Quella panchina ’speciale’
di Luca Bortone • scritto il 11 nov 2009 • pubblicato in: CULTURA E SOCIETA', Edizione Online - UltimeQuesto weekend sono stato ospite dell’affascinante Madrid e, nel mio peregrinare da turista, mi sono ritrovato ad ammirare il Palazzo di Cristallo, immerso nel meraviglioso parco del Retiro (El Retiro). Per darvi un’idea, immaginate una villa di modeste dimensioni, svuotata d’ogni cosa (muri divisori compresi), con tutte le pareti esterne e il tetto in vetro trafitti dai raggi del sole, che si specchia maliziosa nelle tranquille acque di un laghetto circondato da alberi incendiati dall’autunno. Temperatura gradevole, un refolo di vento e pace assoluta hanno contribuito all’ispirazione per scrivere questa riflessione dallo sfondo ‘filosofico’.
Tutti noi abbiamo una ‘panchina speciale’, un posto in cui ritirarsi quando il mondo ci crolla addosso, o quando tutto intorno a noi sembra essere troppo difficile, ingiusto, sbagliato. Una panchina su cui sedersi a leggere un buon libro, a lasciar correre i pensieri a briglia sciolta, a lavar via con le lacrime un malessere o un profondo dolore; magari in compagnia di un’amica – cui volete un bene dell’anima e che non smettereste mai di ringraziare per quanto vi ha dato – con la quale sfogarsi, o dalla quale farsi aprire gli occhi.
Tutti noi abbiamo bisogno di quella ‘panchina speciale’, poiché la vita, imprevedibile, raramente segue i nostri piani, e ci sorprende di continuo – sia in positivo, sia in negativo – mettendoci molto spesso alla prova. Prove che a prima vista possono sembrare insormontabili, incomprensibili, inutili. Poi ci si siede, si sospira, e improvvisamente si trova il coraggio di affrontare l’ostacolo con il cuore in mano. È la magia della nostra panchina, che ci trasmette calore ed energia, voglia di lottare e di vivere; un calore che sale dalla pianta dei piedi e si espande lentamente in tutto il corpo, come una sorta di bicchierino di grappa al contrario.
Sulla mia, mi sono seduto pochi giorni fa e, grazie anche all’aiuto di una persona speciale quanto straordinaria, ho finalmente potuto capire molte cose su me stesso e sulla vita in generale, di cui noi soli siamo gli artefici. Sta a noi lottare per ottenere ciò che vogliamo e trovare ciò di cui siamo in cerca. Data l’imprevedibilità che la contraddistingue, la vita andrebbe vissuta giorno per giorno, emozione per emozione, ricordandosi che, in caso di bisogno, un posto dove ritirarsi e ripartire è sempre in paziente attesa. Spetta solo a noi trovare il coraggio di compiere scelte impopolari ma necessarie (che potrebbero anche rivelarsi sbagliate); siamo noi a decidere se vivere, sopravvivere o essere sconfitti dagli avvenimenti. Pensare positivo e trarre esperienza e insegnamenti da ogni situazione, ci rende migliori e aiuta a crescere come persona. Certo, talvolta può essere davvero doloroso, e ci sono giorni in cui si vive con le lacrime agli occhi per una storia finita o per un’occasione sciupata. Ma d’altronde: vivere richiede uno sforzo maggiore del semplice respirare. La vita dà e toglie, in apparenza senza criterio; una sconfitta non sempre è un male; un errore è esperienza; una perdita può trasformarsi in un enorme guadagno, poiché, in fondo, forse non era la situazione giusta e bastano alcuni mesi a sistemare tutto: questo mi ha insegnato la mia panchina.
Scusate se questo non è un articolo argomentativo, che tratta temi d’attualità, problematiche serie o notizie curiose e ‘leggere’. Ogni tanto, trovo sia giusto scrivere solamente ciò che si pensa: un minuto da dedicare a noi stessi e ai nostri pensieri più intimi, spesso accantonati perché tabù. Ho dunque voluto parlarvi con il cuore in mano, e non me ne vergogno, perché sentivo il bisogno di ringraziare la mia ‘panchina’ e le poche, giuste persone che sulla stessa mi si sono sedute accanto.
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Luca Bortone
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Grazie Luca.
è piacevole leggere ogni tanto anche di queste emozioni…perchè hai trasmesso emozioni e questo, personalmente, trovo sia una bella cosa.
Ne sono contento! =) ogni tanto ci vuole!
trovo bellissimo il fatto di poter “discutere” apertamente delle proprie idee e delle proprie emozioni e aprire un po’ del nostro mondo a coloro che ci circondano e che non sempre ci conoscono, anche se la cosa puo non interessare….
veramente emozionante l’articolo!
Parole dolci come lo zucchero a velo… Grazie
Parlare di sé significa esporsi e tu hai avuto il coraggio di farlo,… ci hai dato la possibilità di sederci per un momento sulla tua panchina e guardare l’orizzonte dai tuoi occhi. Splendido.