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Stop alla costruzione dei minareti: questa la decisione del popolo al referendum

di Dario Ansaldi • scritto il 30 nov 2009 • pubblicato in: Primo piano

Stop alla costruzione dei minareti in Svizzera. E’ questo il risultato del referendum che sabato e ieri ha chiamato al voto i cittadini svizzeri, che col 57% dei voti ha decretato questo esito. Il referendum , fortemente voluto dalla destra nazional-conservatrice (Udc populista e Udf cristiana), non comporterà alcun cambiamento alle strutture già esistenti in Svizzera. Sul territorio della Confederazione Elvetica sono presenti circa 200 luoghi di culto dedicati alla preghiera per i musulmani (la maggior parte sono appartamenti adibiti a questo scopo) e solo 4 moschee dispongono di un minareto (uno sarebbe in fase di progettazione a Langhental). Solo Ginevra, Basilea città, Neuchatel e Vaud hanno votato “no” al divieto di costruire nuovi minareti, con una percentuale insufficiente per la vittoria. In Ticino la percentuale dei voti favorevoli ha, invece, raggiunto il 68%. La Svizzera è dunque il primo Stato sul territorio europeo a vietare l’edificazione di minareti sul proprio territorio.

Si ritiene soddisfatto Walter Wobmann, co-presidente del Comitato d’Iniziativa, che dichiara che non si sarebbe mai aspettato questi risultati e afferma che ”questo voto è solo l’inizio alla lotta a certi simboli”. Slaheddine Gasmi, Presidente della Lega Musulmani in Ticino, esprime tutta la sua preoccupazione per il futuro e afferma che “gli svizzeri sono stati beffati che l’iniziativa fosse contro i minareti ma in verità è contro i musulmani”. Secondo Amnesty International “l’iniziativa non è applicabile perchè in contrasto con le convenzioni internazionali firmate dalla Confederazione”. Il partito dei Verdi,  ha annunciato che presenterà ricorso presso la Corte Europa dei diritti umani con sede a Strasburgo.

Ieri sera circa 300 persone hanno manifestato davanti al Palazzo Federale di Berna con minareti di cartone, candele e striscioni che esprimevano tutto il disaccordo col voto popolare.

Lo stop alla costruzione dei minareti in Svizzera ha scatenato il dibattito all’estero, tanto che i Popolari danesi chiedono che anche in Danimarca si vada al voto cosi com’è avvenuto in Confederazione. La Svizzera, che all’estero ha sempre goduto della fama di Paese garante della massima integrazione fra le diverse culture, ha, con questo voto, mostrato un lato inusuale. A cosa sia dovuto non è dato saperlo con certezza.

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Dario Ansaldi
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13 commenti »

  1. Penso sia dovuto alla strumentalizzazione del voto. Non si è votato contro la costruzione di una torretta ma contro il burqua, la lapidazione delle donne ecc.ecc. Si è votato contro l’estremismo islamico, si è votato ascoltando la paura per un’islamizzazione europea. Non voglio star qui a parlare di costituzione e di convivenza interculturale ma solamente far notare come questo rigetto radicalizzerà la comunità musulmana e metterà in difficoltà i difensori musulmani dell’integrazione. Peccato. L’immagine della Svizzera ne è uscita danneggiata….e faccio notare che la comunità musulmana (prevalentemente balcanica) è, nel nostro paese, tutt’altro che aggressiva. I nostri politici, per intenderci, non sanno che dire.

