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	<title>L&#039;universo &#187; cinema</title>
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		<title>Alice nel Paese degli Stupefacenti</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 19:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/25/04/2010/alice-nel-paese-degli-stupefacenti/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/04/droghe-in-alice-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="droghe in alice" /></a>Anche l’ultima incarnazione di Alice, ad opera di Tim Burton, conferma le analogie tra il Paese delle Meraviglie e gli effetti provocati da sostanze di varia natura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/04/droghe-in-alice.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4834" title="droghe in alice" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/04/droghe-in-alice.jpg" alt="" width="586" height="269" /></a></p>
<p>Se Lewis Carroll fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti quando ideò il suo “mondo delle meraviglie”, non lo sapremo mai, ed è bello pensare che le avventure di Alice siano frutto di una fervida immaginazione e di una mente a suo modo geniale, piuttosto che di un’alterazione della coscienza legata all’uso di droghe. Ciò che si sa per certo, invece, è che all’interno dei due romanzi che compongono la saga di Alice, sono numerosi i riferimenti al consumo di droghe, alcuni dei quali macroscopici e fondamentali da un punto di vista narrativo. Di seguito analizziamo, in breve, alcuni piccoli – o grandi – dettagli che dimostrano come l’uso di sostanze stupefacenti sia un tema ricorrente e trasversale a molti dei personaggi principali. Come termine di paragone, sono utilizzate le più recenti rappresentazioni e caratterizzazioni dei personaggi di Carroll, tratte dall’<em>Alice in Wonderland </em>di Tim Burton.</p>
<p>L’<strong>LSD</strong>, derivata dall’acido lisergico, è una delle sostanze psichedeliche più conosciute al mondo: tra i numerosi effetti provocati dalla sua assunzione – spesso è diluita o assunta con eccipienti di varia natura – si distinguono allucinazioni visive e sensoriali, dilatazione della pupilla, amplificazione di sensazioni piacevoli – grazie allo stimolo dei recettori di serotonina e dopamina – e repentini cambiamenti di stato d’animo. Tutti i sintomi elencati possono essere facilmente riconosciuti nel co-protagonista dell’opera di Burton, ovvero il <strong>Cappellaio Matto</strong> interpretato da Johnny Depp, che alterna stati di grande euforia ad un latente stato di contemplazione malinconica. Non è un caso che l’abbigliamento stravagante, la capigliatura e numerosi atteggiamenti – ideati da Burton – possano essere ricondotti al movimento musicale del rock psichedelico, che vede le sue origini nell’Inghilterra degli anni ’60: in questo periodo sono particolarmente influenti gruppi quali Procol Harum,The Who, Cream e numerose altre band inglesi che, su vari livelli, incorporano questo stile di vita e musicale. Contemporaneamente, negli Stati Uniti band come Iron Butterfly e Jefferson Airplane proseguono lo sviluppo del genere (ed i secondi, scrivono canzoni che fanno diretto riferimento alla saga, come <em>White Rabbit</em>). Tornando al tema principale: gli elementi raccolti ci portano ad avvalorare la tesi che il Cappellaio Matto consumi allucinogeni analoghi all’LSD, il cui principio attivo era già conosciuto nel 500 a.C.</p>
<p>Un secondo tipo di sostanza stupefacente diffuso è la <strong>cocaina</strong>, stimolante del sistema nervoso centrale. Tra gli effetti della cocaina sono presenti euforia, stati di forte energia ed attività motoria, ansia e paranoia, aumento di pressione e frequenza cardiaca. Mentre molti personaggi antropomorfi che la protagonista incontra nel corso del suo viaggio hanno un atteggiamento rilassato ed assente, ne è presente uno caratterizzato da un forte stato di ansia ed iperattività: il <strong>Coniglio Bianco</strong>, <em>Mc Twisp</em>, perennemente ossessionato dal ritardo e che presenta rapidi movimenti degli arti e degli occhi, oltre che respirazione affannosa. Il fatto che il coniglio consumi regolarmente del tè, inoltre, potrebbe rimandare ad una comune modalità di assunzione di questa sostanza, ovvero con l’infusione di foglie della pianta della coca, modalità diffusa soprattutto in Sud America e conosciuta semplicemente come “tè di coca”.</p>
<p>Una terza varietà di droghe particolarmente diffusa è la cosiddetta <strong>hashish</strong>, derivata dalla resina della pianta di <em>cannabis</em>. Probabilmente legata alla nascita del termine <em>assassino</em>, questa sostanza viene spesso fumata assieme al tabacco, e provoca effetti quali rilassamento, attuazione delle reazioni fisiche, abbassamento della pressione sanguigna, percezione distorta della realtà. Un particolare metodo di assunzione di tabacco misto a hashish o cannabis è il narghilè (o <em>hookah</em>), adottato in gran parte dei paesi arabi. Non risulta quindi collegare al consumo di questa sostanza il <strong>Brucaliffo</strong>, o <em>Caterpillar</em>, che utilizza proprio un narghilè per fumare sostanze non esplicitamente citate – ma sulle quali possiamo fare ipotesi.</p>
