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	<title>L&#039;universo</title>
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		<title>Associazione Carlo Cattaneo &#8211;  rapporti tra Svizzera e Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 11:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'universo</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULTURA E SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Online - Ultime]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/28/01/2012/associazione-carlo-cattaneo-rapporti-tra-svizzera-e-italia/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.associazionecattaneo.ch/images/imagehome.gif" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Assocazione Carlo Cattaneo" /></a>Cultura, lingua e civiltà: sono solo alcuni degli aspetti che l'Associazione Carlo Cattaneo propone quest'anno in un ciclo di tre serate sui rapporti tra Svizzera e Italia.
Appuntamento a mercoledì 1., 8 e 15 febbraio 2012, dalle 18.00 alle 20.00, al Palazzo dei Congressi di Lugano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Assocazione Carlo Cattaneo" src="http://www.associazionecattaneo.ch/images/imagehome.gif" alt="" width="540" height="256" /></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Cultura, lingua e civiltà</strong></span>: sono solo alcuni degli aspetti che l&#8217;<strong>Associazione Carlo Cattaneo</strong> propone quest&#8217;anno in un ciclo di tre serate sui <span style="color: #ff0000;"><strong>rapporti tra Svizzera e Italia</strong></span>.</p>
<p><strong>Mercoledì 1. febbraio 2012</strong> si parlerà dell&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>eredità storica, linguistica</strong><strong> e letteraria</strong></span> dall&#8217;antichità preromana e romana, passando per il medioevo fino all&#8217;etä moderna per poi riflettere sui flussi di una comune civiltà letteraria.</p>
<p><strong>Mercoledì 8 febbraio 2012</strong> si parlerà della <strong><span style="color: #ff0000;">musica</span></strong> e del <span style="color: #ff0000;"><strong>teatro</strong></span>, delle <span style="color: #ff0000;"><strong>arti</strong></span> e dell&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>architettura</strong></span>.</p>
<p><strong>Mercoledì 15 febbraio 2012</strong> si parlerà delle <span style="color: #ff0000;"><strong>prospettive in campo culturale.</strong></span></p>
<p>Tutte e tre gli incontri si svolgeranno al <strong>Palazzo dei Congressi di Lugano</strong>, <strong>dalle 18.00 alle 20.00</strong>.</p>
<p><strong>Relatori</strong> delle tre serate saranno:<br />
Simonetta Biaggio-Simona, Paolo Ostinelli, Raffaella Castagnola, Carlo Piccardi, Elena Di Raddo, Mario Botta, Giovanna Masoni-Brenni, Emma Zanella, Christoph Riedweg.</p>
<p>Ulteriori informazioni: <a title="Associazione Carlo Cattaneo" href="http://www.associazionecarlocattaneo.ch" target="_blank">www.associazionecarlocattaneo.ch</a> oppure <a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2012/01/Acc-invito-Corso-Aspetti-dei-rapporti_def.pdf" target="_blank">flyer</a>.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Finestre sul mondo si evolvono &#8211; Editoriale gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 09:14:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/25/01/2012/finestre-sul-mondo-si-evolvono-editoriale-gennaio-2012/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2012/01/screen-capture-5-300x219.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="editoriale gennaio 2012" /></a>In sociologia si blatera sull’ovvia considerazione che la televisione, oggi, sia il più potente canale d’informazione contemporaneo. Secondo questa tesi, internet è un mezzo lato di comunicazione. Vi è però un’altra corrente, a cui aderisce gran parte del mondo informatico e psichiatrico, la quale sostiene che effettivamente, il web, sia sotto ogni aspetto il mezzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2012/01/screen-capture-5.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6636" title="editoriale gennaio 2012" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2012/01/screen-capture-5-300x219.png" alt="" width="300" height="219" /></a></p>
<p>In sociologia si blatera sull’ovvia considerazione che la televisione, oggi, sia il più potente canale d’informazione contemporaneo. Secondo questa tesi, internet è un mezzo lato di comunicazione. Vi è però un’altra corrente, a cui aderisce gran parte del mondo informatico e psichiatrico, la quale sostiene che effettivamente, il web, sia sotto ogni aspetto il mezzo comunicativo più pulito e all’avanguardia.<br />
Grazie all’avvento della banda larga, quella comunicazione che una volta era unidirezionale, oggi diventa bidirezionale, rendendo il fruitore attivo. Sfogliando un’edizione del Times, il lettore ha la possibilità di disporre di tante informazioni, quante un uomo poteva venire a conoscenza durante tutta una vita nel periodo medioevale. Allo stesso modo un utente del web ha la possibilità di fruire velocemente di tante informazioni, quante un lettore del Times potrà leggere in tutta la sua vita. Internet, di fatto, moltiplica qualsiasi esperienza della conoscenza.<br />
Secondo le considerazioni appena fatte verrebbe da concludere che vi è un dominio assoluto della rete come strumento di comunicazione. In realtà non è così, poiché l’avvento del web non ha visto scomparire tv, radio e giornali bensì l’adattarsi e l’evolversi degli stessi alla nuova tecnologia. La «tv on demand» oggi ci permette di scegliere quando e cosa vedere e di utilizzare portali web. La radio ci offre podcast e la possibilità di vedere materiale video. Inoltre vi è da considerare che internet è sì un enorme contenitore d’informazioni, ma la sua attendibilità cala proporzionalmente alla grandezza del contenitore stesso perchè privo di ogni tipo di filtro. Non per ultimo vi è il rischio che vi sia un’omogeneizzazione dell’intelligenza collettiva, rendendo il sapere qualcosa di standardizzato e la conoscenza qualcosa di superficiale, perché troppo facile da interpellare.<br />
Insomma dire quale sia oggi il migliore modo per informarsi e quale sia il mezzo con la migliore capacità comunicativa non è facile. Noi però vi forniremo degli spunti su cui riflettere.</p>
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		<title>I due volti del gioco d&#8217;azzardo &#8211; Editoriale dicembre 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 13:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Bortone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/04/01/2012/i-due-volti-del-gioco-dazzardo-editoriale-dicembre-2012/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2012/01/screen-capture-300x187.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Franco" title="Editoriale dic 2011" /></a>È un mondo dai due volti quello dei Casinò, attorno al quale gravita la maggior parte delle attività correlate al gioco d’azzardo. Il primo è sfavillante, abbellito da mille luci ammiccanti: una bolla sospesa nello spazio e nel tempo, dove non trovano posto né orologi né finestre e il ritmo delle nottate viene scandito dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2012/01/screen-capture.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6624" title="Editoriale dic 2011" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2012/01/screen-capture-300x187.png" alt="Franco" width="300" height="187" /></a></pre>
<p>È un mondo dai due volti quello dei Casinò, attorno al quale gravita la maggior parte delle attività correlate al gioco d’azzardo. Il primo è sfavillante, abbellito da mille luci ammiccanti: una bolla sospesa nello spazio e nel tempo, dove non trovano posto né orologi né finestre e il ritmo delle nottate viene scandito dal chiacchiericcio elettronico delle slot machine, dal tintinnio delle monete e dallo sbatacchiare nervoso delle fiches sui panni verdi. Il secondo è losco, sordido e malsano, in cui malviventi in doppiopetto si contendono i guadagni multimilionari dei racket e i giocatori compulsivi si rovinano, grattando il fondo consunto delle tasche alla disperata ricerca di un altro, ultimo, quattrino da puntare.</p>
<p>Nella sua moderna veste digitale, il gioco d’azzardo è riuscito ad ammaliare unaclientela sempre più giovane, nella quale, talvolta, s’intrufolano anche i minorenni. Stando comodamente seduti sul divano, si possono scommettere soldi veri in un ambiente virtuale incontrollato, che – quasi beffardo – ci ricorda di “giocare responsabilmente”, di usare il raziocinio in situazioni molto spesso dominate da emozioni forti, in cui le pulsazioni galoppano e il sottile brivido della vittoria soverchia il dolore quasi certo della perdita pecuniaria.</p>
