La ricerca nel settore della web communication
di Gerardo Bramati • scritto il 20 mag 2009 • pubblicato in: Edizione Online - Ultime, SCIENZE E TECNOLOGIA, UNIVERSITÀ
Tutti lo usano, ma pochi lo conoscono davvero: internet non è soltanto un parco giochi, ma anche uno strumento che, se debitamente sviluppato, può portare a risultati eccellenti in campi come pubblicità ed informazione. Ma cosa significa adottare il web come oggetto di studio? Lo abbiamo chiesto a due ricercatori del nostro ateneo: Lorenzo Cantoni e Marco Faré, rispettivamente direttore e ricercatore presso il laboratorio webatelier.net.
Internet è un mondo mutevole, dove a periodi di tempo decisamente brevi corrispondono spesso cambiamenti radicali. Come si pone un ricercatore davanti ad un universo così instabile?
MF: L’instabilità dell’universo internet si trova sia negli aspetti tecnologici sia in quelli legati alla comunicazione umana. Come ricercatori, al webatelier.net ci concentriamo su questi ultimi, studiando non tanto l’evoluzione delle singole tecnologie o piattaforme, quanto gli usi che se ne fanno. Siti come Twitter, Second Life, Facebook o Youtube sono innovazioni che emergono rapidamente (e spesso, altrettanto rapidamente, scompaiono). Il ruolo della ricerca accademica è quello di contestualizzare queste mode.
Dal 1999 è attivo il laboratorio webatelier.net, diretto dal professor Cantoni e presso cui Faré è ricercatore, che si occupa oggi in particolar modo dell’impiego dei nuovi media nella comunicazione turistica: perché proprio questo settore?
LC: Il settore del turismo è tra quelli che più beneficia della rete. Per sua stessa natura, infatti, il bene turistico viene acquistato prima del momento della sua fruizione, e le tecnologie multimediali permettono di antiucipare l’esperienza turistica meglio di altre modalità comunicative. Gli studi dimostrano che prenotazioni e acquisti online sono in costante crescita, così come i siti che consentono di commentare e condividere le proprie esperienze di viaggio, come per esempio Tripadvisor. Il fermento nel campo della comunicazione turistica online e l’opportunità di svolgere alcuni progetti di ricerca e sviluppo a stretto contatto con gli operatori del settore ci hanno spinti a focalizzare le nostre ricerche in questo ambito.
Parliamo infine del futuro del web, un futuro che si avvicina a una velocità sempre maggiore: quali nuovi elementi rivoluzioneranno la nostra esperienza di fruizione del web, nei prossimi decenni?
MF: È vero che le innovazioni sembrano susseguirsi senza sosta, ma l’esperienza che deriva dalla ricerca sulla comunicazione ci insegna che il tempo di adozione per una nuova tecnologia arriva a coprire un’intera generazione. Tanto ci vorrà perché i nativi digitali, coloro cioè che sono nati trovandosi le tecnologie digitali già pronte, superino gli immigrati digitali, cioè quelli che ricordano di aver vissuto – felicemente – in un mondo senza internet. Internet che, lo ricordiamo, viene usato estensivamente da poco più di un decennio. Per questo è difficile fare previsioni a lungo termine. Possiamo comunque ipotizzare alcune tendenze: la rete uscirà dal pc (lo sta già facendo) permettendoci di essere online attraverso il telefonino o un dispositivo simile, anche se siamo lontani dalla nostra scrivania. Grazie a ciò, nuovi servizi personalizzati in base alla localizzazione spaziale degli utenti (la geolocalizzazione: siamo di nuovo a contatto con il viaggio e il turismo) potranno essere sviluppati. Il loro successo non dipenderà solo dalla validità della tecnologia, ma anche dalla capacità di attrarre utilizzatori e dal modello di business su cui poggiano.
Se la rete degli albori era un mezzo per accedere a fonti di informazioni ufficiali ed attendibili, oggi spopola il cosiddetto User Generated Content – YouTube, Facebook ed i blog sono soltanto alcuni esempi. Quali sono le opportunità che ne derivano nell’ottica della ricerca?
LC: stiamo vivendo un percorso già attraversato altre volte nella storia della comunicazione. Si passa da una fase in cui solo pochi sono capaci di fruire e produrre (pensiamo agli scribi per la scrittura a mano), a una fase in cui pochi producono e molti fruiscono (pensiamo alla stampa, o al cinema e alla televisione), a una fase in cui la anche la capacità di produrre si socializza (pensiamo alla scrittura a mano negli ultimi secoli, o alla fotografia).
Questo processo, ha talora ingenerato errori di prospettiva, come per esmpio quello di pensare che nel medioevo le persone fossero ignoranti perché non sapevano leggere e scrivere: a quei tempi la comunicazione orale – o il linguaggio delle arti visive – veicolavano principalmente la cultura; e una persona che sapeva a mala pena leggere e scrivere poteva senza difficoltà fare carriera e diventare imperatore, come Carlo Magno.
Se all’inizio la rete era per soli specialisti, poi per molti fruitori e pochi produttori di messaggi – dotati, questi ultimi, di idonee competenze tecniche – ora la pubblicazione di contenuti è alla portata di (quasi) ogni navigatore. Non è che, conviene sottolinearlo, ciascun navigatore della rete voglia oggi trasformarsi in un romanziere o in un giornalista di successo, ma la rete è ora vissuta sia come grande biblioteca universale, sia come piazza pubblica, dove andare per incontrare gli amici (vecchi e nuovi, veri o presunti…). È nel dialogo con queste persone che si sviluppano – a una velocità impressionante – i cosiddetti UGC, contenuti generati dagli utenti.
Per avere ulteriori informazioni sulle attività degli intervistati, visitate i blog di Cantoni (newmine.blogspot.com) e Faré (fridaynet.ch).
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