<p>Infine, un elemento ricorrente dal punto di vista ambientale, nei racconti di Carroll, sono i funghi. Alcune varietà di funghi, i cosiddetti <strong>funghi allucinogeni</strong>, producono effetti stupefacenti anche molto intensi. Gli effetti sono di tipo psichedelico e spesso analoghi a quelli provocati dall’LSD; tra i più comuni si distinguono: allucinazioni visive, ed in particolar modo aumentata percezione di colori e luci, sensazione di “fusione” con l’ambiente circostante, aumentata o alterata percezione della realtà e del proprio corpo, aumento della spiritualità e, da più fonti, si indica una sensazione di “espansione della mente”. In questo caso, il personaggio che meglio si adatta alla descrizione dei sintomi è proprio la protagonista, <strong>Alice</strong>, che è l’unica, tra gli “umani” a percepire questo mondo fatato e sotterraneo e, quindi, rappresenta probabilmente una persona consumatrice di funghi allucinogeni. Sotto questa luce, assume un significato particolare un consiglio che la stessa Alice riceve dal bruco trattato al paragrafo precedente: la protagonista si lamenta di essere di statura troppo bassa – otto centimetri – rispetto all’ambiente circostante, ed il bruco le suggerisce di mangiare un lato del fungo su cui lui stesso era seduto, e ciò l’avrebbe fatta crescere di statura. Dopo aver ingerito la parte sbagliata del fungo, Alice rimpicciolisce fino a far sbattere il mento sul proprio piede; ingerita la seconda parte, torna a crescere di statura ed esclama “Meno male! Ora posso almeno muovere la testa!”. Dopo numerosi cambiamenti delle proporzioni del corpo che interessano collo, spalle e braccia, Alice troverà il modo di riassumere dimensioni ragionevoli, ma la sensazione che la sequenza lascia al lettore è proprio di alterazione della percezione del proprio corpo. Si potrebbe anche ipotizzare che quella sensazione di “estensione della mente” causata dai funghi allucinogeni, sia qui rappresentata, con una metafora, attraverso la reale estensione e riduzione di parti del corpo. L’estensione mentale, ad ogni modo, è pure presente nella sequenza: la frase sopra citata, infatti, nella versione originale inglese è in realtà “My head’s free at last!”, ovvero “La mia testa è finalmente libera”. Una frase esplicita e che, se le ipotesi qui avanzate sono esatte, non lascia molto all’immaginazione.</p>
<p>Anche la più recente trasposizione cinematografica delle novelle che vedono Alice come protagonista, dunque, conferma i riferimenti dell’autore agli effetti provocati dal consumo di droghe. La rivisitazione estetica di Burton conferma l’ipotesi secondo cui il viaggio attraverso il Paese delle Meraviglie non sia altro che una rivisitazione figurata di un vero e proprio <em>trip</em>.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Dei moderni in &#8220;Scontro tra Titani&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 08:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/16/04/2010/dei-moderni-in-scontro-tra-titani/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/04/clash-of-the-titans-movie-trailer-217x300.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Il film di Louis Leterrier con Sam Worthington (Avatar), Ralph Fiennes (The Reader) e Liam Neeson (Batman Begins) racconta la storia di Perseo, figlio mortale di Zeus che dovrà salvare la Terra dall’ira di Ade, il Dio degli inferi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/04/clash-of-the-titans-movie-trailer.jpg"><img class="size-medium wp-image-4809   aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/04/clash-of-the-titans-movie-trailer-217x300.jpg" alt="" width="264" height="369" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il film di Louis Leterrier racconta la storia di Perseo (Sam Worthington), figlio mortale di Zeus (Liam Neeson). Quando gli uomini,  stufi dei capricci degli Dei, distruggono una statua del re dell’Olimpo, il Dio degli inferi Ade (Ralph Fiennes) ne approfitta per mettere in atto la sua vendetta nei confronti di Zeus e la distruzione della Terra. Toccherà a Perseo salvare la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Remake dell’omonimo film di Desmond Davis del 1981, <strong>il film è al centro delle polemiche per due motivi: la conversione in 3D alla fine delle riprese (un cosiddetto 3D &#8220;taroccato&#8221;) e la rappresentazione &#8220;pop&#8221; degli Dei greci come supereroi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli attori protagonisti lo difendono</strong> naturalmente a spada tratta: Liam Neeson ha dichiarato di dover ringraziare i suoi figli per averlo convinto ad accettare il ruolo di Zeus, dopo la morte di sua moglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ralph Fiennes, fortemente criticato (&#8220;Forse Ralph ha scelto di mascherarsi e persino di falsificare la voce per non farsi riconoscere&#8221;) si difende affermando che &#8220;La voce è diversa perché Ade è stato mandato sotto terra e nelle profondità marine e, tra lava, gas sulfurei e acqua, i suoi polmoni ne hanno risentito. Non tutti gli dei, al pari dei politici, hanno superpoteri!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Il successo del film non stupisce l’attore : secondo Fiennes, in assenza di figure forti le persone rilanciano le grandi leggende: &#8220;La mitologia greca ha sempre avuto un’influenza enorme sulla cultura e non vedo perché non possa coniugarsi con la tecnologia&#8221;. Fiennes ha anche precisato che il film rimane comunque una storia di uomini. E &#8220;Se i ragazzi, tornati a casa, prenderanno in mano un libro di mitologia, sarò più che mai indifferente a critiche irridenti sulle mie battute&#8221;, ha concluso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sam Worthingston, criticato per il taglio di capelli più adatto a un marine che a un antico greco, condivide l’opinione del collega Ralph Fiennes: &#8220;Il taglio l&#8217;ho deciso io&#8221; – ha affermato. &#8220;Volevo che Perseo avesse un aspetto in cui i giovani di oggi potessero riconoscersi. All&#8217;inizio è solo un ragazzo che ha perso la famiglia, è sperduto, non sa di essere un semidio. Ha paura ma poi prende coraggio e combatte per aiutare gli altri. Insomma, è soprattutto il racconto di una crescita interiore, un romanzo di formazione senza tempo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle sale ticinesi dal <strong>16 aprile 2010</strong></p>