<p>La variante Texas Hold’em del poker rispecchia in maniera molto chiara questo recente trend.<br />
Sempre più numerosi sono i tornei organizzati da locali e Casinò – fra cui quello di Lugano, dove va regolarmente in scena la University Poker Championship: una competizione molto gettonata, riservata ai soli studenti universitari – e sono sufficienti pochi click in rete per rendersi conto di quante nuove poker room digitali siano nate sull’onda corta di questo fragoroso boom.</p>
<p>Vi invitiamo ad allacciare le cinture e a seguirci nell’esplorazione dei sotterranei del gioco d’azzardo, a scoprire il funzionamento di un casinò virtuale, le difficoltà legate al marketing in un settore duramente regolamentato, ma anche le patologie di una passione che spesso diventa compulsiva.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Complementi-Sondaggio: Cosa pensano gli studenti dell&#8217;USI del gioco d&#8217;azzardo?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 19:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Solida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizione Online - Ultime]]></category>
		<category><![CDATA[complementi]]></category>
		<category><![CDATA[mattia solida]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/12/12/2011/sondaggio-la-mania-del-gioco-complementi/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/giocatrici-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="giocatrici" /></a>&#160; &#160; Abbiamo chiesto agli studenti dell&#8217;Università della Svizzera Italiana di rispondere ad un sondaggio sul proprio rapporto con il gioco d&#8217;azzardo. Su un campione di 100 studenti, hanno dato la propria opinione il 63% di uomini e il 37% di donne frequentanti il bachelor e il master. L&#8217;80% degli intervistati aveva un età compresa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/giocatrici.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6610" title="giocatrici" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/giocatrici.jpg" alt="" width="300" height="400" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo chiesto agli studenti dell&#8217;Università della Svizzera Italiana di rispondere ad un sondaggio sul proprio rapporto con il gioco d&#8217;azzardo. Su un campione di 100 studenti, hanno dato la propria opinione il 63% di uomini e il 37% di donne frequentanti il bachelor e il master.</p>
<p>L&#8217;80% degli intervistati aveva un età compresa tra i 19 e 24 anni, il 16% tra i 24 e i 30, e il 4 % più di 30 anni.</p>
<p>Dall&#8217;analisi delle risposte risulta dominante un&#8217;idea negativa del gioco d&#8217;azzardo, nonostante il 48% degli intervistati si sia dichiarato favorevole.</p>
<p>In particolare il 32% degli studenti pensa al gioco d&#8217;azzardo come ad un grave “vizio” al pari della droga, e il 4% vorrebbe renderlo punibile. Contrariamente c&#8217;è chi giura che sia un modo per socializzare e guadagnare, o chi lo considera un hobby spassoso.</p>
<p>I giochi preferiti dagli studenti sono in ordine decrescente: il gratta e vinci (61%), il lotto (49%), le lotterie (40%), la roulette (33%), le slot machines (32%), il poker (29%), il superenalotto (29%), e il blackjack (23%). Il 16% degli intervistati ha dichiarato però di non aver mai tentato la fortuna con nessuno di questi e di altri giochi.</p>
<p>Poco più della metà degli intervistati afferma di sfidare la dea bendata solo in occasioni particolari; il 12% è un giocatore abituale, l&#8217;11% ha azzardato una sola volta nella vita mentre il 24% preferisce non rischiare.</p>
<p>Nonostante i passi da gigante della tecnologia, solo il 5% punta al gioco online: i luoghi prediletti sono l&#8217;università durante le pause, il lavoro e il computer di casa.</p>
<p>Alla domanda: “secondo la tua esperienza, il gioco vale la candela?” il 75% ha risposto di no, il 25% invece è convinto del contrario.</p>
<p>
<a href='http://www.luniverso.com/12/12/2011/sondaggio-la-mania-del-gioco-complementi/giocatrici/' title='giocatrici'><img width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/giocatrici-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="giocatrici" title="giocatrici" /></a>
<a href='http://www.luniverso.com/12/12/2011/sondaggio-la-mania-del-gioco-complementi/graph-1/' title='graph (1)'><img width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/graph-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="graph (1)" title="graph (1)" /></a>
<a href='http://www.luniverso.com/12/12/2011/sondaggio-la-mania-del-gioco-complementi/graph-2/' title='graph (2)'><img width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/graph-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="graph (2)" title="graph (2)" /></a>
<a href='http://www.luniverso.com/12/12/2011/sondaggio-la-mania-del-gioco-complementi/graph-1-2/' title='graph-1'><img width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/graph-11-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="graph-1" title="graph-1" /></a>
<a href='http://www.luniverso.com/12/12/2011/sondaggio-la-mania-del-gioco-complementi/graph-2-2/' title='graph-2'><img width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/graph-21-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="graph-2" title="graph-2" /></a>
<a href='http://www.luniverso.com/12/12/2011/sondaggio-la-mania-del-gioco-complementi/graph-3/' title='graph-3'><img width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/graph-3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="graph-3" title="graph-3" /></a>
<a href='http://www.luniverso.com/12/12/2011/sondaggio-la-mania-del-gioco-complementi/graph-4/' title='graph-4'><img width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/graph-4-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="graph-4" title="graph-4" /></a>
<a href='http://www.luniverso.com/12/12/2011/sondaggio-la-mania-del-gioco-complementi/graph-5/' title='graph-5'><img width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/graph-5-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="graph-5" title="graph-5" /></a>
<a href='http://www.luniverso.com/12/12/2011/sondaggio-la-mania-del-gioco-complementi/graph-6/' title='graph-6'><img width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/graph-6-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="graph-6" title="graph-6" /></a>
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		<title>Vincitore Club del Libro: Chiedi alla Polvere</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 20:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Biondi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Club del libro]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Online - Ultime]]></category>
		<category><![CDATA[chiedi alla polvere]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Bergonzi]]></category>
		<category><![CDATA[vincitore Club del libro]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: medium;">John Fante &#8211; Chiedi alla polvere (1939)</span></div>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6575" title="chiedi alla" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/chiedi-alla.jpg" alt="" width="176" height="256" /></p>
<div>A cura di Giacomo Bergonzi</div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color: #585858; font-family: 'Lucida Grande', Lucida, Verdana, sans-serif;">La storia di Arturo Bandini, scrittore, alter ego di John Fante. </span></div>
<div><span style="color: #585858; font-family: 'Lucida Grande', Lucida, Verdana, sans-serif;">Il libro, un viaggio attraverso la complessità dell&#8217;anima del protagonista, racconta le avventure quotidiane di un ragazzo italoamericano che sogna di diventare uno scrittore famoso, di sbarcare il lunario con i suoi scritti e i suoi romanzi. La complessità dell&#8217;esistenza umana, le difficoltà che scaturiscono dal maldestro tentativo di conciliare, all&#8217;interno dello stesso corpo, tre anime diverse, rappresentano il filo conduttore di una storia entusiasmante, che colpisce per la semplicità degli avvenimenti e al contempo per la complessità dei sentimenti.</span></div>
<div><span style="color: #585858; font-family: 'Lucida Grande', Lucida, Verdana, sans-serif;">Tre anime, tre distinti modi di pensare, di affrontare le situazione e di vedere la vita. Arturo Bandini, sognatore &#8211; scrittore di successo; Arturo Bandini, uomo timorato e cattolico fervente; Arturo Bandini, l&#8217;Americano, convinto della propria superiorità. Tre anime accompagnano il lettore attraverso il vortice di emozioni della vita del protagonista, spostando gradualmente l&#8217;attenzione dall&#8217;amore per la scrittura all&#8217;amore morboso per Camilla Lopez, cameriera del Columbia Buffet. </span></div>