  2. Sono d’accordo con la lettura di Saffia. La gente non ha votato sui minareti ma ha usato questo tema come pretesto per esprimere una paura nei confronti delle comunità islamiche, una paura irrazionale figlia dal pregiudizio ma anche dalla mancanza di comunicazione con le suddette comunità. Secondo me le comunità islamiche moderate che vivono in Svizzera devono imparare a comunicare meglio quelli che sono i propri valori poichè il risultato di questo voto denota chiaramente una paura e un bisogno di conoscere le posizioni e di essere rassicurati su alcuni punti spinosi della religione islamica e il modo in cui gli islamici moderati intendono viverla nel contesto elvetico.
    L’impressione è che purtroppo l’islam moderato non si faccia molto sentire e conoscere alle nostre latitudini. Nessuno ad esempio si pronuncia spesso per condannare atti di terrorismo perpretati in nome di Allah. Le comunità islamiche, anche in Ticino, non prendono posizione apertamente su questioni come la lapidazione, la reciprocità l’apostasia e altri argomenti che fanno paura al popolo elvetico (ed occidentale, in generale) e in questo vuoto informativo prendono facilmente il sopravvento il pregiudizio e la propaganta anti islamica.
    Per stabilire un rapporto di fiducia ed abbattere il pregiudizio, credo che il popolo svizzero abbia bisogno di essere informato nero su bianco sulla posizione dell’islam moderato in merito a questi temi spinosi. Senza rassicurazioni, senza un’opera di promozione di sé stessa nel contesto svizzero è difficile che la comunità islamica possa in futuro giungere a un miglioramento della situazione. Per ottenere una migliore integrazione è necessario prima di tutto capirsi e conoscersi, eliminando la paura e le emozioni irrazionali dal gioco.

  3. Neff, sono d’accordo con te. Finché l’Islam moderato non imparerà ad alzare la voce e farsi sentire più dell’islam radicale (di cui si parla sempre, perché per i mezzi d’informazione è più “attrattivo”), la gente continuerà a fare di tutta l’erba un fascio.
    Il problema di questo genere di votazione sta nel fatto che le persone “medie” cedono alla paura e alle emozioni e votano non seguendo la razionalità, bensì i loro sentimenti. La triste verità è che la maggioranza dei votanti spesso nemmeno s’informa, non scava in profondità, non cerca nuove informazioni, ma si basa (e fida) perlopiù sui messaggi che arrivano dai partiti.
    In questa votazione l’UDC è stata semplicemente “maestra” nel cavalcare la paura che serpeggia fra la gente, creando un manifesto semplice ma che racchiude un messaggio duro, radicale. I votanti hanno preso paura, non si sono informati e al voto hanno seguito le emozioni e non la razionalità…

  4. Secondo me c’è una certa probabilità che la costituzione non possa essere cambiata aggiungendoci questa legge. Ho parlato anche con una amica che studia diritto internazionale, e se qualcuno ricorresse alla corte dei diritti dell’uomo vincerebbe quasi sicuramente (com’è ovvio). Dipende ora da chi ricorrerà e se la Confederazione vorrà rigettare un parere popolare contro “un’opinione” straniera…