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		<item>
		<title>Oscar: The Hurt Locker batte Avatar</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 12:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/08/03/2010/oscar-the-hurt-locker-batte-avatar/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/03/bigelow-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="bigelow" title="" /></a>Sono stati consegnati ieri sera, per la 82. volta, i premi Oscar : l'Oscar come miglior film è andato a The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, che ha quindi sconfitto il gigante di Cameron Avatar. Miglior attore e miglior attrice sono Jeff Bridges e Sandra Bullock, mentre il miglior attore non protagonista è, senza soprese, Christoph Waltz.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-4656 aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/03/bigelow.jpg" alt="bigelow" width="337" height="354" /></p>
<p>Ed ecco il risultato della 82. consegna degli Oscar, svoltasi ieri sera a Los Angeles:</p>
<p>-          Il duello per l’Oscar « miglior film » era un vero e proprio <strong>« Davide contro Golia » tra Avatar</strong> (di Cameron) <strong>e The Hurt Locker</strong> (di Kathryn Bigelow, ex-moglie di Cameron !), entrambi con nove nominations : Avatar è costato 500 milioni di dollari e ha avuto un incasso di 2.5 miliardi (conquistando così il titolo di film di maggior successo della storia) mentre The Hurt Locker (che narra di tre soldati in Iraq) è costato « solo » 15 milioni di dollari e non ha avuto un grande successo nelle sale.<br />
Incredibilmente, Avatar è stato sconfitto. La 58enne Kathryn Bigelow è stata così <strong>la prima donna a vincere l’Oscar per il miglior film</strong>.</p>
<p>-          <strong>The Hurt Locker</strong> è stato dunque il <strong>grande vincitore di questa edizione</strong>: il film ha vinto in totale <strong>sei statuette</strong>:<br />
Miglior film, migliore regia, migliore sceneggiatura originale, miglior montaggio, miglior suono e miglior montaggio sonoro.</p>
<p>-          <strong>Avatar</strong> ha ricevuto<strong> 3 Oscar</strong>, ma che si possono definire riconoscimenti « minori »: miglior scenografia (Rick Carter, Robert Stromberg e Kim Sinclair), miglior fotografia (Mauro Fiore) e migliori effetti speciali (Joe Letteri, Stephen Rosenbaum, Richard Baneham e Andrew R. Jones)</p>
<p>-          Il premio di <strong>miglior attore</strong> è andato a <strong>Jeff Bridges</strong> per Crazy Heart, mentre quello di <strong>miglior attrice</strong> è stato vinto da <strong>Sandra Bullock</strong> per The Blind Side.</p>
<p>-          Il <strong>miglior attore non protagonista</strong> è invece <strong>Christoph Waltz</strong> per il ruolo del cinico ufficiale delle SS in Inglorious Basterds, grazie al quale Waltz ha già vinto anche la Palma d’Oro a Cannes e un Golden Globe.<br />
Il premio di miglior attrice non protagonista è andato a Mo&#8217;Nique (Precious)</p>
<p>-          <strong>Up</strong> (candidato anche a miglior film!) ha vinto i premi di <strong>miglior film d’animazione e </strong>di <strong>miglior colonna sonora</strong> (Michael Giacchino)</p>
<p>-          Di seguito gli altri premi:</p>
<p>Miglior film straniero: El Secreto de Sus Ojos (Argentina) di Juan José Campanella<br />
Migliori costume: Sandy Powell (&#8216;The young Victoria)<br />
Miglior trucco: Barney Burman, Mindy Hall e Joel Harlo (Star Trek)<br />
Miglior canzone originale: &#8216;The Weary Kind (Ryan Bingham e T.Bone Burnett in Crazy Heart)<br />
Miglior documentario: &#8216;The Cove di Louie Psihoyos e Fisher Stevens<br />
Miglior corto documentario: Music by Prudence di Roger Ross Williams e Elinor Burkett<br />
Miglior corto animato: Logorama di Nicolas Schmerkin<br />
Miglior corto d’azione: The New Tenants di Joachim Back e Tivi Magnusson<br />
Miglior sceneggiatura non originale: Geoffrey Fletcher per Precious</p>
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		<title>Eastwood, Freeman&amp;Mandela: INVICTUS</title>
		<link>http://www.luniverso.com/18/02/2010/eastwood-freemanmandela-invictus/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/18/02/2010/eastwood-freemanmandela-invictus/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/02/invictus-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="invictus" title="" /></a>Neoeletto presidente, nel 1994 Nelson Mandela unì le sue forze a quelle del capitano della squadra sudafricana di rugby per cercare di riunificare la sua nazione. Mandela era infatti convinto di poter eliminare le divisioni del popolo attraverso un fenomeno sociale dal linguaggio universale: lo sport. Cosa ne pensa Morgan Freeman?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-4523 aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/02/invictus.jpg" alt="invictus" width="200" height="298" /></p>
<p>L&#8217;ultimo film di Eastwood racconta di come nel 1994 il neoeletto presidente Nelson Mandela (Morgan Freeman) unì le sue forze a quelle del capitano della squadra sudafricana di rugby François Pienaar (Matt Damon) per cercare di riunificare la sua nazione. Mandela era infatti convinto di poter eliminare le divisioni (razziali ed economiche) del popolo attraverso un fenomeno sociale dal linguaggio universale che coinvolge tutti in egual misura: lo sport. Il presidente chiese così al capitano di vincere da Coppa del Mondo.</p>