<div><span style="color: #585858; font-family: 'Lucida Grande', Lucida, Verdana, sans-serif;">Camilla, Americana di chiare origini Messicane, amante della semplicità e innamorata, non di Arturo, ma di un altro uomo, finisce inesorabilmente per scontrarsi con la complessità dell&#8217;anima dello scrittore, che a sua volta ama e detesta la semplicità, le umili origini e l&#8217;irriverenza di Camilla.</span></div>
<div><span style="color: #585858; font-family: 'Lucida Grande', Lucida, Verdana, sans-serif;">Nel mezzo, uno spaccato d</span><span class="Apple-style-span" style="color: #585858; font-family: 'Lucida Grande', Lucida, Verdana, sans-serif;">ella cultura Americana dei primi decenni del secolo passato, fatta di possibilità, di speranza e di sogni ma allo stesso tempo superficiale, arida e polverosa.</span></div>
<div><span style="color: #585858; font-family: 'Lucida Grande', Lucida, Verdana, sans-serif;">John Fante, precursore dei più dannati scrittori della Beat Generation, colpisce per la capacità di narrare situazioni di vita quotidiana, nella loro complessità e durezza, senza mai perdere l&#8217;attenzione del lettore, quasi ipnotizzato da tanta irriverente semplicità.  </span></div>
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<div>di Giacomo Bergonzi</div>
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		<title>RECENSIONE: Andrea Vitali – Pianoforte vendesi</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 19:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Biondi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[camilla delpero]]></category>
		<category><![CDATA[club del libre]]></category>
		<category><![CDATA[pianoforte vendesi]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/11/12/2011/6569/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/pianoforte-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="pianoforte" /></a>&#160; &#160;   Una storia ambientata nel piccolo incantato paesino di Bellano, in cui il protagonista arrivato per caso in occasione della festa dell’epifania, spera di guadagnare qualcosa mediante qualche scippo, il tempo rovina la festa all’aperto alla quale non si sarebbe presentato nessuno, rovinando tutti i suoi progetti. Allora inizia a girare per le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/pianoforte.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6570" title="pianoforte" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/12/pianoforte.jpg" alt="" width="240" height="384" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;"> </span></em></strong></p>
<p>Una storia ambientata nel piccolo incantato paesino di Bellano, in cui il protagonista arrivato per caso in occasione della festa dell’epifania, spera di guadagnare qualcosa mediante qualche scippo, il tempo rovina la festa all’aperto alla quale non si sarebbe presentato nessuno, rovinando tutti i suoi progetti. Allora inizia a girare per le vie di pietra strette tipiche delle cittadelle storiche, durante la passeggiata quasi per caso coglie la sua attenzione un cartello su un  portone con  la scritta” Pianoforte vedesi” , gli era stato sempre detto che aveva le mani da pianista e l’avrebbe potuto suonare bene,  incuriosito entra nella casa deserta impolverata, ma non è disabitata come si pensava incontra una signora anziana, quasi amalgamata al ambiente della casa, una signora particolare, dall’aspetto rassicurante, poetico.</p>
<p>I due iniziano a suonare e vengono avvolti dal dolce suono della musica, la stessa anziana signora sembra rinsegnare al giovane scapestrato, privo di valori, personaggio scapestrato, solo, privo di prospettive, la bellezza della vita con il suono della musica, mediante la complicità che si crea tra i due, ma la vera particolarità e sorpresa si scoprirà nelle ultime pagine del libro.</p>
<p>Un libro particolare non tanto per la storia dal finale particolare e inaspettato, ma per la poeticità delle immagini evocate, delle frasi inserite, immerse in uno scenario da favola.</p>
<p>A metà strada tra il fantastico e il reale è una storia che ti fa sorridere ma nello stesso tempo ti trasporta nel mondo della fantasia, che dopo aver letto l’ultima pagina ti fa nascere un sorriso di stupore.</p>
<p>Un libro di poche pagine ma intenso, molto scorrevole, leggibile in poche ore, giusto per prendere un respiro tra un impegno e l’altro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Camilla Delpero</p>
<p>Master of arts in lingua, letteratura e civiltà italiana<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Complementi dal cartaceo: VENITE A SCOPRIRE UN MONDO NUOVO</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 08:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Biondi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizione Online - Ultime]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza di volontariato in Congo]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza di volontariato in Kenya]]></category>
		<category><![CDATA[Fabiana Ruggiero]]></category>
		<category><![CDATA[Mattia Soldida]]></category>
		<category><![CDATA[Universo novembre]]></category>
		<category><![CDATA[Veronica Gerosa]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/21/11/2011/6551/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/fabiana-congo2.jpeg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="fabiana - congo" /></a>&#160; Di Mattia Solida Veronica Gerosa e Fabiana Ruggiero. Veronica studia Scienze della comunicazione all&#8217;Usi, Fabiana psicologia clinica ad Urbino. Veronica è bionda, Fabiana è castana. Cosa le accomuna? Entrambe hanno lasciato un pezzo del loro cuore nel continente nero, entrambe hanno avuto il coraggio e la volontà, tra un libro e un esame di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Di<strong> Mattia Solida</strong></p>
<p><strong></strong><em>Veronica Gerosa e Fabiana Ruggiero. Veronica studia Scienze della comunicazione all&#8217;Usi, Fabiana psicologia clinica ad Urbino. Veronica è bionda, Fabiana è castana. Cosa le accomuna? Entrambe hanno lasciato un pezzo del loro cuore nel continente nero, entrambe hanno avuto il coraggio e la volontà, tra un libro e un esame di mettersi in gioco e soprattutto al servizio di chi ha più bisogno.</em></p>
<p><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/fabiana-congo2.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6552" title="fabiana - congo" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/fabiana-congo2.jpeg" alt="" width="540" height="720" /></a></p>
<p><strong>In quale regione dell&#8217;Africa si è svolta la tua esperienza di volontariato?</strong></p>
<p>Fabiana: Sono stata nella Repubblica democratica del Congo, a nord, ai confini con l&#8217;Uganda in un piccolo villaggio chiamato Ariwara. Ho trascorso quasi un mese in Africa. Il nostro lavoro si è svolto in un ospedale in piedi da 10 anni, ma che non ha mai subìto lavori di manutenzione. Il nostro compito era quello di ripulire e tinteggiare i vari padiglioni, principalmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Sono stata via 40 giorni in Kenya, in un villaggio che ospitava circa 25 bambini dai due ai 16 anni. Il nostro lavoro consisteva nel portare a termine dei lavori manuali e di cura del  villaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Solitamente i periodi di vacanza per gli studenti sono inviolabili. Perché hai deciso di investire il tuo tempo libero nel volontariato in un altro continente? </strong></p>
<p>Fabiana: Al di là della mia inclinazione per il volontariato, ho deciso di partire per capire quali fossero i miei limiti, per mettermi alla prova perché stufa di vivere in una società piena di stereotipi e pregiudizi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: L&#8217;ho fatto perché era il mio sogno, e perché stavo vivendo un momento difficile. Penso siano esperienze da vivere in momenti particolari della propria vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come hai conosciuto l&#8217;associazione? Quali sono gli step da percorrere fino alla partenza effettiva?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabiana: L&#8217;associazione è di ordine religioso per cui è molto importante seguire un iter spirituale prima della partenza, che nella pratica si traduce in diversi incontri formativi durante i quali vengono fornite informazioni specifiche sulla destinazione (informazioni politiche, climatiche, economiche etc.) e sul gruppo di lavoro. Oltre ovviamente alle consuete vaccinazioni. Ho conosciuto l&#8217;associazione tramite un&#8217;altra volontaria della mia città, successivamente attraverso internet ho stabilito i primi contatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Inizialmente pensavo bisognasse fare un briefing, o delle sedute dallo psicologo. In realtà non ho fatto niente di tutto ciò. Ho conosciuto l&#8217;associazione grazie ad una mia amica che l&#8217;aveva già fatto. I miei genitori mi hanno accompagnata al colloquio, sono risultata idonea e sono partita. Penso sia necessaria una preparazione per un&#8217;esperienza simile. Qualcuno deve dire ai volontari a cosa stanno  andando incontro. Sono successi episodi che mi hanno sconvolta e che probabilmente, se fossi stata preparata, avrei vissuto in maniera diversa.</p>