  5. Salve a tutti, ho letto con interesse i vostri commenti sulla recente votazione popolare, e volevo dare anch’io il mio modesto parere sulla questione che nelle ultime settimane ha diviso la Svizzera.
    Concordo pienamente con le vostre analisi che ritengo molto precise e calzanti, ma a parer mio le motivazioni che hanno portato gli svizzeri a votare contro la costruzione dei minareti non sono da liquidare semplicemente puntando il dito contro l’islam estremista o le paure da esso derivanti. Il disegno è molto più complesso, innanzitutto il responso della votazione è anche frutto di un malcontento generale del cittadino elvetico nei confronti della politica d’immigrazione e d’asilo adottata dal governo negli ultimi anni. La Svizzera è sempre stato un paese accogliente per gli stranieri, un modello da seguire, un esempio per tutta l’Europa. Da cittadino svizzero sono fiero di questo, sono fiero dell’ospitalità che riusciamo ad offrire ai profughi in caso di guerre (basti pensare al flusso migratorio durante il conflitto nei balcani), sono fiero dell’accoglienza offerta alle persone che decidono di fare della Svizzera la loro dimora. La cosa che mi dà fastidio invece è quando si parla di ignoranza e razzismo non appena si pongono dei “limiti” a questa accoglienza.
    Sarà anche solo un mio punto di vista ma sono convinto che sia necessario preservare una certa identità svizzera (che negli ultimi anni si sta già perdendo, ed anche per questo penso che gli svizzeri abbiano votato “Si”), per evitare di perderne in cultura svizzera, tradizioni, usi e costumi. La cosa che trovo triste, e per certi versi anche un po’ grottesca, è che un commento del genere al giorno d’oggi viene molto spesso additato come razzista quando di razzista non vi è assolutamente niente. Dalla mia esperienza personale ho avuto la fortuna di girare l’Europa e l’America lavorando su una nave da crociera, a bordo della quale vi erano lavoratori provenienti da ottantasette differenti nazionalità da ogni angolo del pianeta. Mi ricordo che Il capitano a riguardo ci diceva sempre scherzando di come le navi da crociera fossero il più grande esempio di perfetta coesistenza multiculturale. Ed era vero, perché sulla nave la differenza culturale viene recepita come un’opportunità, come un arricchimento, non si dà peso alla provenienza della persona ma la si conosce per quello che è veramente, si rispetta e si viene rispettati, e dovendo condividere la propria stanza con un perfetto estraneo questo processo viene sicuramente velocizzato. Ma solo affrontando questa convivenza in maniera positiva, nel rispetto degli spazi altrui, che si può trovare l’equilibrio giusto. E a parer mio questo vale anche per la questione minareti. È ovvio che tutti hanno il legittimo diritto di praticare il proprio credo, di vivere secondo le proprie tradizioni e secondo i propri usi; ma nel momento in cui si vuole porre un “paletto” per difendere la propria identità si deve anche capire che non si tratta di razzismo ma di capire con buon senso che ci sono delle semplici regole di convivenza. Quindi, se il popolo si è espresso in questo modo bisogna accettarlo (mi riferisco alle infelici dichiarazioni del presidente della Lega dei Musulmani in Ticino in seguito all’esito della votazione dove espone la volontà di fondare un partito islamico).
    Anche se certamente sono diverse le motivazioni che hanno portato il 57% degli svizzeri a votare “Si” all’iniziativa, come da voi detto vi è stata sicuramente una percentuale di persone che ha votato in questo modo a seguito di pregiudizi, o perché si sono lasciati trascinare dalle emozioni, altre invece lo hanno fatto con cognizione di causa e soprattutto utilizzando anche del buon senso (la costruzione dei minareti avrebbe portato solo a maggiori atti di violenza ed intolleranza da parte della popolazione ignorante e xenofoba, specialmente a seguito di episodi “gheddafiani” o simili).
    Purtroppo pure tra i nostri politici sono pochi quelli che si sono confrontati direttamente con problematiche di questo tipo ed è anche per questo motivo che si trovano spiazzati in momenti come questi.
    Per concludere volevo aggiungere due parole sulla questione sollevata da Amnesty International; mi sembra assurdo voler invalidare una decisione presa dal popolo. Anzi a mio modo di vedere, dovremmo essere felici che la nostra democrazia, anche se talvolta può portare a decisioni scomode, è una macchina perfettamente funzionante.
    Anche se purtroppo il messaggio succinto che ne vien fuori è che gli svizzeri sono intolleranti…. mah…

  6. Concordo con quanto detto dai precedenti commentatori sulle motivazioni del voto. Bisogna però tenere conto del fatto che l’oggetto in votazione non era né un divieto del velo per le donne islamiche, né un obbligo di integrazione, né qualunque misura atta a “risolvere” il problema islamizzazione.

    Per questo mi sento di dire che la maggioranza del popolo Svizzero ha sbagliato, e questo sia dal punto di vista morale, che dal punto di vista giuridico.

    Cominciamo dal punto di vista giuridico: Il nostro paese ha sottoscritto una serie di accordi internazionali miranti a garantire il rispetto dei diritti umani, di cui fa parte anche la libertà di religione. Ciò non significa affatto che questi diritti non possano essere ristretti: Non sono intangibili. Tuttavia, per limitare questo diritto, ci sono diversi requisiti.
    Uno di questi è la presenza di un interesse pubblico importante. In questo caso, le motivazioni che gli altri commentatori hanno riportato, dimostrano come di interessi legittimi ve ne siano in abbondanza.
    Il problema sorge laddove viene richiesto che la misura che limita un diritto umano sia proporzionale allo scopo: La misura deve essere prima di tutto atta a perseguire l’interesse pubblico in questione.
    Penso che sia chiaro a tutti che il divieto di costruzione di minareti non risolva nessuno dei problemi sopracitati, anzi: rischia di inimicarci ancora di più i paesi musulmani, di far sentire minacciati i cittadini svizzeri di fede musulmana, e di offrire un’opportunità inaudita a gruppi terroristici musulmani di prendere piede nel nostro paese.

