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Campagna sui disabili: obiettivo raggiunto?

di Gerardo Bramati • scritto il 18 nov 2009 • pubblicato in: CULTURA E SOCIETA', Edizione Online - Ultime

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(Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea de L’universo del 18 novembre 2009)

Pregiudizi in piazza, nero su bianco: è questa l’idea su cui si fonda la campagna pubblicitaria promossa da Assicurazione Invalidità per sensibilizzare la società nei confronti della discriminazione verso i disabili. Nei primi giorni di novembre anche Lugano ha visto apparire per le proprie strade cartelloni dagli slogan al vetriolo: “I disabili non vogliono lavorare”, “I disabili sono inutili”. Nonostante il fine sociale e la pubblicazione di una seconda fase della campagna che ne rovescia il significato (in realtà si mira a sensibilizzare sul problema della discriminazione in ambito lavorativo), l’opinione pubblica si è duramente ribellata a questo tipo di comunicazione che sconfina nella mancanza di rispetto e, paradossalmente, proprio nella discriminazione.

C’è perplessità anche tra chi opera nel settore. Rossano Cambrosio, direttore della fondazione La Fonte, che da quasi tre decenni si occupa di realizzare e gestire strutture destinate all’integrazione sociale e professionale di invalidi, si dice poco convinto delle modalità di comunicazione: “il nostro settore ha spesso poca visibilità sui media, ma non per questo dobbiamo ricorrere a pubblicità aggressive, soprattutto se così grezze ed irrispettose. Si è trattato di un grido di aiuto per fare discutere del problema del pregiudizio.” Un estremo tentativo di mettere al centro dell’attenzione una questione troppe volte ignorata, tentativo rivelatosi addirittura controproducente e che ha finito per porre AI nell’occhio del ciclone.

Pur comprensibile, però, nemmeno la reazione dell’opinione pubblica si è rivelata particolarmente utile alla causa. Le critiche alla campagna sono state mosse in nome della dignità, ma al contempo la polemica contro AI e le sue scelte comunicative ha tolto attenzione al problema di fondo: i media si sono occupati molto di pubblicità, del confine tra lecito e discriminatorio in questo settore, e molto meno del tema del pregiudizio nei confronti dei disabili. E quando l’indignazione ha perso di attualità, la questione è stata lentamente abbandonata da media e pubblico per passare ad altro: “tutti gridano, all’inizio, ma poi si finisce per accettare la situazione”, conferma Cambrosio. La pubblicità è stata male pensata e si è rivelata di cattivo gusto, ma battersi contro i cartelloni senza che vi sia una generale presa di coscienza del problema significherebbe difendere gli interessi dei disabili soltanto ad un livello superficiale.

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