<blockquote><p><strong><em>He was a prisoner</em><em><br />
Who became a President.<br />
</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>To unite his country</em><em><br />
He asked one man</em><em><br />
To do the impossible.</em><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>When his people needed a leader</em><em><br />
He gave them a champion.</em></strong></p></blockquote>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong>Morgan Freeman (72) ha guardato“Invictus” con Nelson Mandela</strong>. Freeman ha poi dichiarato: “È stato avvincente. La prima volta che sono…cioè che è…cioè che sono apparso sullo schermo, Mandela si è avvicinato a me e mi ha sussurrato ‘Quel tipo lo conosco’. In quel momento ho saputo di aver fatto le cose nel modo giusto”.</p>
<p>Il fatto che Mandela sia un grande personaggio e inoltre ancora in vita (ha oggi 91 anni) sembra non aver messo Freeman in difficoltà: “Se il personaggio è vivo o no, se è fittizio o meno, non ha importanza. Pur interpretando Mandela non mi sono sentito meno libero nella mia interpretazione”, ha affermato l’attore.<br />
Riuscire ad interpretare bene un personaggio così importante necessita comunque qualche accorgimento, un’attenzione particolare per i dettagli: “Ho avuto per anni la possibilità di osservare Mandela: il modo in cui muove le mani e le congiunge, il modo di ascoltare, il suo tipico raschiarsi la gola e i piccoli esitanti ‘ähs’ prima di parlare. E naturalmente il suo strano accento. Non si può nemmeno definire sudafricano: <strong>è puro Mandela</strong>”.</p>
<p><em>Invictus</em> mostra che il razzismo non è tanto un problema di colore della pelle, quanto piuttosto di rapporto tra potere e paura. Tutto sembrerebbe dunque risolversi quando il potere diventa ragionevole e sostiene lo sport. Non è forse troppo facile?</p>
<p>“Non è forse vero, però?” ha risposto Freeman. “Non è sempre questione di potere e forza? Bianchi uccidono bianchi e neri uccidono neri per motivi razziali. In Ruanda non saresti riuscito a capire chi ammazzava chi e perché”. Morgan Freeman è quindi convinto della forza dello sport: “Ci credo molto, è per questo che abbiamo le Olimpiadi”.</p>
<p>Morgan Freeman e Clint Eastwood (79) sono diventati grandi amici: “È un campione”, ha detto Freeman del regista.<br />
E alla domanda <strong>“Lei ha interpretato Dio e Mandela. Chi la attira ancora artisticamente?“</strong> Freeman ha risposto: “Il diavolo, la parte oscura della grandezza”.</p>
<p><strong><em>“I am the master of my fate, I am the captain of my soul”</em></strong></p>
<p>Consiglio: andate a vedere il film in originale! Nel doppiaggio italiano hanno eliminato l’accento “mandeliano” che, oltre a essere più vicino alla realtà, rende onore alla recitazione di Mandela.</p>
<p>Nelle sale da febbraio 2010</p>
<p>*intervista al quotidiano Tagesanzeiger, 6.02.2010<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Divertire o di-vertere?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 07:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La maschera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/17/12/2009/divertire-o-di-vertere/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/12/charlie_chaplin-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="charlie_chaplin" title="charlie_chaplin" /></a>Cosa si intende oggi con divertimento? Spesso un film piace solo se "fa ridere". Ma la cosiddetta “commedia brillante” con Capra, Cukor, Lubitsch, che oltre al riso lasciava anche qualcosa in più, ha mai trovato un degno sostituto?Riflessioni autocore divertenti sui diversi diverbi di divertimento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-4082   aligncenter" title="charlie_chaplin" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/12/charlie_chaplin-238x300.jpg" alt="charlie_chaplin" width="238" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo con quello che concerne l’aspetto etimologico del termine: divertire, i cui fratelli di radice  sono divertimento, diversione, diverticolo e diverso. Ma sillogismi a parte si è perduto il vero significato della parola “divertimento”. È rimasto solo il fratello ribelle, di-vertere, ossia distogliere dai problemi. Ma il divertimento, punta di diamante di uomini come Wilde, Chaplin, Carrol, passando per Shakespeare si stanno affievolendo man mano. Credo che fu Keaton che una volta sentenziò: “Far ridere è una cosa seria”.</p>
<p style="text-align: left;">Proprio qualche giorno fa mi è capitato di inoltrarmi in una discussione sulla metodologia, più o meno affinata, del mio interlocutore per definire se un film fosse buono o meno: deve divertirmi, sentenziò. Io, confesso, fui colto piuttosto alla sprovvista vista l’affermazione tanto puerile da un uomo che puerile non pareva, ma riflettendoci quell istante, capì che probabilmente la risposta conteneva più strati di quanti ne avessi colti tutta prima. Allorché chiesi cosa significasse esattamente per lui “divertire”. Lui, facendo spazio nelle orbite allo stupore rispose candidamente: “Far ridere, no?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco. Ciò che vorrei esprimere, in queste poche macchie, non è una critica, un’additata o un’invettiva sociale ma un semplice rammarico nei riguardi di quest’arte, forse non caduta in declino, ma sempre più occultata, dove “divertire” era un mezzo potente, una chiatta dove poter caricare insegnamenti e morali, in cui il riso era uno dei tanti remi che servivano a spostarla. La cosiddetta “commedia brillante” con Capra, Cukor, Lubitsch fu un momento di grande rigoglio in questo senso. Quando mi capita di vederne uno rido, certo, ma una volta finito il film qualcosa non è più lo stesso, qualcosa è cambiato, non si sa bene cosa, ma c’è. E forse, non è nemmeno importante che ce se ne renda conto consciamente. Qualsiasi cosa sia farà il suo corso e si farà strada col tempo. Ora, purtroppo, è raro trovarne uno così. Allen con l’ultimo “Whatever Works” ci ha fatto respirare aria buona, ma è Allen.<br />