<p><strong>Come si svolge la giornata tipo di un volontario</strong>?</p>
<p>Fabiana: Alloggiavamo in una scuola retta dalle suore composta da quattro aule, di cui due adibite a stanze da letto, una cucina/sala da pranzo e uno stabile esterno utilizzato come &#8220;bagno&#8221;. La sveglia suonava alle 7:30, seguivano la Sacra Messa, la colazione, toilette (era un foro nel pavimento in un piccolo stabile utilizzato per i bisogni fisiologici e per la doccia, che veniva fatta con l&#8217;ausilio di un secchiello e un bicchiere di plastica in modo da potersi insaponare e poi versarsi l&#8217;acqua grazie al bicchiere). Lavoro in ospedale fino alle 13.00. Pausa pranzo. Alle 15,30 lavoro fino alle 18.00, ora in cui calavano le tenebre. Alle 18 toilette grazie all&#8217;acqua piovana fresca e quella messa a riscaldare sui carboni dalle donne del villaggio. Alle 19,30 cena. Dalle 20,30 in poi vita di gruppo e riposo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: La giornata dei volontari iniziava alle 8 del mattino, bisognava prendere il pulmino che portava al villaggio in cui venivano svolte diverse attività, come sistemare cavi elettrici e verniciare i cancelli. Pausa pranzo, e poi di nuovo a lavoro fino alle 20. Invece la mia giornata tipo, e quella di una ragazza conosciuta lì, era diversa: ci svegliavamo più tardi, andavamo a piedi al villaggio (circa tre ore di cammino), conoscevamo la gente del posto, passavamo dalle classi a distribuire le caramelle e portavamo alcuni bambini a dipingere insieme a noi. Alla fine della giornata andavamo a vedere l&#8217;abbeveraggio degli elefanti, mangiavamo e ci stendevamo a vedere il cielo stellato. Due ore al giorno andavamo a trovare i bambini ammalati di AIDS nel villaggio accanto. Lì si interagiva molto di più con i bimbi: si dormiva insieme a loro, si faceva da housemother. Io lo facevo da esterna. C&#8217;erano bambini proprio piccoli, anche di pochi giorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Avevi un incarico preciso all&#8217;interno dell&#8217;associazione? Ti erano concesse giornate libere?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabiana: Non avevo particolari mansioni. Abbiamo lavorato sinergicamente, in gruppo. È chiaro che i tre volontari uomini hanno svolto dei lavori più impegnativi, ma fondamentalmente eravamo tutti alla pari. Nessuno aveva mai imbiancato prima di allora. Abbiamo avuto due giornate libere a ferragosto e la domenica era di pausa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Ero addetta al censimento, ma svolgevo anche altri compiti all&#8217;interno del villaggio. Nei week end eravamo liberi, andavamo con i bambini ad una messa ballata di due ore e andavamo a fare i safari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le spese di viaggio, vitto e alloggio erano a carico dell&#8217;associazione o dei volontari? </strong></p>
<p>Fabiana: Ho partecipato al progetto di una missione a breve termine per cui sapevo, come nella maggior parte dei casi, che le spese di viaggio e vitto erano a mio carico. La vita lì costa davvero poco e l&#8217;alloggio era garantito dall&#8217;associazione. Diverso è il caso per il volontariato di lunghi periodi (1 anno o più).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Il volontariato se lo deve poter permettere chiunque. Bisognerebbe pagare solo le spese di viaggio, ed invece non è così. Dovevo dare una somma settimanalmente, più tutte le spese extra, come la benzina per i furgoncini. Sono tanto contenta invece dei  soldi che ho speso per i bambini. Ho comprato un paio di scarpe ad ognuno di loro. Ho lasciato tutto ai miei bambini. Sono tornata con la valigia vuota. È stata la “vacanza” più costosa della mia vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Com&#8217;era composto il gruppo dei volontari?</strong></p>
<p>Fabiana:  Eravamo 11 volontari di cui 3 fissi. Il numero varia a seconda dei periodi e delle richieste. Nella mia missione eravamo in maggioranza donne, mentre gli altri gruppi erano misti. C&#8217;erano due fasce d&#8217;età: dai 21 ai 23 anni e dai 30 in su.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Eravamo 15 volontari. Il numero però varia, in estate si arriva anche a sessanta volontari. Nel mio gruppo c&#8217;erano più uomini che donne. La maggior parte erano sposati ed io ero la più piccola e sono rimasta più tempo rispetto agli altri.</p>
<p><strong>Per questo tipo di esperienza, la lingua è da molti considerata un fattore limitante. In che lingua comunicavate con la gente del posto? </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabiana: Comunicavamo in francese. Un francese molto arrangiato, non so dire ancora oggi come siamo riusciti a capire e a farci capire. Anche questo è un miracolo dell&#8217;Africa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Si parlava lo Swahili, ma comunicavamo in inglese. Prima della partenza ci era stato consegnato un foglio con delle espressioni base da imparare, più che altro per l&#8217;inizio, per farci accettare dagli abitanti del posto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa ti sei pentita di aver o non aver fatto e di cosa invece sei particolarmente orgogliosa. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabiana: Non mi sono pentita di nulla. Se trovassi una nave cargo partirei anche ora. Sono orgogliosa di aver provato ogni emozione sia positiva che negativa. Ho pianto di gioia e per il terrore. Inizialmente penso di aver provato quello che molti stranieri sperimentano nelle nostre città: la diversità. Non è stato per niente facile: avevo costruito un muro tra me e loro. Quello che il popolo africano ti regala è un dono. Un dono gratuito, al contrario delle nostre aspettative occidentali. Non si fa niente in cambio di qualcosa. L&#8217;Africa ti dà un&#8217;altra possibilità, un&#8217;altra vita e ti fa sviluppare la capacità di riflettere. Ti regala sorrisi e dignità attraverso gli uomini, le donne e i bambini, che portano sul viso i segni della mancanza di cibo e di cure.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Le difficoltà sono state. C&#8217;è solo una cosa che non mi sono sentita di fare: non sono riuscita ad andare a salutare i bambini malati di AIDS prima della partenza.  La prima volta da loro ero terrorizzata: ero impietrita sulla porta d&#8217;ingresso perché temevo il contagio; poi due bambine mi sono corse in braccio. Sarebbe stato troppo doloroso per loro il saluto: si erano affezionate in maniera morbosa.</p>
<p>Una cosa di cui invece vado fiera è l&#8217;essere riuscita ad affrontare tutte le difficoltà e di aver fatto sempre di testa mia, andando a volte anche contro le regole: non avrò contribuito manualmente come gli altri, ma sono sicura di aver dato molto ai bambini. Il loro sorriso era la cosa più importante. Una delle esperienze più emozionanti, che mi ha dato delle grandi soddisfazioni è stata quella con la clinica mobile: siamo andati nella savana per quattro giorni a visitare i Masai. Loro facevano sei giorni di cammino per farsi medicare, e non era neppure sicuro che venissero visitati. Io facevo l&#8217;aiuto dentista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Qual è il ricordo che ti sta più a cuore? </strong></p>
<p>Fabiana: Un pomeriggio eravamo al lavoro, e come al solito tutti i bimbi degenti erano intorno a noi ad osservarci. Non ho mai sentito un bambino lamentarsi. Quel giorno si. Un bambino piangeva e affacciandomi nella stanza (sono uniche camerate divise solo per sesso e reparto) l&#8217;ho visto supino sul suo letto con una ustione di terzo grado che copriva interamente la parte posteriore delle gambe. Alla mia vista ha smesso di piangere, e aiutato da un infermiere ha preso le sue stampelle (rami di alberi più massicci) e si è trascinato fuori con gli altri bambini per osservare noi e sorridere insieme. Non dimenticherò mai il suo sorriso. Porto nel cuore questi momenti, i bambini e la fatica delle donne, figura fondamentale nella famiglia africana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Il momento che mi è rimasto più nel cuore è stato il saluto, quando i bambini mi hanno consegnato le lettere che avevano scritto per me, e mentre rincorrevano il nostro camioncino al momento della nostra partenza. E poi il mio bambino Kelvin, quello a cui mi sono più affezionata. Ogni giorno mi faceva un braccialetto. Tempo fa l&#8217;ho sentito telefonicamente e abbiamo passato tutto il tempo a piangere: non siamo riusciti a dirci niente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pensi sia un&#8217;esperienza adatta a chiunque?</strong></p>
