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150 amici per me possono bastare!

di Isabel Indino • scritto il 28 gen 2010 • pubblicato in: Edizione Online - Ultime, SCIENZE E TECNOLOGIA

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Con Facebook gli “amici” si moltiplicano di giorno in giorno, con richieste di amicizia anche da persone sconosciute o solo intraviste. Si segue la politica dell’ “add as a friend”, la quale richiede un minimo sforzo: basta un click ed eccoci impegnati in una nuova relazione virtuale. Ritenuti scarsi quelli che non arrivano alla centinaia e ammirati coloro che invece la superano di netto. Ma, secondo una ricerca dell’antropologo della Oxford University Robin Dunbar, è meglio adottare la filosofia “pochi ma buoni”. Infatti la nostra corteccia cerebrale ha un limite che nemmeno facebook è riuscito a superare: non riusciamo ad avere più di 150 relazioni stabili. Questa cifra è infatti detto “numero di Dunbar”, limite cognitivo (di natura teorica) oltre cui non sarebbe più possibile instaurare delle relazioni stabili. Nonostante la diffusione dei social network, molte ricerche hanno provato che post, inviti e tanto altro vengono indirizzati sempre ad una cerchia ristretta di “amici”, che si conoscono nel mondo reale.
Non è quindi il numero a far la differenza, ma l’importanza della solidità dei rapporti supera anche questa volta i poteri del web.
Provate dunque a “spulciare” la vostra lista di “friends facebookiani” e individuate i vostri best-150!

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Isabel Indino
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3 commenti »

  1. Quanto ha ragione il buon Dunbar!

    Credo che un esercizio utile consista nel creare dei gruppi di amici a seconda dell’intensità della relazione che mi lega ad essi (dai semplici “conoscenti” o “colleghi” ai “best friends”): effettivamente mi sono reso conto che, delle decine e decine di amici che ho, quelli con cui ritengo di avere un’amicizia reale e quotidiana si contano sulle dita di due mani…

  2. Sono d’acordo con le argomentazioni di Gerardo. Più si conoscono le persone con chi si comunica e più ci si puo fidare. Quindi si accetterà anche di trattare temi più confidenziali. La nostra identità viene costriuta e decostruita nei processi interattivi, quindi anche con la comunicazione non verbale anche se alla fine è molto limitata rispetto all’incontro con la persona. Si dice che l’aspetto verbale dl messaggio vale un 30% e che quello non verbale (tono di della voce, postura, espressione, pause, ecc., valga il 70%. Quindi svelare parti di te stessa attraverso la comunicazione virtuale a persone che non conosci non ha molto senso. Di solito nella comunicazione con delle persone la propria stima di sé viene alimentata dalle immagini che gli altri ci rimandano (se le reciproche definizioni di relazione sono riconosciute e rispettate). Con la comunicazione virtuale ci si puì fidare solo dell’aspetto verbale ed è limitato. L’ideale sarebbe di incontrare ogni tanto le persone con cui si chatta.

  3. Relazioni stabili, esattamente cosa vuol significare? Personalmente non riesco proprio a gestirne più di due. È un tetto insormontabile. Con due riesco ad avere una relazione stabile. Per il terzo e per il quarto già faccio fatica a trovare tempo, finisce per essere “un’amicizia a distanza”. Il quinto mi limito a declassarlo a vecchio amico / conoscente, perché mi é proprio impossibile vederlo, o anche solo sentirlo. E quando lo ritrovo alla fermata dell’autobus o in qualche ristorante mi rendo conto che non ci conosciamo più. Questo per me é il limite delle relazioni stabili.

    Direbbe Bilbo Baggins: “Neanche la metà della metà dei miei amici di facebook é mio amico metà di quanto lo siano i miei amici e non meritano il mio affetto più della metà di quanto meritino la metà dei miei amici. Ciononostante add me as a friend.”

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