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	<title>L&#039;universo &#187; comunicazione</title>
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		<title>Parte il progetto Net1. Ci siamo anche noi</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 14:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L&#39;universo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi "L'universo"]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/26/02/2010/parte-il-progetto-net1-ci-siamo-anche-noi/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/02/net1news_logo.gif" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="net1news_logo" title="net1news_logo" /></a>È ormai vicino il debutto ufficiale del progetto Net1, un aggregatore di notizie meritocratico che ripropone contenuti provenienti da siti di informazione e blog di tutta Italia, e non solo. Al progetto, infatti, ha aderito con entusiasmo anche L'universo, che contribuirà mettendo a disposizione gli articoli pubblicati su luniverso.com.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.luniverso.com/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/4591.gif&amp;w=200&amp;h=150&amp;zc=1&amp;ft=jpg' alt='post thumbnail' /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-4592   aligncenter" title="net1news_logo" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/02/net1news_logo.gif" alt="net1news_logo" width="242" height="139" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">È ormai vicino il debutto ufficiale del progetto Net1, un aggregatore di notizie meritocratico che ripropone contenuti provenienti da siti di informazione e blog di tutta Italia, e non solo. Al progetto, infatti, ha aderito con entusiasmo anche L&#8217;universo, che contribuirà mettendo a disposizione gli articoli pubblicati su luniverso.com.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un&#8217;idea di un gruppo di intraprendenti &#8220;professionisti, giornalisti, studenti, impiegati e appassionati della Rete&#8221; che sognano &#8220;un&#8217;informazione libera in un mondo libero&#8221; ha preso vita Net1, un portale che fa da vetrina ai contenuti prodotti e pubblicati da numerosi siti di news, giornalismo ed informazione indipendente. Ecco come è stato pensato il sistema di raccolta e gestione dei contenuti: gli articoli derivanti dai siti aderenti al progetto (a fine febbraio si contano quasi 300 iscritti) vengono riportati sul portale di Net1, ed hanno una visibilità proporzionale al successo ottenuto tra i visitatori, in termini di visualizzazioni. Un articolo avrà, quindi, maggiore risalto quanto più sarà letto, e potrà quindi guadagnarsi un posto nella prima pagina relativa all&#8217;argomento che tratta ed, infine, nella home page del portale.</p>
<p style="text-align: justify;">Net1 uno è, dunque, il primo sistema di &#8220;net news&#8221; in Italia. Dal primo di marzo lo trovate qui:  <a href="http://www.net1news.org" target="_blank">www.net1news.org</a>.</p>
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		<title>150 amici per me possono bastare!</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 15:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabel Indino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizione Online - Ultime]]></category>
		<category><![CDATA[SCIENZE E TECNOLOGIA]]></category>
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		<category><![CDATA[facebook]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/28/01/2010/150-amici-per-me-possono-bastare/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/01/facebook2-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="facebook2" title="facebook2" /></a>Quanti sono i vostri amici di Facebook? 100, 200, di più? Secondo uno studio di Robin Dunbar della Oxford University, nemmeno facebook può eliminare il limite della nostra corteccia cerebrale: ci è possibili infatti instaurare un massimo di 150 relazioni stabili! Dall' add as a friend sempre e comunque alla filosofia del "pochi ma buoni"...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-4222" title="facebook2" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/01/facebook2-300x273.jpg" alt="facebook2" width="300" height="273" /></p>
<p style="text-align: justify;">Con Facebook gli “amici” si moltiplicano di giorno in giorno, con richieste di amicizia anche da persone sconosciute o solo intraviste. Si segue la politica dell’ “add as a friend”, la quale richiede un minimo sforzo: basta un click ed eccoci impegnati in una nuova relazione virtuale. Ritenuti scarsi quelli che non arrivano alla centinaia e ammirati coloro che invece la superano di netto. Ma, secondo una ricerca dell’antropologo della Oxford University Robin Dunbar, è meglio adottare la filosofia “pochi ma buoni”. Infatti la nostra corteccia cerebrale ha un limite che nemmeno facebook è riuscito a superare: non riusciamo ad avere più di 150 relazioni stabili. Questa cifra è infatti detto “numero di Dunbar”, limite cognitivo (di natura teorica) oltre cui non sarebbe più possibile instaurare delle relazioni stabili. Nonostante la diffusione dei social network, molte ricerche hanno provato che post, inviti e tanto altro vengono indirizzati sempre ad una cerchia ristretta di “amici”, che si conoscono nel mondo reale.<br />