<p>Fabiana: Credo che tutti dovrebbero accorgersi di ciò che gira insieme a noi. L&#8217;Africa ha sempre qualcosa da donarti. Viverci però non so se sia per tutti.  Credo di essere stata fortunata ad aver assaporato un po&#8217; d&#8217;Africa, la consiglio vivamente a chiunque abbia voglia di svegliarsi, aprire gli occhi e scoprire un altro mondo, forse migliore del nostro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Tutti dovrebbero farlo almeno una volta nella vita: si sensibilizzerebbero. Ma non penso sia possibile. Bisogna essere consapevoli che non è un gioco, non è una vacanza:  bisogna essere pronti a tutto. È necessario avere un certo comportamento, bisogna fare attenzione a ciò che si dice, e come lo si dice. Ogni giorno si è faccia a faccia con la morte, la violenza, le malattie, situazioni estreme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nel lasso di tempo trascorso nei villaggi africani, cosa hai imparato dal loro modo di essere e di vivere la quotidianità?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabiana: L&#8217;approccio non è stato positivo. C&#8217;era molta povertà ed io facevo fatica ad accettarlo ed ho creato una barriera. Quando l&#8217;hanno abbattuta mi hanno inglobato, non riuscivo neanche a sentire la mancanza della mia società, non potevo. Il benessere dato dal nulla cancella il bisogno di una società che dà tanto, forse troppo. Mi hanno insegnato a riflettere prima di agire. A riflettere sulla società in cui vivo, sul sistema, su ciò che studio, su quello che sono e su quello che ho, ma soprattutto mi ha insegnato a sorridere sinceramente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Mi hanno insegnato a gioire con poco. A loro basta uno sguardo per essere le persone più felici del mondo. Mi bastava alzarmi al mattino e andarli a salutare per rendere speciale la loro giornata. E poi ho imparato a fare il bucato a loro modo: nonostante le condizioni igieniche sono bravissimi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono i punti di forza e in cosa invece dovrebbe migliorare l&#8217;associazione?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabiana: L&#8217;associazione si chiama V.O.I.C.A. (volontariato internazionale canossiano) e rientra nell&#8217;ordine religioso delle suore canossiane. Dunque a mio parere l&#8217;associazione è molto valida e notevolmente organizzata anche perchè operativa da anni sul territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Mi aspettavo un&#8217;esperienza diversa. Pensavo di passare molto più tempo con i bambini. Dovrebbero  cercare di informare meglio i volontari e di prepararli nel migliore dei modi.  Mentre una cosa bellissima che faceva l&#8217;associazione era quella di andare ogni due giorni di sera per le strade a convincere i bambini drogati a venire nel villaggio a mangiare il giorno seguente. Qualora si fossero trovati bene avrebbero dovuto fare 40 giorni di isolamento per disintossicarsi, e successivamente avrebbero potuto far parte del villaggio. Solitamente alcuni rimanevano ma tanti altri andavano via perché per loro è impensabile attenersi alle regole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come è stato il rientro in Patria?</strong></p>
<p>Fabiana: Non credo di essere mai tornata! L&#8217;Africa è con me tutti i giorni; sono rientrata in questa società riorganizzando le priorità della mia vita sulla base di ciò che ho vissuto lì. Tutto è cambiato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Mi sono sentita veramente strana. Non riuscivo ad accettare qualsiasi cosa fosse tecnologia.  Avevano organizzato una festa per il mio ritorno, ed io non volevo andarci, non ho mangiato nulla, non capivo niente. Il mio pensiero era solo per i miei bimbi. Ero frastornatissima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pensi di tornare un giorno in quei posti? </strong></p>
<p>Fabiana: Certo che ho intenzione di tornare. Tornerò. Devo tornare. La mia missione non è terminata il 27 agosto 2010. Continua tutt&#8217;ora, è in continuo svolgimento. La sensazione è di aver lasciato qualcosa di incompleto e dunque la conseguente necessità di fare ritorno per terminare. Ovviamente c&#8217;è tanto da fare. Spero di poter tornare nello stesso posto e poi spostarmi: purtroppo non solo l&#8217;Africa vive situazioni di povertà e disagio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Non volevo più tornare in Italia. Non vedo l&#8217;ora di finire gli studi e di tornare giù.</p>
<p>Il 23 Dicembre tornerò dai miei bambini: trascorrerò Natale e Capodanno con loro. Vorrei organizzarmi in maniera diversa però: vorrei andare li unicamente per trovare i miei bambini. Mi piacerebbe alloggiare dai bimbi malati di AIDS. Lavoro permettendo, ho intenzione di partire anche per l&#8217;India a Febbraio; vorrei vedere le differenze tra le due realtà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quindi il “mal&#8217;d'Africa” esiste, non è una “leggenda metropolitana&#8230;</strong></p>
<p>Fabiana: Esiste! Studiando psicologia, inizialmente ero molto scettica a riguardo. Non so dirti esattamente cosa si prova. Sicuramente varia da individuo a individuo e in base all&#8217;esperienza vissuta. Posso dire che il mio “mal d&#8217;Africa” è paragonabile al disturbo bipolare, con giorni vissuti al massimo grazie alla forza che l&#8217;Africa mi dà e giorni vissuti con la tristezza dovuta al fatto che mi manca molto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Esiste senza dubbio. È un esperienza che ti cambia. È una realtà che ti trasforma, ti corregge, ti migliora. Sentire un bambino chiamarti “mamma” è magnifico. Sapevo che sarei cambiata e che avrei sofferto, ma non pensavo fino a questo punto. Il mio pensiero è molto spesso lì, dai “miei bambini”. L&#8217;Africa è una terra magica.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ZYGMUNT BAUMAN E LA SOCIETÀ LIQUIDO-MODERNA IN VISITA A LUGANO</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 08:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Biondi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Online - Ultime]]></category>
		<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Bortoluzzi]]></category>
		<category><![CDATA[Zygmunt Bauman]]></category>
		<category><![CDATA[Zygmunt Bauman USI Lugano]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/21/11/2011/zygmunt-bauman-e-la-societa-liquido-moderna-in-visita-a-lugano/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/bauman3.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="bauman" /></a>&#160; &#160; Di Francesco Bortoluzzi &#160; «Immaginiamo di stare scalando un pendio molto ripido. L&#8217;unica cosa che sappiamo quando stiamo scalando è che dobbiamo continuare a scalare. Non possiamo fermarci; non possiamo rimanere fermi. C&#8217;è un vento molto forte e turbolento e non possiamo piazzare le tende perché la prossima folata di vento le porterebbe via. [...]]]></description>
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<p><strong><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/bauman3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6548" title="bauman" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/bauman3.jpg" alt="" width="90" height="90" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di <strong>Francesco Bortoluzzi</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«<em>Immaginiamo di stare scalando un pendio molto ripido. L&#8217;unica cosa che sappiamo quando stiamo scalando è che dobbiamo continuare a scalare. Non possiamo fermarci; non possiamo rimanere fermi. C&#8217;è un vento molto forte e turbolento e non possiamo piazzare le tende perché la prossima folata di vento le porterebbe via. Dobbiamo continuare a scalare. Ma non abbiamo nessuna idea di cosa ci sia di là dalla montagna.</em>»</p>
<p>Inizia così la relazione di Zygmunt Bauman sul tema della «<em>Modernità tra interregno e incertezza</em>», tenutasi il 15 novembre nell&#8217;Auditorium dell&#8217;Università della Svizzera italiana a Lugano, un evento in collaborazione tra l&#8217;Istituto di Studi Mediterranei dell’USI e la RSI.</p>