Concludo consigliando per chi non l’avesse ancora letto e si trovasse, così, accidentalmente d’accordo un libro figlio della corrente di libri “divertenti” che ho testé terminato di leggere. “Il nome della rosa”, di Umberto Eco. Temuto da molti, adorato da altri, conosciuto da tutti. Superato lo scoglio delle prime pagine, ci addentra in un mondo in cui il riso nasce dal nervosismo e la paura dall’assurdo. Un consiglio? Prendete l’edizione con le postille, assolutamente magnifiche. Buon divertimento.</p>
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		<title>Tempo di &#8220;Rigurcinema&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 18:55:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La maschera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/02/12/2009/rigurcinema/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/12/cinema1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="cinema" title="cinema" /></a>Cosa pensate quando sentite la parola cinema? Pop-corn, coca-cola, poltroncine rilassanti e uno stormo colorato di immagini e suoni che passano sullo schermo e che poi..scompaiono dalla nostra mente dopo pochi minuti. L'intelletto sembra non entrare più in gioco e anche i film proposti sembrano seguire questa tendenza...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-3987" title="cinema" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/12/cinema1-300x198.jpg" alt="cinema" width="300" height="198" /></p>
<p>Avete mai fatto caso (e probabilmente siete tra quelli) alle persone che, la prima cosa che fanno varcata la soglia di un cinema, è scagliarsi verso il bar per acquistare gli irrinunciabili, i migliori, i sublimi, LORO: popcorn, nachos, coca-cola, e quanto altro sia possibile per mandare le papille gustative in crisi esistenziale? Anche se davanti a voi c’è una fila oblunga che sembra ricalcare una blasfema comunione: il corp-corn di Cristo. Intanto il film sta partendo. Se siete stati abbastanza furbi (e vi assicuro che siete una minoranza) i biglietti gli avete già presi in precedenza, quindi avete già versato e contribuito ai salari delle maschere per non meno di quindici franchi ma, nonostante questo, nonostante che il film stia iniziando non vi muovete. Certo, perché i popcorn sono irrinunciabili, soprattutto quando sono così a buon mercato da farveli pagare l’inezia di dieci centesimi l’uno. E piuttosto che rinunciare e non perdere l’inizio pensate : <em>“I primi 10 minuti? Ma non fa niente, tanto di minuti ce ne sono tanti altri”</em>. Già che ci sono vorrei fare una appello alle eventuali mamme che stanno leggendo: quando mandate la vostra cara prole bilustre al cinema la domenica pomeriggio prendete una decisione strategica, o date loro da mangiare qualcosa che non sia crusca o evitate di riempire loro le tasche con 30 talleri o più che immancabilmente baratteranno con più commestibili articoli.</p>
<p style="text-align: left">In realtà sto divagando. Questo articolo era per manifestare a voi una mia riflessione: il gioco della domanda e dell’offerta applicato alla cinematografia. Fattori: l’intelletto, lo spettatore, la pigrizia. Tante volte ho letto e ho sentito discorsi su quanto il cinema sia stato influenzato, corrotto, guastato dalla televisione. <em>“Il cinema è così oggi per colpa della televione”</em>.<em> </em>Niente di più falso o niente di così poco vero. La televisione è un fattore sociale e, come ogni altro fattore sociale, in qualsiasi epoca ha influenzato il cinema. Ma non è obbligatoriamente un aspetto negativo. Ciò che ha corrotto il cinema siete voi, voi che vi siete fatti guastare dalla televisione, e che vi ha portato a ricercare dappertutto ciò che solo la televisione è in grado di darvi: la possibilità di non adoperare quelle fastidiose “celluline grige” come le chiamava Poirot. La TV non vi richiede nessun tipo di partecipazione. Non più. E la cosa vi piace, perché (parliamoci chiaro) chi ve lo fa fare di lavorare tutto il giorno e poi adoperare ancora il cervello anche a casa. <em>“Almeno a casa voglio solo divertirmi”.</em> Con questa affermazione (divenuta ormai un claudicante alibi) si è sempre più abbandonato i programmi in cui vi era (anche se in maniera piuttosto metaforica) un certo dialogo tra lo spettatore e il presentatore: il presentatore parlava, lo spettatore rifletteva su quello che il presentatore diceva, lo spettatore formulava un opinione, lo spettatore manifestava la sua opinione a terzi o, perché no, direttamente al televisore. Ma il cinema, cari figlioli perduti, respira di questo: di una partecipazione. Un film non è quello che vediamo, ma quello che ricordiamo dopo averlo manipolato nella nostra mente. Quello è il film. Ma nella mente bisogna che ci entri e che ci rimanga per un tempo utile. Altrimenti è uno stormo colorato di immagini e suoni. Ma oggigiorno sempre di più, il cinema offre e l’offerta segue la domanda: film in cui l’impiego di intelletto sia ridotto al minimo, perché già la gente va poco al cinema, se in più oltre ai soldi bisogna chiedergli anche un paio di sinapsi&#8230; Ma tranquillizzatevi. Guardatevi intorno e respirate con calma. Ci siete riusciti.</p>
