A Christmas Carol: Charles Dickens ri-visto da Zemeckis
di Melissa Diday • scritto il 26 nov 2009 • pubblicato in: Edizione Online - Ultime, Speciale CinemaRobert Zemeckis (regista di Forrest Gump, 1994) propone con la Walt Disney Pictures un film natalizio senza precedenti: A Christmas Carol è la versione moderna dell’omonimo racconto di Charles Dickens del 1843 Canto di Natale, che narra del “viaggio” di redenzione, nella notte di Natale, di un vecchio avaro. Il film, girato in 3D, è stato realizzato con la motion-capture (tecnica già usata da Zemeckis in The Polar Express e Beowulf).
“La storia di Dickens è incredibilmente surreale e, ovviamente, gli adattamenti precedenti erano limitati dagli strumenti del cinema del tempo”, ha spiegato il regista. “La missione era di letteralmente ri-vedere il film in un modo assolutamente nuovo. Mentre lavoravo a Beowulf ho capito che questa maniera di girare può permettere di reintrodurre il pubblico ai grandi classici, in modo moderno. Pensando a questo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la mia storia preferita di tutti i tempi: il Canto di Natale”.
La tecnologia moderna ha permesso alcune finezze delle quali il regista va molto fiero: “Un’altra cosa molto sottile che mi ha entusiasmato è stata l’essere capace di illuminare tutto il film con luce di candela” ha aggiunto Zemeckis. “Non è fantastico? Sappiamo che c’erano solo due forme di luce allora. C’era la luce del sole e la luce delle fiamme, delle candele o del camino. Il mondo appariva così a quel tempo”.
Un altro miracolo dovuto al digitale è il fatto che Jim Carrey recita in questo film addirittura sette ruoli, ossia Ebenezer Scrooge a tutte le età (ragazzino, giovane, adulto e vecchio spilorcio) e i tre spiriti che gli fanno visita nella notte di Natale (Lo spirito del Natale passato, Lo spirito del Natale presente e lo spirito del Natale futuro), ognuno in modo estremamente spettrale e pauroso.
Colin Firth è invece il nipote di Scrooge. A proposito del recitare in motion-capture, davanti a un greenscreen senza nessuna decorazione e nessun altro personaggio, Firth ha detto “È come recitare nella tua camera da letto da bambino”.
La storia di Dickens è già stata raccontata al cinema tantissime volte. Perché farlo di nuovo? “Perché il mio film è il primo che porta il Canto di Dickens sullo schermo come lui l’aveva immaginato 165 anni fa”.
Nelle sale da novembre 2009
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Melissa Diday
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Dietro tecnologia e parole si nasconde un film noioso, ulteriore prova dell’imbarazzante incapacità di Zemeckis di cogliere lo spirito dell’animazione.
Qualcuno di vicino all’autore dovrebbe avere il coraggio di guardarlo dritto negli occhi e imporgli di smetterla di sfruttare lo splendido mezzo cinematografico che é l’animazione per realizzare più facilmente e fedelmente le proprie visioni, senza però rispettare il mezzo, le sue necessità e le aspettative precise che lo spettatore ha. Che torni a concentrarsi sulla realizzazione di nuovi splendidi film con protagonisti in carne e ossa, che tanto in passato hanno saputo emozionarci.