Salviamo la lingua italiana!
di Luca Bortone • scritto il 22 mar 2010 • pubblicato in: CULTURA E SOCIETA', Edizione Online - Ultime, Letteratura e dintorniAltroché scioglimento della calotta polare, buco nell’ozono, effetto serra, corsa al riarmo nucleare da parte di alcuni paesi arabi; un’altra tragedia incombe implacabile su tutti noi: la rapida, catastrofica disfatta della lingua italiana.
Di recente, avete per caso fatto un giretto in Facebook (o in Internet in generale)? Roba da mettersi le mani nei capelli, chiudersi in una polverosa e buia soffitta e – coccolando dolcemente una copia della Divina Commedia – invocare il perdono di Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Tasso, Ariosto, Manzoni… Pace all’anima loro! Con tutto quel voltarsi e rivoltarsi avranno ormai consumato le lignee pareti dei loro giacigli eterni.
Sarà anche progresso, ma a me questo idioma da ‘generazione-SMS’ piace poco. Anzi, per nulla. Capisco la necessità di abbreviare i pensieri per stiparli in pochi caratteri e non vedersi costretti a spendere ulteriori dieci centesimi, ma: perché – anzi: xké – uccidere l’Italiano?
Non ne posso più. E tutto un fiorire di K, una moria di H, un genocidio di alcuni tempo verbali (povero congiuntivo, confinato nelle antologie e rinchiuso in grammatiche mai sfogliate. Ma fatelo uscire ogni tanto! Avrà anche lui diritto all’ora d’aria. No?), un allegro coniare assurdi neologismi. Così l’esclamazione: ‘Oggi non mi sento bene perché ho bevuto troppo ieri’ trasmuta in: ‘GG nn mi snto bn, xké o bevuto trp ieri’.
Attenzione particolare merita il congiuntivo (questo sconosciuto!). Sono disposto a sorvolare, sebbene con un notevole prurito alle mani, su strafalcioni commessi parlando. Può succedere scappi – oh guarda: un congiuntivo! Ma ciao carino! – un tempo verbale sghembo; errore indotto dallo stress o dal poco tempo a disposizione per riflettere, ma riguardo la lingua scritta, non esistono attenuanti. Il tempo a disposizione non manca. Si può quindi riflettere e con calma tornare sui propri passi per depennare eventuali inesattezze.
Quasi vengo colto da tachicardia ventricolare, quando mi capita di leggere frasi (si possono comunque chiamare frasi?) del genere: « Se verresti qui, sarebbe stupendo. », « Se avevo tempo, sarei venuto. », eccetera eccetera (N.d.A.: chiunque di voi è abilitato all’uso del defibrillatore, per favore corra qui e mi rianimi. Grazie!). Piuttosto che creare simili castronerie, spedisco due SMS o alzo la cornetta e parlo direttamente con l’interlocutore interessato, che è anche più ‘personale’.
Capitasse solamente in Facebook e simili, non sarebbe tragico. Se gli stessi autori di quegli inviti sgrammaticati che così spesso intasano il wall del mio profilo, nei loro temi scolastici usassero i congiuntivi, evitassero le K e mettessero tutte le H al posto giusto, non sarebbe un problema. Tragico diventa quando m’imbatto in certi allucinanti svarioni anche negli articoli pubblicati da questo o quel giornale online, commessi da sedicenti ‘professionisti della penna’.
Molti si stringono nelle spalle e minimizzano. Io no. Ai miei occhi, questo impoverimento, questo imbastardimento mediante termini stranieri (spesso inglesi, tantoché qualcuno parla di una nuova lingua: “l’Itanglese”), questo omicidio di una delle più belle lingue al mondo, appare come una catastrofe. L’Italiano è la lingua dei sommi Poeti, di immensi artisti della parola; la lingua in cui sono redatte le maggiori opere letterarie a livello mondiale, bella da commuovere. Che diritto abbiamo noi di smembrare, di rovinare o vandalizzare un simile, secolare, patrimonio dell’umanità? Rifletteteci, la prossima volta che userete una K o tralascerete una H…
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Luca Bortone
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Caro Luca,
ti vorrei mettere a conoscenza di una ricerca effettuata da Francesca Brunelli come tesi di laurea per l’Università di Padova (2001-02). Lo scopo della sua ricerca era misurare lo “stato della lingua italiana” proprio all’interno del campo dei lavori universitari, che siano tesi, tesine, lavori o semplici presentazioni.
