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Relaxing Room

di Marco Matteo Fieni • scritto il 14 apr 2009 • pubblicato in: Edizione Online - Ultime, UNIVERSITÀ

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L’università è un luogo dove si trascorre molto tempo e tra gli studenti che vi dimorano c’è chi vedrebbe di buon occhio una zona dove potersi rilassare senza essere disturbati: la relaxing room.

L’obiettivo non è quello di dormire ma appunto di ricaricare le batterie per rendere ancora di più poi con il conseguimento del miglioramento qualitativo sia delle prestazioni personali che quelle collettive. Di fatto, il sapersi rilassare è un’ arte sottovalutata e sconosciuta ai più anche se le diversissime tecniche attuabili sono conosciute da tutti ma praticate da pochi. Alle nostre latitudini si è quasi sempre ostacolato questo processo forse perché giudicato improduttivo. Si inizia con il riposino all’asilo per passare alla ricreazione alle elementari e medie e alla pausa caffé/sigaretta poi. Si può intuire che c’è qualcosa di sbagliato in questo processo perché tutto porta al sovraeccitamento del sistema nervoso centrale con il conseguente tracollo nei momenti meno espansivi. Il “sonno dei bambini” invece permetterebbe di raccogliere e mantenere le energie impiegandole laddove di solito non si arriva. La stabilità psicofisica che se ne consegue dopo 20 minuti di rilassamento ben fatto equivale a un ora e mezza di sonno.

Dove si può attuare questo magnifico processo all’interno dell’ateneo luganese senza dover per forza allontanarsi troppo, perdendo così prezioso tempo da impiegare alla preparazione e alla ricerca? Forse in biblioteca dove la quiete permette di concigliarsi ma su sedie scomode e luce ambiente troppo alta? Oppure nell’aula studio sperando che non arrivi qualche gruppo a fare “brain storming”? Non occorre diventare dei ricercatori professionisti per avere questo privilegio. Lo spazio adeguato allo scopo lo si potrebbe far gestire dalla sezione sportiva dell’Uni (Usi/Supsi Sport) o nei migliori dei casi, autonomamente e grazie a delle precise regole d’uso.

Me lo immagino low-budget con qualche poltrona e divano selezionati dal mercatino della Caritas, con luci soffusissime e silenzioso.

Cosa ne pensate?

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Marco Matteo Fieni
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5 commenti »

  1. sarebbe bello… *__*

  2. Pare che Churchill non dormisse mai: viveva di pisolini. In Giappone molte aziende offrono ai propri dipendenti uno “spazio pennichella”. Non vorrei dire una cazzata, ma anche Migros aveva in progetto qualcosa del genere.

    La pennichella è sacra. Pensare che sia sintomo di pigrizia significa non aver capito nulla. Proprio il contrario: meglio mezz’oretta di sonno e poi un pomeriggio di lavoro teso e concentrato, piuttosto che ore e ore trascinate nella distrazione cercando invano di combattere l’abbiocco postprandiale.

  3. Credo che Migros non realizzerà mai quel progetto anche se il minimo riposo aiuta a ricaricare le batterie del corpo.

  4. E forse non verrà mai realizzato all’Usi a meno che.. la Migros non aiuti, magari attraverso il suo percento culturale, a realizzarlo da altre parti.. :) .. tutte le idee sono buone a questo punto.

  5. sarebbe davvero bello poter realizzare uno spazio dove poter “staccare la spina” per qualche minuto, dove liberare la mente da ogni pensiero.. la speranza è che non sia un’utopia. Anche perchè diciamocelo, meglio potersi fermare per una pausa, che lavorare con il solo pensiero di poter finire al più presto, tralasciando o vivendo male il lavoro. Dai dai ma siamo positivi :)

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