Intervista a Nicola Pini (PLR)
di L'universo • scritto il 19 ott 2011 • pubblicato in: Intervista
Nicola Pini è candidato al Consiglio nazionale per il partito del Partito liberale radicale (PLR). Già presidente dei Giovani liberali radicali ticinesi, attualmente è presidente distrettuale PLR (distretto di Locarno) e collaboratore di direzione presso il Dipartimento delle Finanze e dell’Economia del Canton Ticino.
Quali sono i punti salienti del suo programma per il Consiglio nazionale?
In primo luogo rafforzare le misure di accompagnamento legate all’accordo di libera circolazione delle persone: gli accordi bilaterali sono necessari – permettono la creazione e il mantenimento di posti di lavoro – ma occorre contrastare gli effetti perversi che si possono manifestare in una regione di frontiera come la nostra. Più concretamente: maggiori controlli, lotta al lavoro nero, rispetto dei contratti normali di lavoro e sanzioni a chi commette degli abusi.
Secondariamente, un potenziamento della formazione e della ricerca: la Svizzera non dispone di materie prime tradizionali, ma di sola materia grigia, la quale deve essere valorizzata e sostenuta. Un’adeguata formazione – che trovi il giusto equilibrio da un lato competenze generali e umanistiche, dall’altro competenze più aderenti alle richieste provenienti dall’economia e dal mondo del lavoro – è la base primaria per garantire un lavoro ai giovani ticinesi: investiamo con intelligenza nell’intelligenza.
Il terzo punto, ma non meno importante, è l’approvvigionamento energetico che deve essere sicuro, a basso costo e sostenibile da un punto di vista ambientale: dobbiamo puntare non solo sullo sviluppo delle energie rinnovabili – in particolare dell’acqua – ma anche sull’aumento dell’efficienza energetica, perché l’energia più pulita è quella che non si consuma.
È possibile educare il cittadino al risparmio energetico?
Certo. lo Stato può intervenire imponendo misure specifiche per perseguire l’efficienza energetica – per esempio per quanto riguarda il riscaldamento degli edifici, la cui conversione degli impianti risulta essere complessa e costosa – ma prima di tutto va sensibilizzato il cittadino: penso che l’informazione sia uno strumento necessario per responsabilizzare le persone di fronte a queste tematiche perché permette a tutti di capire il perché ci si sta muovendo in un certo modo ed i benefici – anche economici – che ne possono derivare. Un grado centigrado in meno in casa e si risparmia il 7% del consumo energetico.
Che ruolo gioca l’università nel territorio?
L’Università della Svizzera italiana dovrebbe fungere da strumento di politica estera cantonale per promuovere un’immagine di qualità del nostro Cantone all’estero (in particolare nel nord Italia) ma soprattutto nel resto della Svizzera, favorendo al contempo l’apertura del campo culturale ticinese, attraverso un’intensificazione della mobilità accademica e della ricerca.
L’USI sta mostrando una buona capacità attrattiva in Italia e all’estero in generale, ma non è abbastanza attrattiva per gli studenti svizzeri, confederati e romandi, la cui presenza è ancora troppo limitata: dovrebbe più quindi potenziare le sue strategie – peraltro già in atto – per farsi conoscere all’interno della Svizzera allo scopo di formare una nuova classe dirigente consapevole delle peculiarità e delle problematiche del Ticino.
Il programma dei Giovani radicali pone molta attenzione al volontariato. Qual è la sua idea in merito
Senz’altro positiva. Personalmente sono sempre stato affascinato dall’idea di istituire una sorta di “Borsa del volontariato”; uno strumento atto a coordinare e incentivare le varie attività di volontariato e che renda possibile accumulare delle prestazioni che verranno poi restituite in caso necessità o in futuro da un altro volontario. È un’idea a lungo termine e ad ampio respiro, ma penso possa funzionare, soprattutto per le persone che oggi hanno 40/50 anni.
Cosa ne pensa della campagna «easy vote»?
L’ho sempre sostenuta e, insieme ad altri giovani candidati, ho cercato di fornire il massimo supporto. Purtroppo le previsioni di voto tra i giovani non sembrano sancirne il successo, ma è ancora presto per dirlo…
Perché tra i giovani c’è avversione alla politica?
Sicuramente un primo fattore che crea distacco fra questi due mondi è la complessità degli argomenti, che richiedono tempo, fatica ed energia per essere approfonditi. Probabilmente si assiste anche ad un fenomeno chiamato dai politologi desincronizzazione, ovvero un allungamento del passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta. Poi penso che tanti giovani non si ritrovino più nelle dinamiche di questa politica, spesso ritenuta supponente e autoreferenziale.
La crisi europea: come renderla un’opportunità?
Prima di pensare alle opportunità dobbiamo contrastarne i rischi: la Svizzera paga il suo successo…
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