Purtroppo non sono riuscito a trovare il testo completo della ricerca in internet, ma a riguardo ho trovato due sue tabelle che spiegano molto bene i risultatati riguardanti l”uso del congiuntivo.
Rimando al link: –> http://www.maldura.unipd.it/romanistica/cortelazzo/congiuntivo.html
Ebbene…
Non voglio ora commentare tutta la tabella, ma mi concentro solo sui dati più importanti:
Scritto: 35% di indicativi / 65 % congiuntivi
Parlato: 45% di indicativi / 55% congiuntivi
Dove sono gli “allucinanti svarioni”? Le “castronerie”? mi sembra che un 35 % di “errori” non sia così grave (metto le virgolette perché se si analizzano a fondo questi dati si nota che in realtà la percentuale di errori tout cour sia in realtà molto inferiore).
Se analizziamo poi velocemente i dati del parlato, con un 45% di “errori” (ammessa e concessa la premessa fatta sopra), nemmeno uno su due, non mi sembra proprio che sia questo gran “genocidio”. Oltretutto con tutte le attenuanti che permette la ricerca nell’orale.
La ricerca mette poi molto bene in luce come i problemi della “volgar lingua” siano in realtà tutt’altri. Ma non voglio addentrarmi in questo argomento.
Inoltre occorre, a mio modesto avviso, interpretare questo mutamento come naturale corso degli eventi. I puristi della lingua sono ben consci che da Dante, Petrarca e Boccaccio (odio citarli in sequenza: sembra che senza uno di loro, caschi “la corona” e non contino più nulla) a Machiavelli e soprattuto a Manzoni stesso (ricordiamo a riguardo tutto ciò che ha fatto Manzoni per la nostra lingua italiana) fino ai giorni nostri, una sorta di evoluzione linguistica ci sia stata. Non ci vogliono più di due secondi per accorgersi che “Umana cosa è aver compassione degli afflitti” (Boccaccio; Decameron, Proemio) non verrebbe scritto da nessuna persona in questo modo ai giorni nostri.
Inoltre come ci possiamo capacitare che un tale Andrea Camilleri abbia avuto così tanto successo con dei romanzi scritti in un italiano che non oso nemmeno descrivere (per chi non sappia di cosa sto parlando rimando alla pagina “linguaggio” della homepage di Camilleri –>> http://www.andreacamilleri.net/camilleri/linguaggio.html). Piccola nota: le vendite dei romanzi, sono state maggiori nell’Italia Settentrionale, benché lui fosse siciliano.
Tutto ciò mi serve a dire che…. in fondo non siamo messi così male: e, se si pensiamo bene, è giusto che sia così! Facebook, gli sms, email, gli articoli incriminati, in realtà riflettono solamente il passato, il presente e il futuro dell’italiano; una lingua tanto magnifica quanto mutevole. Una lingua, che ha il suo fascino proprio nella “sregolatezza”: ecco perché le maggiori opere a livello mondiale sono in italiano, ed ecco perché fa commuovere!
Luca Cetti
Non chiamatela più “Italiano” allora, perché, quella linguaccia adoperata in Facebook, ha ben poco di… italiano…
Così come la nostra lingua deriva dal latino, questo nuovo “idioma” deriva dall’italiano, ma – in fondo – di italiano non si tratta (più)!
Poi: la ricerca, che citi con tanto di dati e tabelle, si riferisce a “lavori in campo univeristario”. Universitario, per l’appunto. Ambito bazzicato dai “cervelloni”, dalla fascia più istruita della popolazione; quella stessa fascia che dovrebbe essere in grado di usare correttamente tempi verbali, di piazzare le H al posto giusto e evitare le K.
Inoltre: i dati contenuti nelle tabelle risalgono al 1999 e al 2001-2002… paleolitico, se confrontato ai giorni nostri. Nel 2000 non tutti possedevano un cellulare, pochi spedivano SMS e e-mail, nessuno era iscritto in Facebook.