Non è quindi il numero a far la differenza, ma l’importanza della solidità dei rapporti supera anche questa volta i poteri del web.<br />
Provate dunque a “spulciare” la vostra lista di “friends facebookiani” e individuate i vostri best-150!</p>
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</ul>
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		<title>Murdoch si allea con Microsoft</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 18:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Bortone</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULTURA E SOCIETA']]></category>
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		<category><![CDATA[Microsoft]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/02/12/2009/murdoch-si-allea-con-microsoft/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/12/murdoch-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Murdoch" title="" /></a>Il mondo dell’editoria online è in subbuglio. Si vocifera che il tycoon Rupert Murdoch sia inten-zionato a muovere guerra a Google. Allo studio ci sarebbe un accordo (economico) con Microsoft, cui potrebbe venir concessa l’esclusiva per l’indicizzazione dei contenuti prodotti da NewsCorp, che sparirebbero così dalla lista di Google. Un primo passo verso una guerra fra motori di ricerca?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-3978 aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/12/murdoch.jpg" alt="Murdoch" width="368" height="423" /></p>
<p style="text-align: justify">Il sottobosco del mondo mediatico globale è in subbuglio: l’imprenditore australiano Rupert <strong>Murdoch</strong> avrebbe lanciato <strong>l’offensiva a Google News</strong>, trattando con Microsoft il diritto esclusivo di indicizzare sul motore di ricerca <strong>Bing</strong> tutti contenuti prodotti da <strong>NewsCorp</strong> (l’impero mediatico di Murdoch, che spazia dal <em>Wall Street Journal</em>, al <em>Washington Post</em>, al <em>Sun</em>, affonda le sue radici nel mondo intero. Si stima che il gruppo editoriale raggiunga ogni giorno 4,7 miliardi di persone, ossia i ¾ della popolazione globale, N.d.A.).</p>
<p style="text-align: justify">Si vocifera che <strong>Microsoft</strong> sarebbe disposta a chiudere con NewsCorp un accordo economico per “soffiare” a Google le edizioni online dei quotidiani del gruppo Murdoch, che scomparirebbero così dalla lista di siti indicizzati da «BigG».</p>
<p style="text-align: justify">Il tycoon australiano accuserebbe senza mezzi termini il celebre motore di ricerca di Mountain View di «furto di contenuti»: notizie diffuse online dai quotidiani della NewsCorp verrebbero, infatti, pubblicate gratuitamente da Google News.</p>
<p style="text-align: justify">BigG si difende ricordando che il motore di ricerca genera molto traffico virtuale, anche per i siti di Murdoch, e che il titolare dei domini web può in ogni momento decidere per l’esclusione dall’indicizzazione su Google.</p>
<p style="text-align: justify">La trattativa, tuttavia, è ancora in fase embrionale e manca di ufficialità. Malgrado ciò, se l’accordo dovesse andare in porto, per Google si aprirebbe un <strong>nuovo fronte di concorrenza</strong>. Seguendo l’esempio di NewsCorp, infatti, anche altri grandi gruppi editoriali – allettati da eventuali ricavi – potrebbero staccarsi da Google e unirsi a Bing, il motore di ricerca di Microsoft sorto nel giugno del 2009 dalle ceneri di Live Search.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo il <em>Financial Times</em>, a beneficiare maggiormente dello sforzo compiuto da Microsoft, sarebbe <strong>l’industria dei giornali</strong>, che ancora deve sviluppare e consolidare un modello di business che sopperisca adeguatamente al calo nelle vendite di giornali e spazi pubblicitari.</p>
<p style="text-align: justify">È stato mosso un primo passo verso una guerra fra motori di ricerca? È presto per dirlo. Staremo a vedere…</p>
<p style="text-align: justify">Maggiori informazioni sull’immenso impero mediatico di Rupert Murdoch reperibili al sito: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rupert_Murdoch">http://it.wikipedia.org/wiki/Rupert_Murdoch</a>.</p>
