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ZYGMUNT BAUMAN E LA SOCIETÀ LIQUIDO-MODERNA IN VISITA A LUGANO

di Eleonora Biondi • scritto il 21 nov 2011 • pubblicato in: Conferenze, Edizione Online - Ultime

 

 

Di Francesco Bortoluzzi

 

«Immaginiamo di stare scalando un pendio molto ripido. L’unica cosa che sappiamo quando stiamo scalando è che dobbiamo continuare a scalare. Non possiamo fermarci; non possiamo rimanere fermi. C’è un vento molto forte e turbolento e non possiamo piazzare le tende perché la prossima folata di vento le porterebbe via. Dobbiamo continuare a scalare. Ma non abbiamo nessuna idea di cosa ci sia di là dalla montagna.»

Inizia così la relazione di Zygmunt Bauman sul tema della «Modernità tra interregno e incertezza», tenutasi il 15 novembre nell’Auditorium dell’Università della Svizzera italiana a Lugano, un evento in collaborazione tra l’Istituto di Studi Mediterranei dell’USI e la RSI.

L’incontro con l’ottantaseienne filosofo e sociologo polacco docente all’Università di Leeds, nonché uno dei più apprezzati teorici della post modernità e della società «liquido-moderna», ha attirato a tal punto l’interesse del pubblico ticinese che l’Auditorium è stato riempito totalmente, tanto che la relazione è stata dovuta trasmettere anche via video in un’aula vicina. Questo fatto non deve però stupire, vista la fama internazionale di cui gode Bauman e l’attualità e importanza dei temi che hanno caratterizzato i suoi studi.

La bellissima immagine dello scalatore rappresenta perfettamente lo stato di chi vive nella società liquida dei giorni nostri, caratterizzata fondamentalmente da un’incertezza che ci ha fatto perdere sia la guida che la bussola e che non ci consente raggiungere tranquillamente la sommità della montagna. Il periodo dell’incertezza, che è poi anche di emergenza, prende il nome di interregno, termine che fa riferimento momento temporale dove il vecchio è morto (o sta morendo) e il nuovo non è ancora nato.

Infatti, la risposta alle domande «che cosa dobbiamo fare?» e «dove dobbiamo andare?» non trovano più quella sicurezza, ancora presente fino cinquant’anni fa, del «lo sapremo quando lo staremo facendo». Nella seconda parte del secolo passato abbiamo assistito, infatti, ad una progressiva separazione tra politica e potere, un tempo così legate, che si è poi rivelata un vero e proprio divorzio che ha svuotato i centri politici del loro potere.

Chiara evidenza del fatto che la politica decide e il potere non ascolta è la crisi della zona euro, che ci mostra come anche i grandi Stati europei si muovano a tentoni, come fossero al buio in un territorio inesplorato e pericoloso, sperando che i mercati rispondano positivamente – perché, francamente, è lì che oggi risiede il potere.

La sovranità è in mano alle multinazionali, non più al popolo e allo Stato. Infatti, nell’era della globalizzazione le soluzioni necessariamente locali della politica non sono in grado di alterare in modo diretto le tendenze dello spazio dei flussi economici.

In questo clima di liquida incertezza, Bauman individua cinque grandi sfide che l’umanità dovrà essere in grado di affrontare nel futuro prossimo: 1) appianamento della disparità istituzionale per combattere la globalizzazione negativa; 2) trovare risposte efficaci alla migrazione che non siano il chiudere le frontiere; 3) trovare un modo per gestire la “progressiva e continua diaspora”  etnica del mondo; 4) garantire la durabilità del pianeta; 5) frenare il consumismo sfrenato di cui ci siamo resi protagonisti e che ci sta consumando.

Quello con Zygmunt Bauman è stato un incontro interessantissimo ed illuminante per tutti i presenti, dove si è anche capito che, come tutte le grandi domande dell’umanità, le risposte «che cosa dobbiamo fare?» e «dove dobbiamo andare?» non può essere semplice, ma anzi richiedono grandi sacrifici e grande impegno. E nel nostro caso il tempo stringe sempre più mentre siamo attanagliati dall’incertezza.

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Eleonora BiondiStudentessa master in Corporate Communication, USI
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Un commento »

  1. Mi sarei visto questa conferenza molto volentieri. Di Bauman ho letto qualcosa qua e là, articoli e saggi brevi di massima. L´ho sempre trovato di mio gradimento ma per qualche motivo non ho mai approfondito. Certo che in questo caso solleva dei quesiti che definire complessi sarebbe poco. Mi incuriosisce soprattutto sapere se avanza delle ipotesi possibili in risposta, senza per questo pretendere che arrivi come un deus ex machina a fornirci la soluzione. Altrimenti parlare di massimi sistemi lascia un po´ il tempo che trova, secondo il mio parere.

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