<p>L&#8217;incontro con l&#8217;ottantaseienne filosofo e sociologo polacco docente all&#8217;Università di Leeds, nonché uno dei più apprezzati teorici della post modernità e della società «liquido-moderna», ha attirato a tal punto l&#8217;interesse del pubblico ticinese che l&#8217;Auditorium è stato riempito totalmente, tanto che la relazione è stata dovuta trasmettere anche via video in un&#8217;aula vicina. Questo fatto non deve però stupire, vista la fama internazionale di cui gode Bauman e l&#8217;attualità e importanza dei temi che hanno caratterizzato i suoi studi.</p>
<p>La bellissima immagine dello scalatore rappresenta perfettamente lo stato di chi vive nella società liquida dei giorni nostri, caratterizzata fondamentalmente da un&#8217;incertezza che ci ha fatto perdere sia la guida che la bussola e che non ci consente raggiungere tranquillamente la sommità della montagna. Il periodo dell&#8217;incertezza, che è poi anche di emergenza, prende il nome di <em>interregno</em>, termine che fa riferimento momento temporale dove il vecchio è morto (o sta morendo) e il nuovo non è ancora nato.</p>
<p>Infatti, la risposta alle domande «che cosa dobbiamo fare?» e «dove dobbiamo andare?» non trovano più quella sicurezza, ancora presente fino cinquant&#8217;anni fa, del «lo sapremo quando lo staremo facendo». Nella seconda parte del secolo passato abbiamo assistito, infatti, ad una progressiva separazione tra politica e potere, un tempo così legate, che si è poi rivelata un vero e proprio divorzio che ha svuotato i centri politici del loro potere.</p>
<p>Chiara evidenza del fatto che la politica decide e il potere non ascolta è la crisi della zona euro, che ci mostra come anche i grandi Stati europei si muovano a tentoni, come fossero al buio in un territorio inesplorato e pericoloso, sperando che i mercati rispondano positivamente – perché, francamente, è lì che oggi risiede il potere.</p>
<p>La sovranità è in mano alle multinazionali, non più al popolo e allo Stato. Infatti, nell&#8217;era della globalizzazione le soluzioni necessariamente locali della politica non sono in grado di alterare in modo diretto le tendenze dello spazio dei flussi economici.</p>
<p>In questo clima di liquida incertezza, Bauman individua cinque grandi sfide che l&#8217;umanità dovrà essere in grado di affrontare nel futuro prossimo: 1) appianamento della disparità istituzionale per combattere la globalizzazione negativa; 2) trovare risposte efficaci alla migrazione che non siano il chiudere le frontiere; 3) trovare un modo per gestire la “progressiva e continua diaspora”  etnica del mondo; 4) garantire la durabilità del pianeta; 5) frenare il consumismo sfrenato di cui ci siamo resi protagonisti e che ci sta consumando.</p>
<p>Quello con Zygmunt Bauman è stato un incontro interessantissimo ed illuminante per tutti i presenti, dove si è anche capito che, come tutte le grandi domande dell&#8217;umanità, le risposte «che cosa dobbiamo fare?» e «dove dobbiamo andare?» non può essere semplice, ma anzi richiedono grandi sacrifici e grande impegno. E nel nostro caso il tempo stringe sempre più mentre siamo attanagliati dall&#8217;incertezza.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Un cammino tutto in salita &#8211; Editoriale novembre 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 17:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Biondi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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		<category><![CDATA[Universo novembre]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/18/11/2011/un-cammino-tutto-in-salita-editoriale-novembre-2011/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/screen-capture-4-300x190.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="editoriale novembre 2011" /></a>&#160; Quale sarà il volto della Svizzera fra 20 anni? Quale sarà l’assetto della sua economia? Quanto peserà la finanza e quanto l’industria? Il segreto bancario sopravviverà? E la neutralità? Come saranno formate le nuove leve accademiche? Sono alcuni interrogativi intorno ai quali gravita questo numero de L’universo. Interrogativi importanti per tutti, ma in particolare per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/screen-capture-4.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-6524" title="editoriale novembre 2011" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/screen-capture-4-300x190.png" alt="" width="300" height="190" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Quale sarà il volto della Svizzera fra 20 anni? Quale sarà l’assetto della sua economia? Quanto peserà la finanza e quanto l’industria? Il segreto bancario sopravviverà? E la neutralità? Come saranno formate le nuove leve accademiche? Sono alcuni interrogativi intorno ai quali gravita questo numero de L’universo. Interrogativi importanti per tutti, ma in particolare per noi studenti, che ci prepariamo ad entrare domani nel mondo del lavoro, nella comunità sociale, nella vita politica; in una realtà figlia del presente ma sicuramente diversa da esso. Stabilire come sarà è molto difficile, forse impossibile, nonostante alcuni non esitino a lanciarsi in categoriche profezie. Ma anche chi si muove con assai maggiore cautela non può rinunciare all’esercizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, anche se non sappiamo dove arriveremo esattamente, abbiamo comunque bisogno di una bussola che dia una direzione al nostro cammino. Fra molte, inevitabili incertezze, questo percorso presenta comunque alcuni punti di riferimento fondamentali. Il primo è la conoscenza del passato, perché non c’è futuro che non abbia in esso le sue radici. Il secondo è il confronto critico con la complessità del presente in cui siamo immersi, le tendenze emergenti, quelle in declino e tutte le contraddittorie indicazioni che lo accompagnano. Il terzo è la capacità di integrare questi aspetti in un approccio aperto e interlocutorio. In un paradosso: conser vare la capacità di sorprendersi senza farsi prendere di sorpresa, magari alle spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">In pratica? Restare sempre curiosi, attenti, senza pregiudizi, capaci di distinguere il nuovo dall’apparentemente nuovo e l’obsoleto dal duraturo, i segnali flebili che annunciano i cambiamenti sostanziali dai fragori effimeri che lasciano il tempo che trovano. E munirsi del miglior bagaglio possibile di conoscenze, non per avere risposte preconfezionate a domande che ancora non si conoscono, ma per essere attrezzati al meglio per capire le domande quando arriveranno e quindi cercare le risposte più efficaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra tante incertezze, l’unica quasi-certezza è che il cammino che ci attende sarà tutto in salita, più ripido e accidentato di quello percorso dalla generazione che ci ha preceduto. Esserne consapevoli è il primo passo per affrontare la sfida. E vincerla.</p>
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		<title>Venite a scoprire un mondo nuovo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Solida</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULTURA E SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[SPECIALE]]></category>
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		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/16/11/2011/venite-a-scoprire-un-mondo-nuovo/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/fabiana-congo.jpeg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="fabiana - congo" /></a>&#160; &#160; Veronica Gerosa e Fabiana Ruggiero. Veronica studia Scienze della comunicazione all&#8217;Usi, Fabiana psicologia clinica ad Urbino. Veronica è bionda, Fabiana è castana. Cosa le accomuna? Entrambe hanno lasciato un pezzo del loro cuore nel continente nero, entrambe hanno avuto il coraggio e la volontà, tra un libro e un esame di mettersi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/fabiana-congo.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-6507" title="fabiana - congo" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/11/fabiana-congo.jpeg" alt="" width="540" height="720" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica Gerosa e Fabiana Ruggiero. Veronica studia Scienze della comunicazione all&#8217;Usi, Fabiana psicologia clinica ad Urbino. Veronica è bionda, Fabiana è castana. Cosa le accomuna? Entrambe hanno lasciato un pezzo del loro cuore nel continente nero, entrambe hanno avuto il coraggio e la volontà, tra un libro e un esame di mettersi in gioco e soprattutto al servizio di chi ha più bisogno.</p>