    Dal punto di vista morale, mi sembra chiaro che facendo così ci mettiamo sullo stesso livello dei paesi che abbiamo sempre additato per il loro mancato rispetto dei diritti umani, in particolare del diritto alla libertà religiosa, come l’Arabia Saudita, l’Egitto ecc. La Svizzera ha da sempre saputo risolvere in modo elegante i propri problemi legati all’immigrazione (e a questo proposito vorrei ricordare che circa 30 anni fa il “problema” più grosso legato agli stranieri in Svizzera era dato da immigrati italiani. Nessuno oggi si sognerebbe di vedere in questa parte della popolazione, nel frattempo assimilata ed integrata, un pericolo). La mia impressione è che questa misura, oltre a non essere efficace, non è nemmeno “elegante”, e ci causerà numerose difficoltà.

    Un piccolo excursus riguardo all’integrazione: la stessa UDC che cavalca l’onda delle paure xenofobe della popolazione e denuncia la mancata integrazione degli stranieri, intende lanciare un’iniziativa per le famiglie, in cui vuole proibire allo Stato di impicciarsi nell’educazione dei figli. Secondo l’UDC l’educazione dei figli deve essere un affare prettamente familiare.
    Ebbene: vedete anche voi un nesso con l’integrazione degli stranieri? Come si integra una famiglia egiziana se lasciamo esclusivamente ai familiari il compito di educare i propri figli?

  7. Quello di cui non riesco a capacitarmi é la necessità che sembra intrinseca alle masse di questi tempi, la necessità di crearsi un problema dove in effetti non sussiste e soprattutto la necessità di gridare all’intolleranza quando non ve n’é motivo, strumentalizzando e alimentando di fatto il razzismo, nutrendolo con insinuazioni e dubbi.

    Accogliere uno straniero può essere onorevole, caritatevole, portare vantaggi alla persona e di quando in quando allo Stato medesimo. Offrire a questo straniero una vita onesta, senza calpestare i suoi diritti di uomo, é giusto e quanto meno auspicabile.

    Premesso e doveroso; ora non posso che chiedermi in quale modo, esattamente, il divieto di costruire minareti intaccherebbe la libertà di religione dei musulmani in Svizzera?

    Forse un musulmano é impossibilitato a svolgere le proprie preghiere quotidiane in mancanza di un minareto nei dintorni? Certo che no. Forse un musulmano é impossibilitato a credere nel proprio dio in mancanza di un minareto nei dintorni? Certo che no. Forse la mancanza di un minareto nei dintorni renderà la popolazione svizzera d’un tratto schiava di cieche follie religiose avviando un’ondata di persecuzione e massacri? Certo che no.

    Il padrone di casa non é obbligato ad accogliere lo straniero, può scegliere di farlo, come nel suo diritto é preservare l’identità della propria dimora e quindi l’identità di sé e chiunque già vi abiti. Se questi diritti di ospite vengono a mancare, anche solo vacillano, come si ha decisamente l’impressione di questi tempi, allora é chiaro che il problema é ben più radicato e poco ha a che fare con l’altrui rispetto, bensì con il rispetto che fatichiamo a nutrire per noi stessi, per la nostra casa, la nostra storia e tutto ciò che siamo.

    Il problema non é quindi la costruzione dei minareti -personalmente non vedrei il problema ad integrarne nel paesaggio, purché venga rispettata poi la quiete pubblica- ma la spaventosa tendenza a non prendere neanche in considerazione gli interessi di molti Svizzeri, purché -ribadisco, come assolutamente non é in questo caso!- non si scontrino realmente con i diritti fondamentali di qualcuno.

