Alice nel Paese degli Stupefacenti
di Gerardo Bramati • scritto il 25 apr 2010 • pubblicato in: EVENTI E SPETTACOLI, Edizione Online - Ultime, Speciale CinemaSe Lewis Carroll fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti quando ideò il suo “mondo delle meraviglie”, non lo sapremo mai, ed è bello pensare che le avventure di Alice siano frutto di una fervida immaginazione e di una mente a suo modo geniale, piuttosto che di un’alterazione della coscienza legata all’uso di droghe. Ciò che si sa per certo, invece, è che all’interno dei due romanzi che compongono la saga di Alice, sono numerosi i riferimenti al consumo di droghe, alcuni dei quali macroscopici e fondamentali da un punto di vista narrativo. Di seguito analizziamo, in breve, alcuni piccoli – o grandi – dettagli che dimostrano come l’uso di sostanze stupefacenti sia un tema ricorrente e trasversale a molti dei personaggi principali. Come termine di paragone, sono utilizzate le più recenti rappresentazioni e caratterizzazioni dei personaggi di Carroll, tratte dall’Alice in Wonderland di Tim Burton.
L’LSD, derivata dall’acido lisergico, è una delle sostanze psichedeliche più conosciute al mondo: tra i numerosi effetti provocati dalla sua assunzione – spesso è diluita o assunta con eccipienti di varia natura – si distinguono allucinazioni visive e sensoriali, dilatazione della pupilla, amplificazione di sensazioni piacevoli – grazie allo stimolo dei recettori di serotonina e dopamina – e repentini cambiamenti di stato d’animo. Tutti i sintomi elencati possono essere facilmente riconosciuti nel co-protagonista dell’opera di Burton, ovvero il Cappellaio Matto interpretato da Johnny Depp, che alterna stati di grande euforia ad un latente stato di contemplazione malinconica. Non è un caso che l’abbigliamento stravagante, la capigliatura e numerosi atteggiamenti – ideati da Burton – possano essere ricondotti al movimento musicale del rock psichedelico, che vede le sue origini nell’Inghilterra degli anni ’60: in questo periodo sono particolarmente influenti gruppi quali Procol Harum,The Who, Cream e numerose altre band inglesi che, su vari livelli, incorporano questo stile di vita e musicale. Contemporaneamente, negli Stati Uniti band come Iron Butterfly e Jefferson Airplane proseguono lo sviluppo del genere (ed i secondi, scrivono canzoni che fanno diretto riferimento alla saga, come White Rabbit). Tornando al tema principale: gli elementi raccolti ci portano ad avvalorare la tesi che il Cappellaio Matto consumi allucinogeni analoghi all’LSD, il cui principio attivo era già conosciuto nel 500 a.C.
Un secondo tipo di sostanza stupefacente diffuso è la cocaina, stimolante del sistema nervoso centrale. Tra gli effetti della cocaina sono presenti euforia, stati di forte energia ed attività motoria, ansia e paranoia, aumento di pressione e frequenza cardiaca. Mentre molti personaggi antropomorfi che la protagonista incontra nel corso del suo viaggio hanno un atteggiamento rilassato ed assente, ne è presente uno caratterizzato da un forte stato di ansia ed iperattività: il Coniglio Bianco, Mc Twisp, perennemente ossessionato dal ritardo e che presenta rapidi movimenti degli arti e degli occhi, oltre che respirazione affannosa. Il fatto che il coniglio consumi regolarmente del tè, inoltre, potrebbe rimandare ad una comune modalità di assunzione di questa sostanza, ovvero con l’infusione di foglie della pianta della coca, modalità diffusa soprattutto in Sud America e conosciuta semplicemente come “tè di coca”.
Una terza varietà di droghe particolarmente diffusa è la cosiddetta hashish, derivata dalla resina della pianta di cannabis. Probabilmente legata alla nascita del termine assassino, questa sostanza viene spesso fumata assieme al tabacco, e provoca effetti quali rilassamento, attuazione delle reazioni fisiche, abbassamento della pressione sanguigna, percezione distorta della realtà. Un particolare metodo di assunzione di tabacco misto a hashish o cannabis è il narghilè (o hookah), adottato in gran parte dei paesi arabi. Non risulta quindi collegare al consumo di questa sostanza il Brucaliffo, o Caterpillar, che utilizza proprio un narghilè per fumare sostanze non esplicitamente citate – ma sulle quali possiamo fare ipotesi.
Infine, un elemento ricorrente dal punto di vista ambientale, nei racconti di Carroll, sono i funghi. Alcune varietà di funghi, i cosiddetti funghi allucinogeni, producono effetti stupefacenti anche molto intensi. Gli effetti sono di tipo psichedelico e spesso analoghi a quelli provocati dall’LSD; tra i più comuni si distinguono: allucinazioni visive, ed in particolar modo aumentata percezione di colori e luci, sensazione di “fusione” con l’ambiente circostante, aumentata o alterata percezione della realtà e del proprio corpo, aumento della spiritualità e, da più fonti, si indica una sensazione di “espansione della mente”. In questo caso, il personaggio che meglio si adatta alla descrizione dei sintomi è proprio la protagonista, Alice, che è l’unica, tra gli “umani” a percepire questo mondo fatato e sotterraneo e, quindi, rappresenta probabilmente una persona consumatrice di funghi allucinogeni. Sotto questa luce, assume un significato particolare un consiglio che la stessa Alice riceve dal bruco trattato al paragrafo precedente: la protagonista si lamenta di essere di statura troppo bassa – otto centimetri – rispetto all’ambiente circostante, ed il bruco le suggerisce di mangiare un lato del fungo su cui lui stesso era seduto, e ciò l’avrebbe fatta crescere di statura. Dopo aver ingerito la parte sbagliata del fungo, Alice rimpicciolisce fino a far sbattere il mento sul proprio piede; ingerita la seconda parte, torna a crescere di statura ed esclama “Meno male! Ora posso almeno muovere la testa!”. Dopo numerosi cambiamenti delle proporzioni del corpo che interessano collo, spalle e braccia, Alice troverà il modo di riassumere dimensioni ragionevoli, ma la sensazione che la sequenza lascia al lettore è proprio di alterazione della percezione del proprio corpo. Si potrebbe anche ipotizzare che quella sensazione di “estensione della mente” causata dai funghi allucinogeni, sia qui rappresentata, con una metafora, attraverso la reale estensione e riduzione di parti del corpo. L’estensione mentale, ad ogni modo, è pure presente nella sequenza: la frase sopra citata, infatti, nella versione originale inglese è in realtà “My head’s free at last!”, ovvero “La mia testa è finalmente libera”. Una frase esplicita e che, se le ipotesi qui avanzate sono esatte, non lascia molto all’immaginazione.
Anche la più recente trasposizione cinematografica delle novelle che vedono Alice come protagonista, dunque, conferma i riferimenti dell’autore agli effetti provocati dal consumo di droghe. La rivisitazione estetica di Burton conferma l’ipotesi secondo cui il viaggio attraverso il Paese delle Meraviglie non sia altro che una rivisitazione figurata di un vero e proprio trip.
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