<p><strong>In quale regione dell&#8217;Africa si è svolta la tua esperienza di volontariato?</strong></p>
<p>Fabiana: Sono stata nella Repubblica democratica del Congo, a nord, ai confini con l&#8217;Uganda in un piccolo villaggio chiamato Ariwara. Ho trascorso quasi un mese in Africa. Il nostro lavoro si è svolto in un ospedale in piedi da 10 anni, ma che non ha mai subìto lavori di manutenzione. Il nostro compito era quello di ripulire e tinteggiare i vari padiglioni, principalmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Sono stata via 40 giorni in Kenya, in un villaggio che ospitava circa 25 bambini dai due ai 16 anni. Il nostro lavoro consisteva nel portare a termine dei lavori manuali e di cura del  villaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Solitamente i periodi di vacanza per gli studenti sono inviolabili. Perché hai deciso di investire il tuo tempo libero nel volontariato in un altro continente? </strong></p>
<p>Fabiana: Al di là della mia inclinazione per il volontariato, ho deciso di partire per capire quali fossero i miei limiti, per mettermi alla prova perché stufa di vivere in una società piena di stereotipi e pregiudizi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: L&#8217;ho fatto perché era il mio sogno, e perché stavo vivendo un momento difficile. Penso siano esperienze da vivere in momenti particolari della propria vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come hai conosciuto l&#8217;associazione? Quali sono gli step da percorrere fino alla partenza effettiva?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabiana: L&#8217;associazione è di ordine religioso per cui è molto importante seguire un iter spirituale prima della partenza, che nella pratica si traduce in diversi incontri formativi durante i quali vengono fornite informazioni specifiche sulla destinazione (informazioni politiche, climatiche, economiche etc.) e sul gruppo di lavoro. Oltre ovviamente alle consuete vaccinazioni. Ho conosciuto l&#8217;associazione tramite un&#8217;altra volontaria della mia città, successivamente attraverso internet ho stabilito i primi contatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Inizialmente pensavo bisognasse fare un briefing, o delle sedute dallo psicologo. In realtà non ho fatto niente di tutto ciò. Ho conosciuto l&#8217;associazione grazie ad una mia amica che l&#8217;aveva già fatto. I miei genitori mi hanno accompagnata al colloquio, sono risultata idonea e sono partita. Penso sia necessaria una preparazione per un&#8217;esperienza simile. Qualcuno deve dire ai volontari a cosa stanno  andando incontro. Sono successi episodi che mi hanno sconvolta e che probabilmente, se fossi stata preparata, avrei vissuto in maniera diversa.</p>
<p><strong>Come si svolge la giornata tipo di un volontario</strong>?</p>
<p>Fabiana: Alloggiavamo in una scuola retta dalle suore composta da quattro aule, di cui due adibite a stanze da letto, una cucina/sala da pranzo e uno stabile esterno utilizzato come &#8220;bagno&#8221;. La sveglia suonava alle 7:30, seguivano la Sacra Messa, la colazione, toilette (era un foro nel pavimento in un piccolo stabile utilizzato per i bisogni fisiologici e per la doccia, che veniva fatta con l&#8217;ausilio di un secchiello e un bicchiere di plastica in modo da potersi insaponare e poi versarsi l&#8217;acqua grazie al bicchiere). Lavoro in ospedale fino alle 13.00. Pausa pranzo. Alle 15,30 lavoro fino alle 18.00, ora in cui calavano le tenebre. Alle 18 toilette grazie all&#8217;acqua piovana fresca e quella messa a riscaldare sui carboni dalle donne del villaggio. Alle 19,30 cena. Dalle 20,30 in poi vita di gruppo e riposo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: La giornata dei volontari iniziava alle 8 del mattino, bisognava prendere il pulmino che portava al villaggio in cui venivano svolte diverse attività, come sistemare cavi elettrici e verniciare i cancelli. Pausa pranzo, e poi di nuovo a lavoro fino alle 20. Invece la mia giornata tipo, e quella di una ragazza conosciuta lì, era diversa: ci svegliavamo più tardi, andavamo a piedi al villaggio (circa tre ore di cammino), conoscevamo la gente del posto, passavamo dalle classi a distribuire le caramelle e portavamo alcuni bambini a dipingere insieme a noi. Alla fine della giornata andavamo a vedere l&#8217;abbeveraggio degli elefanti, mangiavamo e ci stendevamo a vedere il cielo stellato. Due ore al giorno andavamo a trovare i bambini ammalati di AIDS nel villaggio accanto. Lì si interagiva molto di più con i bimbi: si dormiva insieme a loro, si faceva da housemother. Io lo facevo da esterna. C&#8217;erano bambini proprio piccoli, anche di pochi giorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Avevi un incarico preciso all&#8217;interno dell&#8217;associazione? Ti erano concesse giornate libere?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabiana: Non avevo particolari mansioni. Abbiamo lavorato sinergicamente, in gruppo. È chiaro che i tre volontari uomini hanno svolto dei lavori più impegnativi, ma fondamentalmente eravamo tutti alla pari. Nessuno aveva mai imbiancato prima di allora. Abbiamo avuto due giornate libere a ferragosto e la domenica era di pausa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Ero addetta al censimento, ma svolgevo anche altri compiti all&#8217;interno del villaggio. Nei week end eravamo liberi, andavamo con i bambini ad una messa ballata di due ore e andavamo a fare i safari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le spese di viaggio, vitto e alloggio erano a carico dell&#8217;associazione o dei volontari? </strong></p>
<p>Fabiana: Ho partecipato al progetto di una missione a breve termine per cui sapevo, come nella maggior parte dei casi, che le spese di viaggio e vitto erano a mio carico. La vita lì costa davvero poco e l&#8217;alloggio era garantito dall&#8217;associazione. Diverso è il caso per il volontariato di lunghi periodi (1 anno o più).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Il volontariato se lo deve poter permettere chiunque. Bisognerebbe pagare solo le spese di viaggio, ed invece non è così. Dovevo dare una somma settimanalmente, più tutte le spese extra, come la benzina per i furgoncini. Sono tanto contenta invece dei  soldi che ho speso per i bambini. Ho comprato un paio di scarpe ad ognuno di loro. Ho lasciato tutto ai miei bambini. Sono tornata con la valigia vuota. È stata la “vacanza” più costosa della mia vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Com&#8217;era composto il gruppo dei volontari?</strong></p>
<p>Fabiana:  Eravamo 11 volontari di cui 3 fissi. Il numero varia a seconda dei periodi e delle richieste. Nella mia missione eravamo in maggioranza donne, mentre gli altri gruppi erano misti. C&#8217;erano due fasce d&#8217;età: dai 21 ai 23 anni e dai 30 in su.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Eravamo 15 volontari. Il numero però varia, in estate si arriva anche a sessanta volontari. Nel mio gruppo c&#8217;erano più uomini che donne. La maggior parte erano sposati ed io ero la più piccola e sono rimasta più tempo rispetto agli altri.</p>
<p><strong>Per questo tipo di esperienza, la lingua è da molti considerata un fattore limitante. In che lingua comunicavate con la gente del posto? </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabiana: Comunicavamo in francese. Un francese molto arrangiato, non so dire ancora oggi come siamo riusciti a capire e a farci capire. Anche questo è un miracolo dell&#8217;Africa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Si parlava lo Swahili, ma comunicavamo in inglese. Prima della partenza ci era stato consegnato un foglio con delle espressioni base da imparare, più che altro per l&#8217;inizio, per farci accettare dagli abitanti del posto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa ti sei pentita di aver o non aver fatto e di cosa invece sei particolarmente orgogliosa. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabiana: Non mi sono pentita di nulla. Se trovassi una nave cargo partirei anche ora. Sono orgogliosa di aver provato ogni emozione sia positiva che negativa. Ho pianto di gioia e per il terrore. Inizialmente penso di aver provato quello che molti stranieri sperimentano nelle nostre città: la diversità. Non è stato per niente facile: avevo costruito un muro tra me e loro. Quello che il popolo africano ti regala è un dono. Un dono gratuito, al contrario delle nostre aspettative occidentali. Non si fa niente in cambio di qualcosa. L&#8217;Africa ti dà un&#8217;altra possibilità, un&#8217;altra vita e ti fa sviluppare la capacità di riflettere. Ti regala sorrisi e dignità attraverso gli uomini, le donne e i bambini, che portano sul viso i segni della mancanza di cibo e di cure.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Le difficoltà sono state. C&#8217;è solo una cosa che non mi sono sentita di fare: non sono riuscita ad andare a salutare i bambini malati di AIDS prima della partenza.  La prima volta da loro ero terrorizzata: ero impietrita sulla porta d&#8217;ingresso perché temevo il contagio; poi due bambine mi sono corse in braccio. Sarebbe stato troppo doloroso per loro il saluto: si erano affezionate in maniera morbosa.</p>