    Una nota fuori tema in risposta a Matthias. Non sono informato nei dettagli sulle idee e le posizioni dell’UDC in tema di istruzione famigliare, ma il concetto generale é passato. Quello che non capisco é in quale modo, esattamente, il fatto che sia un genitore a educare il proprio figlio secondo la propria cultura, diventi poi un problema in materia di integrazione degli stranieri. Un genitore dovrebbe forse auspicarsi che il proprio figlio cresca in disaccordo con i principi e l’identità della propria famiglia, per favorirne l’integrazione? Integrazione, ancora una volta, dev’essere necessariamente legato a perdita della propria identità? O forse il rispetto per il prossimo può essere praticato e richiesto anche in una società in cui ognuno vive il proprio credo e le proprie abitudini? Vogliamo togliere al genitore anche il diritto/dovere di educare il proprio figlio?

  8. Dopo la Svizzera ora tocca alla Francia dimostrare la sua reticenza nei confronti dei musulmani. Eric Besson ministro dell’Immigrazione, dell’Integrazione e dell’Identità nazionale ha lanciato un’ iniziativa sull’identità nazionale. Metà dei francesi aderisce alle idee del ministro, il restante non concorda.

    Oggi, il conflitto tra i paesi occidentali e quelli musulmani è aspro. La Francia è il paese europeo che ospita la comunità musulmana più numerosa. In un articolo del quotidiano “Le monde”, il Presidente francese ha espresso il suo punto di vista, chiedendo ai musulmani di rispettare il patto sociale e civico francese. Il capo dello Stato ribadisce che i cittadini francesi devono sapersi guardare da ogni esibizione e provocazione.
    Nicolas Sarkozy ha mostrato comprensione nell’esito della votazione svizzera contro l’edificazione dei minareti. A favore del dibattito sull’identità nazionale lanciato in Francia, il quotidiano conservatore “Le Figaro” si è schierato facendo notare come sia cambiato il paese negli ultimi trent’anni. Il giornale diffende i musulmani sostenendo che dovrebbero avere dei luoghi di culto, così che debbano anche riconoscere le radici storico-culturali del Paese.

    Giovedì la ministra francese della Giustizia Michèlle Alliot-Marie ha lanciato una proposta di rifiutare la cittadinanza francese agli uomini con la moglie in burqa. Va ricordato che la ministra ha preso parte al dibattito sull’identità nazionale con un testo sostenuto da una cinquantina di parlamentari. Quest’ultimo tratta dell’identità come il desiderio di condividere un destino comune, quindi accettare delle regole comuni. Per garantire l’unità nazionale occorre assicurare un uguale accesso ai servizi pubblici, a quelli sanitari, alla giustizia e alla formazione. Tutte belle parole ma non sempre traducibili in fatti. Ne dimostrano l’esempio il rapporto annuale presentato nelle scorse settimane dall’Osservatorio nazionale delle zone urbane sensibili (le periferie delle grandi città). Dopo cinque anni dagli episodi di violenza riscontrati nelle banlieue di Parigi, la situazione è peggiorata. Molte persone che abitano nei suoi quartieri più malfamati vivono al di sotto della soglia di povertà. La crisi economica odierna causata dalla globalizzazione e dalla ristrutturazione delle imprese colpisce come sempre i più poveri e non certamente chi ne provoca le cause. Le banlieue ospitano molti musulmani ed il rischio di vedere alcuni di loro aderire a movimenti fondamentalisti non va sottovalutato. Speriamo che il dibattito sull’identià nazionale porterà dei miglioramenti in tutta la società francese.

  9. Sento di dover precisare ancora che il minareto non é considerabile luogo di culto. È la moschea il luogo di preghiera, e il referendum non era contro la costruzione delle moschee, quindi non elimina in alcun modo e non blocca in alcun modo il diffondersi dei luoghi di culto musulmani in Svizzera.

    Questo tanto per precisare che il caso francese, dove i sondaggi riguardavano anche la costruzione di moschee, é ben diverso.

  10. Io penso che in Svizzera il popolo sia sovrano e che abbia espresso il suo voto. Punto.
    È inutile criticare, puntare il dito, attaccarsi a scuse per contrastare il voto.

