzero rispetto a quello francese. Se da noi l’iniziativa anti-minareti emerge infatti da un gruppo piuttosto marginale dello spazio politico svizzero in Francia le alleanze antianti-burqua hanno visto protagonisti nell’estrema destra come nell’estrema laica sinistra. L’ultimo momento del pomeriggio vedrà la partecipazione di due influenti giornalisti arabi e un analista politico libanese che rappresenteranno le diverse tendenze in opposizione: sciita, sunnita e nazionalista.
Un dibattito di sintesi concluderà la conferenza e cercherà anche di sottolineare come la Svizzera sia una forma di eccezione in quanto sul suo territorio è presente un islam ottomano di origine dai Balcani. Questo è infatti un Islam particolare derivante dalla scuola giuridica hanafita, alquanto liberale e contraddistinta da un importnate processo di laicizzazione.
Avere un opinione ben argomentata e fondata su dei principi in cui crediamo è uno dei nostri primi doveri da cittadino. Per questo il ruolo dell’informazione di qualità resta primario per un sistema democratico. Cerchiamo dunque di informarci al meglio. Per più informazioni riguardo all’evento consultare il programma dettagliato.
1. Per altre informazioni consultare il sito internet www.religioscope.info
2. Perroud Sandrine, “Au-delà des minarets”, in Uniscope, n°548, Université de Lausanne, Novembre 2009.
Articoli (forse) correlati:
- Nessun post correlato
Saffia Shaukat
Scrivi all'autore


Molto interessante, mi piacerebbe poter partecipare (anche se sarà difficile per questioni logistiche) perché come molti so dell’Islam poco più di quello che si può conoscere attraverso i mass media e non sempre so cosa pensare degli aspetti più diversi e complessi che ci sono proposti! E concordo pienamente con te: prima di poter avere un’opinione reale sui fatti occorre conoscerli questi fatti e avere quante più informazioni possibili da più voci possibili. In particolare in questo caso penso sia ancora più importante farlo vista la votazione imminente; scegliendo tra un sì o un no in realtà siamo posti di fronte a domande più profonde. Specialmente trovandoci in Europa si scontrano infatti idee che affondano le loro radici nei passati di due culture diverse: da un lato, una religione ancora molto legata alle sue tradizioni e che in certi Paesi ricordiamo rappresenta l’autorità ufficiale; dall’altro lato c’è un occidente che non ha un’idea del tutto uniforme su dove inizi e finisca la libertà, ma che ha fatto della democrazia il suo traguardo più importante.
Quindi di fronte alla possibilità che una proposta simile passi, mi chiedo: quando una libertà fondamentale può essere ridiscussa? Siamo uguali di fronte alla legge? Una volta di più siamo chiamati a riflettere e a trovare una soluzione tra le diverse che suggerirebbero le nostre paure, le nostre speranze, credenze e convinzioni.
Ciao Anna,
grazie dell’impegnato commento innanzitutto. Volevo solo aggiungere due cose riguardo a due cose che hai scritto.
“In particolare in questo caso penso sia ancora più importante farlo vista la votazione imminente; scegliendo tra un sì o un no in realtà siamo posti di fronte a domande più profonde.(…) Quando una libertà fondamentale può essere ridiscussa? Siamo uguali di fronte alla legge?”
La varietà delle culture che ospita oggi l’area svizzera (ma anche europea e non occidentale, visto che per gli Stati Uniti il fenomeno del melting-pot è sempre stata una realtà) non deve assolutamente mettere in causa i principi della nostra Costituzione derivanti dalle conquiste illuministiche.
La paura dell’altro, del diverso non deve assolutamente mettere in questione nessuna libertà o ideale ma essere il punto di forza della nostra cultura, il ponte mobile ma saldissimo, da lanciare per arrivare ad una convivenza rispettosa e pacifica.
Vedere questi principi di libertà fondamentali e uguaglianza con un punto di domanda finale mi mette i brividi. Spero sia una strategia retorica
Anche perché non abbiamo scelta. è la realtà a cui siamo confrontati che ce lo impone a meno di non ripercorrere la strada dell’autoritarismo… lezione che l’Europa ha pagato molto cara e che spero non dimenticherà.