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		<title>A Christmas Carol: Charles Dickens ri-visto da Zemeckis</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 09:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-3854 aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/Locandine-christmas-carol.JPG" alt="Locandine christmas carol" width="480" height="345" /></p>
<p style="text-align: justify">Robert Zemeckis (regista di <em>Forrest Gump</em>, 1994) propone con la Walt Disney Pictures un film natalizio senza precedenti: <strong><em>A Christmas Carol</em></strong> è la versione moderna dell’omonimo racconto di Charles Dickens del 1843 <em>Canto di Natale</em>, che narra del “viaggio” di redenzione, nella notte di Natale, di un vecchio avaro. Il film, girato in 3D, è stato realizzato con la motion-capture (tecnica già usata da Zemeckis in <em>The Polar Express</em> e <em>Beowulf</em>).</p>
<p style="text-align: justify">“La storia di Dickens è incredibilmente surreale e, ovviamente, gli adattamenti precedenti erano limitati dagli strumenti del cinema del tempo”, ha spiegato il regista. “La missione era di letteralmente ri-vedere il film in un modo assolutamente nuovo. Mentre lavoravo a <em>Beowulf </em>ho capito che questa maniera di girare può permettere di reintrodurre il pubblico ai grandi classici, in modo moderno. Pensando a questo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la mia storia preferita di tutti i tempi: il <em>Canto di Natale</em>”.</p>
<p style="text-align: justify">La tecnologia moderna ha permesso alcune finezze delle quali il regista va molto fiero: “Un’altra cosa molto sottile che mi ha entusiasmato è stata l’essere capace di illuminare tutto il film con luce di candela” ha aggiunto Zemeckis. “Non è fantastico? Sappiamo che c’erano solo due forme di luce allora. C’era la luce del sole e la luce delle fiamme, delle candele o del camino. Il mondo appariva così a quel tempo”.</p>
<p style="text-align: justify">Un altro miracolo dovuto al digitale è il fatto che <strong>Jim Carrey recita in questo film addirittura sette ruoli</strong>, ossia Ebenezer Scrooge a tutte le età (ragazzino, giovane, adulto e vecchio spilorcio) e i tre spiriti che gli fanno visita nella notte di Natale (Lo spirito del Natale passato, Lo spirito del Natale presente e lo spirito del Natale futuro), ognuno in modo estremamente spettrale e pauroso.<br />
Colin Firth è invece il nipote di Scrooge. A proposito del recitare in motion-capture, davanti a un <em>greenscreen</em> senza nessuna decorazione e nessun altro personaggio, Firth ha detto “È come recitare nella tua camera da letto da bambino”.
</p>
<p style="text-align: justify">La storia di Dickens è già stata raccontata al cinema tantissime volte. <strong>Perché farlo di nuovo? “Perché il mio film è il primo che porta il <em>Canto</em> di Dickens sullo schermo come lui l’aveva immaginato 165 anni fa”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nelle sale da novembre 2009</strong></p>
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		<title>Disney goes black</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 09:47:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/19/11/2009/disney-goes-black/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/Frog_official_poster_500-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Frog_official_poster_500" title="" /></a>Arriva nelle sale il 49° capolavoro della Walt Disney, “La principessa e il ranocchio”, che inverte l’esito del famoso bacio tra principessa e rospo. Per la prima volta la protagonista è una principessa scura di pelle. Questo però non è bastato per mettere finalmente a tacere le accuse di razzismo che da anni sono rivolte alla Disney. Anzi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-3762 aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/Frog_official_poster_500.jpg" alt="Frog_official_poster_500" width="280" height="436" /></p>
<p style="text-align: justify">Ed ecco il 49° capolavoro della Walt Disney, <strong>La principessa e il ranocchio</strong>. La storia si basa sulla favola dei fratelli Grimm <em>Il principe ranocchio</em> e sulla novella di E.D. Baker <em>Incantesimi, baci, ranocchi &amp; principesse</em>: il principe Naveen della terra di Maldonia viene trasformato in un ranocchio dal perfido mago woodoo Dr. Facilier. Naveen scambia la giovane fanciulla Tiana per una principessa e le chiede il bacio che dovrebbe rompere l’incantesimo e farlo tornare umano. Inaspettatamente però, è Tiana a diventare a sua volta una rana…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ritorno al 2D</strong></p>
<p style="text-align: justify">La Disney aveva annunciato nel 2004 che <em>Mucche alla riscossa</em> sarebbe stato il suo ultimo film di animazione in 2D. Dopo l’acquisizione della Pixar nel 2006 invece, i nuovi direttori del reparto animazione (Ed Catmull e John Lasseter) hanno deciso di tornare alla tradizionale animazione disegnata a mano. Gli autori de <em>La principessa e il ranocchio</em> hanno così usato carta e penna per creare disegni che sono stati poi scansionati. Sebbene ci sia stata qualche novità tecnica, il processo di realizzazione è dunque rimasto sostanzialmente lo stesso di sempre. Solo alcuni effetti speciali e gli sfondi sono stati creati digitalmente.</p>