  11. @Samuele Surico e Serena

    Il Popolo è sovrano, e su questo non c’è alcun dubbio, ma come ci insegna il buon spiderman “da un grande potere comportano grandi responsabilità”, per questo non possiamo permetterci di farci abbindolare da facili slogan, come invece è stato il caso in questa votazione.
    Il problema della costruzione dei minareti, in effetti, non esiste e non è mai esistita in Svizzera e se avessimo voluto vietarne la costruzione si sarebbe potuto farlo con una risposta proporzionale al problema. È inutile sparare col bazooka se dobbiamo uccidere una mosca.
    La verità è che agendo in modo sproporzionato ci siamo ficcati da soli nel problema che cercavamo di evitare. Se infatti fino ad oggi la Svizzera era considerata una paese aperto e ospitale aggiungendo alla nostra costituzione un articolo che vieta espressamente ai musulmani di avere un cacchio di “campanile” ci siamo fatti dei nemici stupidamente. Io non ho nulla contro il difendere l’identità del mio popolo, ma francamente non vedo come una torretta possa danneggiarne l’integrità e l’aderenza ai valori nazionali. Trovo molto più lesivo dei nostri valori nazionali aver liberato Hannibal Gheddafi su cauzione quando lui si è permesso di violare le nostre leggi esercitando violenza su altre persone. Credo che sia anche più lesivo della nostra identità l’aver accettato una legge federale che non obbliga tutti i Cantoni ad insegnare tutte le lingue nazionali nelle scuole.
    Quello dei minareti è un problema inesistente e benché sia d’accordo sul fatto che il divieto di costruirne non limiti in effetti una restrizione della libertà religiosa, credo che in un contesto di migrazioni internazionali, dove siamo giornalmente confrontati col diverso, dobbiamo accogliere la sfida per costruire un ambiente che favorisca l’integrazione cercando di mettere in chiaro quelle che devono essere le regole del gioco ma poi aprendosi a riconoscere la diversità degli altri senza averne paura. Piuttosto che togliere i crocifissi dalle scuole dovremmo rimanere fedeli ai nostri simboli culturali permettendo ad altre culture di affiggere i propri simboli accanto ai nostri poiché solo così possiamo crescere insieme facendo sentire tutti “pienamente a casa”. Si, perchè è il caso di dirlo. I musulmani svizzeri sono svizzeri tanto quanto lo siamo noi, anche se sono in minoranza.
    Agire in modo ponderato e rispettoso degli altri è l’unico modo per costruire un ambiente di scambio positivo, che permette di evitare scontri di civiltà e scoraggiare le campagne di disinformazione dell’islam radicale. Creando stupidamente del malcontento all’interno della comunità islamica ci siamo invece guadagnati una cattiva reputazione e un’attenzione nociva da parte dei gruppi islamici estremisti che forse prima manco sapevano della nostra esistenza.
    L’uomo ragno non sarebbe soddisfatto di come abbiamo gestito il nostro potere. :)

  12. @ Samuele: Se io fossi un musulmano credo che la tua risposta mi avrebbe irritato parecchio: Si perché quando si parla di musulmani, mi dispiace dovertelo ricordare, non si tratta affatto di una relazione tra PADRONE DI CASA e OSPITE. Nient’affatto! Come ha giustamente detto Neff, la maggior parte dei 400 mila musulmani residenti in Svizzera è o sarà presto cittadina Svizzera. Di conseguenza queste persone hanno gli stessi identici diritti di tutti gli altri cittadini Svizzeri. Di conseguenza il tuo discorso sul tuo punto di vista se loro devono o no sentirsi intaccati nella propria libertà di religione a mio avviso non tiene affatto. È la persona in questione che deve dire se è o meno intaccata nella sua libertà, non il contrario: (presupponendo che tu sia cristiano) Cosa diresti tu se venissero aboliti i campanili e ti dicessero che tanto pregare in chiesa puoi lo stesso? A me parrebbe una palese violazione della tua libertà religiosa.

    E smettiamola di dire che il popolo ha votato, e che quindi non c’è discussione. Perché il popolo NON ha sempre ragione. Il massacro in Rwanda era supportato dalla maggioranza dei Rwandesi: Questo però non impedisce a nessuno di dire che si è trattato di una gravissima violazione dei diritti fondamentali della minoranza dei Rwandesi. Con ciò non voglio affatto dire che la nostra situazione sia simile. Però il concetto di fondo è che anche una maggioranza deve attenersi alle regole che essa stessa si è posta, sia dandosi una costituzione, sia sottoscrivendo accordi internazionali. A mio parere iniziative che violino i trattati non dovrebbero poter essere portate davanti al popolo.