Ricalcolassero i dati oggi, includedo nella ricerca anche le fasce “meno colte” della popolazione: si otterrebbe un quadro più veritiero (e meno roseo)…
Non dimenticherei le istituzioni preposte. Il livello d’insegnamento delle scuole elementari é deprimente. Non ho tabelle ma molte voci da ambienti diversi, soprattutto genitori che si ritrovano a dover colmare le lacune. Non insegnano quasi più i tempi verbali, perché “l’apprendimento della lingua dev’essere più intuitivo e sperimentale”. Per non parlare del resto delle materie, andrei fuori tema.
È chiaro che la mancanza di un punto fermo come la scuola non fa che rafforzare l’influenza negativa dei vari telefoni cellulari, messenger, eccetera.
Mi dispiace essere la voce fuori da coro, ma non sono molto d’accordo con quanto espresso sopra.
e puntare il dito contro le istituzioni è un po’ come quando, durante una discussione politica o economica, si tira in ballo la globalizzazione. 
In realtà, a mio avviso, stiamo parlando e discutendo di un “non-problema”, o almeno, si sta criminalizzando un andamento del tutto naturale della lingua. L’evoluzione linguistica si può paragonare senza problemi all’evoluzione secondo selezione naturale di Darwin. Nessuno s’è mai scanadalizzato se il T-rexo o il Dodo di turno non è sopravvisuto. Non capisco tutto questo allarmismo se non dovesse “sopravvivere” il congiuntivo o la H di turno. Sarebbe niente di più che “naturale evoluzione linguistica”.
Se pensiamo poi che l’italiano è già “nato criticato” (basta leggere qualche riga del Convivo di Dante per capire come questa lingue fosse già fortemente criticata fin dai suoi primi vagiti). Non possiamo pretendere di mantenere immutata una lingua che ha come maggior pregio il fatto di essere mutevole! Sarebbe un controsenso!
Viene detto sopra “Così come la nostra lingua deriva dal latino, questo nuovo “idioma” deriva dall’italiano, ma – in fondo – di italiano non si tratta (più)”: ma come la mettiamo se consideriamo il fatto che l’italiano cosìddetto standard viene parlato da meno della metà della popolazione di lingua italofona? E nemmeno a Firenze stessa l’italiano è perfetto come si vorrebbe. Allora la lingua che parlano le altre persone che cosa dovrebbe essere? Un altro idioma che proviene dall’italiano?
Mi sembra che si stia facendo un po’ troppa “fanta-linguistica” (passatemi il termine
L’italiano è bello perché è variato! Godiamo di questo pregio!
Luca, nessuno dice che l’italiano non debba e non possa mutare. Lo fa per conto suo, comunque, senza il bisogno di essere demolito da branchi di ragazzini svogliati e decisioni sbagliate.
Scusami ma non porti niente di utile alla discussione, ti limiti a disfare quello che viene detto e fare paragoni senza senso.
Puoi fidarti o meno di quello che dico, ma se ti dico che mi sono arrivate numerose opinioni di genitori, e talvolta insegnanti delle scuole elementari, che hanno commentato in modo negativo gli ultimi programmi di insegnamento, non puoi uscirtene paragonandomi a chi grida alla globalizzazione come male supremo.
Spero tu sia in grado di notare la differenza tra una presa di coscienza di una situazione esistente e il semplice sparlare di politica o economia andando per semplici luoghi comuni e senza cognizione di causa.
Ciao a tutti,
io sono sulla stessa lunghezza d’onda dell’autore dell’articolo. Per fare un esempio, tutti i principali media italiano hanno riportato di come più della metà degli iscritti ai recenti esami nazionali di avvocatura (in Italia) siano stati rimandati a causa di evidenti errori di lingua, più che per carenze nel loro campo di studio. Roba da congiuntivi usati a caso e “habbiamo” con l’acca. Non è per pignoleria, ma se un giorno avrò bisogno di un avvocato, vorrei che non si rivolgesse al giudice dicendo “obiezzione vostro odore”.
Un paio di link a post su blog e articoli sul tema (lo so, non sono fonti molto attendibili, ma per ora non ho trovato altro):
http://www.barimia.info/modules/article/view.article.php?25024
http://stella-ilbeneinnoi.blogspot.com/2010/02/habbiamo-e-correzzione-strafalcioni.html
La gente non sa più parlare e scrivere in italiano. E allora? Dove sta la novità?