<p style="text-align: justify">Il film promette di tornare allo stile “musical di Broadway” dei grandi classici di Walt Disney. I registi Ron Clements e John Musker sono infatti gli stessi de <em>La Sirenetta</em> (1989) e <em>Aladdin </em>(1992), mentre la colonna sonora è stata composta da Randy Newman, già autore di musiche per la Disney.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Accuse di razzismo</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><em>La principessa e il ranocchio</em> è il primo film della Disney che presenta una principessa scura di pelle.</strong> Ciò avrebbe dovuto mettere finalmente a tacere tutte le accuse di razzismo che sono state rivolte alla Disney in passato (*). E invece no, anzi: è successo esattamente il contrario.</p>
<p style="text-align: justify">La prima trama prevedeva che Maddy, una cameriera di colore al servizio di una presuntuosa debuttante bianca, venisse aiutata da una sacerdotessa woodoo a conquistare il cuore di un giovane principe bianco. In seguito alle pesanti accuse di insensibilità razziale:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>Il nome della protagonista è stato cambiato da Maddy a Tiana, perché Maddy era troppo simile a quello delle “Mammy”, le grassissime governanti nere del Deep South.</li>
<li>L’occupazione di Tiana è stata modificata: quella di serva avrebbe ricordato troppo i tempi della schiavitù.</li>
<li>Il principe non è né bianco né nero, ma mediorientale.</li>
<li>Il titolo originale <em>The frog princess</em> è stato modificato, in quanto “La principessa ranocchia” sembrava suggerire che la principessa nera fosse brutta o “animalesca”.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">La Disney sostiene invece che la principessa nera sia stata pensata proprio per segnalare l’inizio di una nuova era nelle proprie produzioni. Pare che l’&#8221;effetto Obama&#8221; abbia colpito anche i cartoni animati…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Curiosità</strong></p>
<ul style="text-align: justify">
<li>Per dare voce al personaggio di Tiana sono state prese in considerazione anche la cantante e attrice Jennifer Hudson, la cantante Alicia Keys e la top model Tyra Banks. Alla fine è stata invece scelta l’attrice Anika Noni Rose (<em>Dreamgirls</em>, 2006).</li>
<li>Eudora, la madre di Tiana, è interpretata da Oprah Winfrey</li>
<li>Siccome il film si svolge a New Orleans negli anni ’20, ovvero gli anni d’oro della musica Jazz, la lucciola e l’alligatore presenti nel film sono stati chiamati Louis e Ray, in onore di Louis Armstrong e Ray Charles, due leggende del Jazz.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">Nelle sale dal 25 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify">(*): Molti film della Disney sono stati accusati di razzismo: i corvi di <em>Dumbo</em> sono stati criticati per il timbro di voce africano, le scimmie del <em>Libro della Giungla </em>per essere le uniche a non parlare con perfetto accento inglese, gli indiani di <em>Peter Pan</em> perché dicono di essere diventati “rossi” solo dopo che un indiano è arrossito per aver baciato una ragazza (la loro origine era quindi bianca), i gatti cattivi di <em>Lilli e il Vagabondo</em> per i loro tratti orientali.</p>
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		<title>Avatar, il ritorno di Cameron</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 23:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizione Online - Ultime]]></category>
		<category><![CDATA[Speciale Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/13/11/2009/avatar-il-ritorno-di-cameron/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/avatarnewposter1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="avatarnewposter" title="" /></a>Dopo dodici anni di astinenza dal cinema, il regista di Titanic James Cameron torna con il film di fantascienza in 3D AVATAR. Il film si svolge sul pianeta Pandora, i cui abitanti, i Na’vi, sono simili agli umani ma più alti e con la pelle blu. Per sopravvivere sul pianeta gli umani devono entrare nel corpo degli Avatar, ibridi tra umani e Na’vi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-3683 aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/avatarnewposter1.jpg" alt="avatarnewposter" width="280" height="420" /></p>
<p style="text-align: justify">Dopo dodici anni di astinenza dal cinema, James Cameron torna con il film di fantascienza in 3D <strong><em>Avatar</em></strong>. Il film si svolge sul pianeta Pandora, i cui abitanti, i Na’vi, sono simili agli umani ma più alti e con la pelle blu. Una compagnia umana ha invaso Pandora per impossessarsi di un prezioso materiale. Per poter respirare sul pianeta, dove l’atmosfera è letale, gli umani hanno creato geneticamente un ibrido tra uomo e Na’vi, l’Avatar: collegando il proprio sistema nervoso a quello della creatura, gli uomini “entrano” del corpo dell’avatar e possono muoversi liberamente sul pianeta. Jack, il protagonista, entrando in contatto con la popolazione e vedendo il pianeta attraverso gli occhi di una sua abitante, comincerà però a chiedersi da quale parte è giusto stare.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo il trionfo di <em>Titanic </em>nel 1997 (il film è considerato uno dei film di maggior successo della storia), Cameron si dedica a documentari, immersioni e all’invenzione (con il suo studio di visual effects Digital Domain, uno dei più importanti di Hollywood) di una nuova macchina da presa.<br />