    Per quanto riguarda l’educazione dei figli, non penso ci sia dubbio alcuno che la scuola giochi un ruolo fondamentale nell’educazione dei bambini. In particolare è uno dei pochi se non l’unico mezzo che abbiamo in Svizzera per garantire che tutti i bambini provenienti da culture anche diversissime tra loro abbiano un “fondamento” comune. Con ciò non voglio dire che va TOLTO il diritto/dovere ai genitori ad educare i loro figli. Mi sembra tuttavia osservabile che molti genitori tendano a trascurare moltissimo questo dovere. Ciò rende ancora più necessaria l’educazione scolastica, e l’insegnamento dei valori fondamentali del nostro Stato a scuola.

  13. Neff, Matthias.

    Il fatto che diventino cittadini svizzeri non cambia in alcun modo le carte in tavola. Diventando cittadini svizzeri sta a loro accettare la Svizzera, prima di tutto; é una loro scelta diventare svizzeri, che valuteranno pondereranno con attenzione, suppongo, per capire se vogliono entrarne a far parte o se non riescono a rispecchiarcisi. Ripeto ancora una volta, integrare uno straniero non significa e non deve significare rinunciare alla propria identità e alla propria volontà.

    Onestamente, volendo dirla proprio tutta, non mi é piaciuto come il problema é stato affrontato. Sono d’accordo con te, Neff, riguardo al bazooka e alla mosca. In effetti, nello specifico il discorso poteva essere affrontato in maniera più delicata, meno roboante. Ma credo che la risposta della cittadinanza svizzera sia un chiaro sintomo di risveglio, di cui non mi spiaccio, devo dirlo. Negli ultimi anni l’integrazione dei musulmani ha portato molte discussioni e spesso a delle eccezioni (che, so questa frase risulterà forte e sgradevole ma bisogna anche avere il coraggio di dirlo, nessun altra popolazione straniera in Svizzera ha mai richiesto), e il popolo non ha mai detto la sua di fatto. Questa votazione ha per me il suono di “Siamo qui, stiamo battendo un colpo, abbiamo le nostre idee e il diritto di decidere sulla nostra nazione”; fintanto che le decisioni prese non danneggiano realmente la libertà di culto, una presa di posizione, sintomo quanto meno di un desiderio di salvaguardia d’identità, non può che farmi piacere.

    È chiaramente un discorso molto delicato e rischia di risultare difficile. Sono tutt’altro che intollerante e la mia ultima volontà é offendere qualcuno (l’irritazione mi preoccupa meno), ma trovo molto più sincero e aperto alla reale e profonda integrazione il mio discorso che non i sorrisi e le genuflessioni di persone che al coro di “non siamo intolleranti, non siamo razzisti” sono disposti ad accettare tutto (quello dei minareti é solo un discorso marginale nell’insieme) senza neanche riflettere su quella che é la loro volontà (che non può essere nulla).

    Questa seconda tipologia di persona, da cui io mi dissocio, prima di tutto non fa il bene né dello stato in cui vive né a sé stessa; ed é proprio quella che più facilmente può svegliarsi un giorno e diventare realmente intollerante, palesando in modo sbagliato e pericoloso le sue paure, private del controllo moderato della ragione che si ha invece intavolando un discorso onesto fin dal principio.

    Riguardo all’esempio dei campanili lo trovo davvero campato in aria. Prima di tutto i campanili avevano lo scopo sociale (non religioso) di scandire il passare del tempo e segnalare l’ora del giorno. Questo unico motivo ne ha resa accettabile la costruzione in passato, motivo che oggi non sussiste. Decidessero di non costruire più i campanili, onestamente non mi toccherebbe minimamente. Anzi, ti dico di più, voterei per impedire ai campanili di suonare in continuazione, disturbando di fatto la quiete pubblica per una festività cattolica o quant’altro. Significa forse che non credo in Dio? Non penso proprio.

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