STORPI DA CORSA
di La maschera • scritto il 2 apr 2010 • pubblicato in: Edizione Online - Ultime, Letteratura e dintorni, SPECIALE
Stavano sempre lì, a fissare le tante o poche persone che camminavano, in su e giù, in avanti e all’indietro, tutte quante verso una sola direzione: il posto di lavoro, tenero e caldo. E ridevano. Ed erano felici, alla faccia di quelle gambe che si muovevano solo per andare li. Tanto valeva non usarle, diceva il primo. E infatti non gli usiamo, sputò il secondo. Ma un giorno, né migliore né peggiore di quelle prima, accadde.
Il testo è tratto da un piccolo aneddoto raccontato da Frate Guglielmo da Baskerville ad Adso nel noto romanzo “Il nome dell rosa”, di Umberto Eco. Mi sembrava piuttosto emblematico.