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		<title>Campagna sui disabili: obiettivo raggiunto?</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULTURA E SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Online - Ultime]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/18/11/2009/campagna-sui-disabili-obiettivo-raggiunto/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/Cattura.JPG" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Cattura" title="Cattura" /></a>Nonostante il fine sociale e la pubblicazione di una seconda fase che ne rovescia il significato, la recente campagna promossa da AI sul tema dell'integrazione dei disabili nel mondo del lavoto ha sollevato un polverone. Comprensibile porsi alcune domande sulla forma della campagna, ma scandalizzarsi non serve a nessuno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3754" title="Cattura" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/Cattura.JPG" alt="Cattura" width="430" height="213" /></p>
<h6>(Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea de L&#8217;universo del 18 novembre 2009)</h6>
<p>Pregiudizi in piazza, nero su bianco: è questa l’idea su cui si fonda la campagna pubblicitaria promossa da Assicurazione Invalidità per sensibilizzare la società nei confronti della discriminazione verso i disabili. Nei primi giorni di novembre anche Lugano ha visto apparire per le proprie strade cartelloni dagli slogan al vetriolo: “I disabili non vogliono lavorare”, “I disabili sono inutili”. Nonostante il fine sociale e la pubblicazione di una seconda fase della campagna che ne rovescia il significato (in realtà si mira a sensibilizzare sul problema della discriminazione in ambito lavorativo), l’opinione pubblica si è duramente ribellata a questo tipo di comunicazione che sconfina nella mancanza di rispetto e, paradossalmente, proprio nella discriminazione.</p>
<p>C’è perplessità anche tra chi opera nel settore. Rossano Cambrosio, direttore della fondazione La Fonte, che da quasi tre decenni si occupa di realizzare e gestire strutture destinate all’integrazione sociale e professionale di invalidi, si dice poco convinto delle modalità di comunicazione: “il nostro settore ha spesso poca visibilità sui media, ma non per questo dobbiamo ricorrere a pubblicità aggressive, soprattutto se così grezze ed irrispettose. Si è trattato di un grido di aiuto per fare discutere del problema del pregiudizio.” Un estremo tentativo di mettere al centro dell’attenzione una questione troppe volte ignorata, tentativo rivelatosi addirittura controproducente e che ha finito per porre AI nell’occhio del ciclone.</p>
<p>Pur comprensibile, però, nemmeno la reazione dell’opinione pubblica si è rivelata particolarmente utile alla causa. Le critiche alla campagna sono state mosse in nome della dignità, ma al contempo la polemica contro AI e le sue scelte comunicative ha tolto attenzione al problema di fondo: i media si sono occupati molto di pubblicità, del confine tra lecito e discriminatorio in questo settore, e molto meno del tema del pregiudizio nei confronti dei disabili. E quando l’indignazione ha perso di attualità, la questione è stata lentamente abbandonata da media e pubblico per passare ad altro: “tutti gridano, all’inizio, ma poi si finisce per accettare la situazione”, conferma Cambrosio. La pubblicità è stata male pensata e si è rivelata di cattivo gusto, ma battersi contro i cartelloni senza che vi sia una generale presa di coscienza del problema significherebbe difendere gli interessi dei disabili soltanto ad un livello superficiale.</p>
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		<title>Quella sottile linea tra provocazione e cattivo gusto</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 10:41:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/06/11/2009/la-sottile-linea-tra-provocazione-e-cattivo-gusto/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/TFMF_kxjrtl45kuhyjl45dordsa45_05840a69-a1b1-46d9-914b-270f9db33b14_0_interna-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="__TFMF_kxjrtl45kuhyjl45dordsa45_05840a69-a1b1-46d9-914b-270f9db33b14_0_interna" title="" /></a>Da qualche giorno anche Lugano ha visto apparire per le proprie strade alcuni cartelloni pubblicitari che non potevano non scatenare un putiferio: la campagna, apparentemente contro i diversamente abili, è fondata su slogan di sicuro impatto. Le proteste hanno spinto i committenti a passare anzi tempo ad una "fase 2" chiarificatoria, ma le polemiche sono lungi dall'attenuarsi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-3556 aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/TFMF_kxjrtl45kuhyjl45dordsa45_05840a69-a1b1-46d9-914b-270f9db33b14_0_interna.jpg" alt="__TFMF_kxjrtl45kuhyjl45dordsa45_05840a69-a1b1-46d9-914b-270f9db33b14_0_interna" width="499" height="222" /></p>
<p style="text-align: justify">Da qualche giorno Lugano ha visto apparire per le proprie strade alcuni cartelloni pubblicitari che non potevano non scatenare un putiferio: la campagna, apparentemente contro i diversamente abili, è fondata su slogan di sicuro impatto. Le proteste hanno spinto i committenti a passare anzi tempo ad una &#8220;fase 2&#8243; chiarificatoria, ma le polemiche sono lungi dall&#8217;attenuarsi.</p>