<p>Una cosa di cui invece vado fiera è l&#8217;essere riuscita ad affrontare tutte le difficoltà e di aver fatto sempre di testa mia, andando a volte anche contro le regole: non avrò contribuito manualmente come gli altri, ma sono sicura di aver dato molto ai bambini. Il loro sorriso era la cosa più importante. Una delle esperienze più emozionanti, che mi ha dato delle grandi soddisfazioni è stata quella con la clinica mobile: siamo andati nella savana per quattro giorni a visitare i Masai. Loro facevano sei giorni di cammino per farsi medicare, e non era neppure sicuro che venissero visitati. Io facevo l&#8217;aiuto dentista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Qual è il ricordo che ti sta più a cuore? </strong></p>
<p>Fabiana: Un pomeriggio eravamo al lavoro, e come al solito tutti i bimbi degenti erano intorno a noi ad osservarci. Non ho mai sentito un bambino lamentarsi. Quel giorno si. Un bambino piangeva e affacciandomi nella stanza (sono uniche camerate divise solo per sesso e reparto) l&#8217;ho visto supino sul suo letto con una ustione di terzo grado che copriva interamente la parte posteriore delle gambe. Alla mia vista ha smesso di piangere, e aiutato da un infermiere ha preso le sue stampelle (rami di alberi più massicci) e si è trascinato fuori con gli altri bambini per osservare noi e sorridere insieme. Non dimenticherò mai il suo sorriso. Porto nel cuore questi momenti, i bambini e la fatica delle donne, figura fondamentale nella famiglia africana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Il momento che mi è rimasto più nel cuore è stato il saluto, quando i bambini mi hanno consegnato le lettere che avevano scritto per me, e mentre rincorrevano il nostro camioncino al momento della nostra partenza. E poi il mio bambino Kelvin, quello a cui mi sono più affezionata. Ogni giorno mi faceva un braccialetto. Tempo fa l&#8217;ho sentito telefonicamente e abbiamo passato tutto il tempo a piangere: non siamo riusciti a dirci niente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pensi sia un&#8217;esperienza adatta a chiunque?</strong></p>
<p>Fabiana: Credo che tutti dovrebbero accorgersi di ciò che gira insieme a noi. L&#8217;Africa ha sempre qualcosa da donarti. Viverci però non so se sia per tutti.  Credo di essere stata fortunata ad aver assaporato un po&#8217; d&#8217;Africa, la consiglio vivamente a chiunque abbia voglia di svegliarsi, aprire gli occhi e scoprire un altro mondo, forse migliore del nostro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Tutti dovrebbero farlo almeno una volta nella vita: si sensibilizzerebbero. Ma non penso sia possibile. Bisogna essere consapevoli che non è un gioco, non è una vacanza:  bisogna essere pronti a tutto. È necessario avere un certo comportamento, bisogna fare attenzione a ciò che si dice, e come lo si dice. Ogni giorno si è faccia a faccia con la morte, la violenza, le malattie, situazioni estreme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nel lasso di tempo trascorso nei villaggi africani, cosa hai imparato dal loro modo di essere e di vivere la quotidianità?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabiana: L&#8217;approccio non è stato positivo. C&#8217;era molta povertà ed io facevo fatica ad accettarlo ed ho creato una barriera. Quando l&#8217;hanno abbattuta mi hanno inglobato, non riuscivo neanche a sentire la mancanza della mia società, non potevo. Il benessere dato dal nulla cancella il bisogno di una società che dà tanto, forse troppo. Mi hanno insegnato a riflettere prima di agire. A riflettere sulla società in cui vivo, sul sistema, su ciò che studio, su quello che sono e su quello che ho, ma soprattutto mi ha insegnato a sorridere sinceramente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica: Mi hanno insegnato a gioire con poco. A loro basta uno sguardo per essere le persone più felici del mondo. Mi bastava alzarmi al mattino e andarli a salutare per rendere speciale la loro giornata. E poi ho imparato a fare il bucato a loro modo: nonostante le condizioni igieniche sono bravissimi.</p>
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<p><strong>Quali sono i punti di forza e in cosa invece dovrebbe migliorare l&#8217;associazione?</strong></p>
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<p>Fabiana: L&#8217;associazione si chiama V.O.I.C.A. (volontariato internazionale canossiano) e rientra nell&#8217;ordine religioso delle suore canossiane. Dunque a mio parere l&#8217;associazione è molto valida e notevolmente organizzata anche perchè operativa da anni sul territorio.</p>
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<p>Veronica: Mi aspettavo un&#8217;esperienza diversa. Pensavo di passare molto più tempo con i bambini. Dovrebbero  cercare di informare meglio i volontari e di prepararli nel migliore dei modi.  Mentre una cosa bellissima che faceva l&#8217;associazione era quella di andare ogni due giorni di sera per le strade a convincere i bambini drogati a venire nel villaggio a mangiare il giorno seguente. Qualora si fossero trovati bene avrebbero dovuto fare 40 giorni di isolamento per disintossicarsi, e successivamente avrebbero potuto far parte del villaggio. Solitamente alcuni rimanevano ma tanti altri andavano via perché per loro è impensabile attenersi alle regole.</p>
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<p><strong>Come è stato il rientro in Patria?</strong></p>
<p>Fabiana: Non credo di essere mai tornata! L&#8217;Africa è con me tutti i giorni; sono rientrata in questa società riorganizzando le priorità della mia vita sulla base di ciò che ho vissuto lì. Tutto è cambiato.</p>
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<p>Veronica: Mi sono sentita veramente strana. Non riuscivo ad accettare qualsiasi cosa fosse tecnologia.  Avevano organizzato una festa per il mio ritorno, ed io non volevo andarci, non ho mangiato nulla, non capivo niente. Il mio pensiero era solo per i miei bimbi. Ero frastornatissima.</p>
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<p><strong>Pensi di tornare un giorno in quei posti? </strong></p>
<p>Fabiana: Certo che ho intenzione di tornare. Tornerò. Devo tornare. La mia missione non è terminata il 27 agosto 2010. Continua tutt&#8217;ora, è in continuo svolgimento. La sensazione è di aver lasciato qualcosa di incompleto e dunque la conseguente necessità di fare ritorno per terminare. Ovviamente c&#8217;è tanto da fare. Spero di poter tornare nello stesso posto e poi spostarmi: purtroppo non solo l&#8217;Africa vive situazioni di povertà e disagio.</p>
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<p>Veronica: Non volevo più tornare in Italia. Non vedo l&#8217;ora di finire gli studi e di tornare giù.</p>
<p>Il 23 Dicembre tornerò dai miei bambini: trascorrerò Natale e Capodanno con loro. Vorrei organizzarmi in maniera diversa però: vorrei andare li unicamente per trovare i miei bambini. Mi piacerebbe alloggiare dai bimbi malati di AIDS. Lavoro permettendo, ho intenzione di partire anche per l&#8217;India a Febbraio; vorrei vedere le differenze tra le due realtà.</p>
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<p><strong>Quindi il “mal&#8217;d'Africa” esiste, non è una “leggenda metropolitana&#8230;</strong></p>
<p>Fabiana: Esiste! Studiando psicologia, inizialmente ero molto scettica a riguardo. Non so dirti esattamente cosa si prova. Sicuramente varia da individuo a individuo e in base all&#8217;esperienza vissuta. Posso dire che il mio “mal d&#8217;Africa” è paragonabile al disturbo bipolare, con giorni vissuti al massimo grazie alla forza che l&#8217;Africa mi dà e giorni vissuti con la tristezza dovuta al fatto che mi manca molto.</p>
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<p>Veronica: Esiste senza dubbio. È un esperienza che ti cambia. È una realtà che ti trasforma, ti corregge, ti migliora. Sentire un bambino chiamarti “mamma” è magnifico. Sapevo che sarei cambiata e che avrei sofferto, ma non pensavo fino a questo punto. Il mio pensiero è molto spesso lì, dai “miei bambini”. L&#8217;Africa è una terra magica.</p>
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