Il primo copione di Avatar viene scritto nel 1994, ma non ci sono ancora le possibilità tecniche necessarie a sviluppare un simile progetto. Inizialmente, il regista pensa di realizzare il film in Motion-Capture, che prevede l’applicazione sul corpo dell’attore (specialmente sul viso) di tantissimi marcatori in grado di creare un’immagine stilizzata del corpo e riprodurre digitalmente i movimenti. Questi vengono poi “catturati” dalle telecamere e mandati ai computer, andando a creare un’immagine virtuale che riproduce esattamente i movimenti dell’attore. L’idea si rivela però troppo costosa e, comunque, per Cameron la qualità della Motion-Capture non sarebbe stata sufficiente. Solo dopo che Peter Jackson, con l’aiuto della Weta Digital, riesce a creare dei personaggi interamente digitali (Gollum ne <em>Il Signore degli Anelli</em> o <em>King Kong</em> nell’omonimo film del 2005) e a dimostrare che essi possono sembrare reali al 100%, Cameron si convince a continuare il progetto.<br />
Il regista, che vuole ottenere il miglior risultato possibile, compie un altro passo grazie alla sua nuova telecamera. Gli attori, che prima recitavano davanti a una parete colorata e l’immagine veniva “trasportata” digitalmente solo in un secondo momento nel vero setting, con la nuova tecnica vengono visti da Cameron su un monitor (con gli appositi occhialini 3D) immediatamente assieme ai personaggi digitali.</p>
<p style="text-align: justify">James Cameron è sempre stato, fin da piccolo, un fan della science-fiction: <strong>“Avatar è per così dire la somma di tutte le storie di fantascienza che ho letto e visto</strong>. Ho cercato di rappresentare un mondo estraneo come lo immaginavo io nella mia fantasia.”, ha dichiarato il regista alla rivista tedesca Cinema – “Ma pure le immersioni devono aver giocato un ruolo importante: anche sott’acqua, come su Pandora, non si può respirare”.<br />
E come mai “Pandora”? Nella mitologia greca, a Pandora appartiene un vaso che contiene tutti i tormenti dell’umanità. Quando il vaso si scoperchia, questi si abbattono sul mondo. “Seguendo questa credenza, gli umani nel film pensano che il pianeta sia l’inferno. Solo Jack riuscirà ad apprezzarlo”, ha spiegato Cameron.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nelle sale da gennaio 2010</strong><br />
Cast: Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Laz Alonso, Joel Moore</p>
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		<title>(In)Glorious Basterds</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 12:59:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULTURA E SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI E SPETTACOLI]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/06/11/2009/inglorious-basterds/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/inglorious_basterds_locandina-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="inglourious_basterds_locandina" title="" /></a>L’ultima opera di Quentin Tarantino è un’epopea di spionaggio "men on a mission" ambientato nella Francia occupata della seconda Guerra Mondiale. I "Bastardi" sono infatti un gruppo di soldati ebrei americani che conducono una guerra personale contro i nazisti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-3567 aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/inglorious_basterds_locandina.jpg" alt="inglourious_basterds_locandina" width="439" height="651" /></p>
<p>L’ultima opera di Quentin Tarantino è un’epopea di spionaggio &#8220;men on a mission&#8221; ambientato nella Francia occupata della seconda Guerra Mondiale. I &#8220;Bastardi&#8221; sono infatti un gruppo di soldati ebrei americani che conducono una guerra personale contro i nazisti. La loro missione è ostacolare il Terzo Reich uccidendo ogni soldato tedesco che incontrano, prendendogli anche lo scalpo. La strada dei &#8220;Bastardi&#8221; incontrerà quella di una ragazza ebrea francese che gestisce un cinema a Parigi.</p>
<p>Il film prende il titolo dal film di Enzo Castellari &#8220;Inglorious Bastards&#8221; (tradotto in italiano <em>Quel maledetto treno blindato</em>, 1978). Castellari ha però specificato: &#8220;È un film completamente diverso, questa è una cosa di Tarantino, non è un remake – è qualcosa che ho ispirato con il mio film&#8221;. Tarantino rivisita (in modo molto violento) il war movie e il western: uno dei titoli pensati dal regista era infatti <em>C’era una volta nella Francia occupata dai nazisti</em>, che è rimasto il titolo di un capitolo del film.</p>
<p>Il cast è d’eccezione (Brad Pitt, Eli Roth, Christoph Waltz, Diane Kruger, Daniel Brühl) ed è stato scelto contemporaneamente a Parigi, Berlino e Los Angeles: &#8220;So che è all’avanguardia – ha affermato il co-produttore Henning Molfenter – ma so anche che il pubblico internazionale è pronto per una simile scelta. È un nuovo passo verso un cinema internazionale, e credo sarà molto apprezzato&#8221;. Diane Kruger, cresciuta in Germania e residente oggi a Parigi, ha trovato l’idea di un cast internazionale un modo per &#8220;rinfrescare&#8221; per il mondo del cinema: &#8220;Essendo europea, lo apprezzo molto. Penso sia fantastico che Quentin abbia il fegato di farlo. Aggiunge autenticità, ed è divertente&#8221;.</p>
<p>Anche Brad Pitt si è detto entusiasta di partecipare al film, ed è stato il primo attore a entrare nel cast, con il ruolo del tenente Aldo Raine. Tarantino ha sperato fin dall’inizio che Pitt accettasse il lavoro, ma ha ammesso di essersi fatto prendere dal panico: &#8220;Ho pensato: ‘Quante sono le possibilità che la star più richiesta del momento voglia fare questo film e che sia disponibile proprio quando io ho bisogno di lui, cioè proprio adesso?’ Ma a volte gli Dei del cinema ti sorridono. Pitt è magnifico, non ho preso in considerazione nessun’altro&#8221;.</p>
<p>Il film è già diventato un cult.</p>
<p>…&#8221;Se ti servono degli eroi, manda i Bastardi&#8221;<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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