<p style="text-align: justify">Il caso ha avuto inizio quando, nell&#8217;ambito di una campagna nazionale, anche sulle rive del Ceresio sono apparsi slogan come &#8220;I disabili non vogliono lavorare&#8221; e &#8220;I disabili sono inutili&#8221;, scatenando a tempo di record una reazione popolare di sdegno e dura critica. Locali e persino turisti hanno sin da subito mosso nei confronti del committente &#8211; inizialmente ignoto &#8211; l&#8217;accusa di essersi spinti oltre la provocazione e di avere profondamente leso la dignità dei diversamente abili. A fronte delle vibranti proteste e di un&#8217;interrogazione urgente al Consiglio di Stato presentata da due consiglieri comunali, l&#8217;ideatrice dell&#8217;iniziativa &#8211; rivelatasi l&#8217;Assicurazione Invalidità &#8211; si è vista costretta a passare alla seconda fase della campagna. Così i provocatori slogan sono stati completati da poche parole in grado di rivoluzionarne il significato (vedi foto in alto).</p>
<p style="text-align: justify">Non c&#8217;era alcun dubbio che il fine fosse quello di porre al centro dell&#8217;attenzione i pregiudizi di cui i diversamente abili sono spesso vittime, come non è nemmeno in discussione il fatto che, nonostante lo scopo nobile, la scelta comunicativa si sia rivelata decisamente infelice. La decisione di puntare su una pubblicità &#8220;urlata&#8221; e &#8220;shockante&#8221; ha generato soltanto in parte i risultati sperati: certo, se ne è parlato tanto ed il tema è stato ripreso da tutti i media ad un ritmo forsennato, ma più che una nuova sensibilità nei confronti della problematica, ciò ha dato vita ad un generale sentimento di indignazione nei confronti di chi ha lanciato il messaggio.</p>
<p style="text-align: justify">La questione è aperta, i critici  sono ovviamente tanti, e la posizione è condivisibile. Ciò detto, va anche segnalata la &#8220;reazione scomposta&#8221; di molte persone che, mosse da buoni sentimenti, si sono scagliate contro la campagna credendola una reale accusa nei confronti dei disabili. Mentre tutti criticavano la forma &#8211; immaginando quali fossero fine ed autore &#8211; c&#8217;è chi ha interpretato gli slogan in senso letterale, con conseguenze disastrose e prevedibili: su giornali e web sono apparse paradossali prese di posizioni in cui si sosteneva che i disabili non sono più inutili di anziani, sieropositivi, degenti e manager strapagati &#8211; solo per citare qualche categoria.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo avere temuto un&#8217;invasione di ristoratori turchi durante la recente campagna di SGA &#8211; che però era finalizzata proprio a scatenare questa reazione &#8211; parte del pubblico ticinese ha decisamente frainteso la campagna di sensibilizzazione di AI, non comprendendo il reale scopo dell&#8217;iniziativa. <strong>Ma si tratta di genio pubblicitario incompreso o, più verosimilmente, di semplice cattivo gusto?</strong></p>
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		<title>Facebook: ecco il profilo &#8220;commemorativo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 12:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/28/10/2009/facebook-ecco-il-profilo-commemorativo/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/10/facebook-death-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="facebook-death" title="" /></a>Cosa succede al profilo di Facebook di una persona deceduta? A meno che qualcuno a conoscenza della password fosse in grado di disattivarlo, fino a oggi il profilo sarebbe rimasto “attivo”. In questi giorni è stato però lanciato da Facebook un nuovo servizio “in memoriam”: un formulario che gli amici del defunto possono inviare a Facebook, chiedendo che l’account del proprio caro venga reso “commemorativo”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-3400" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/10/facebook-death.jpg" alt="facebook-death" width="380" height="280" /></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa succede al profilo di Facebook di una persona deceduta? A meno che qualcuno a conoscenza della password fosse in grado di disattivarlo, fino a oggi il profilo sarebbe rimasto “attivo”. In questi giorni è stato però lanciato da Facebook un nuovo servizio “in memoriam”: un formulario che gli amici del defunto possono inviare a Facebook, chiedendo che l’account del proprio caro venga reso “commemorativo”, cioè accessibile soltanto agli amici confermati, impossibile da ritrovare nella ricerca degli utenti e senza informazioni personali e aggiornamenti dello status.</p>
<p style="text-align: justify;">Max Kelly, membro del team di Facebook, ha appena perso in un incidente un suo caro amico e fedele compagno di lavoro. Sul blog ufficiale del social network Kelly ha spiegato che, durante una riunione pochi giorni dopo il decesso del collega, la squadra si è subito chiesta cosa fare con il suo profilo: “Non avevamo mai pensato a questo aspetto in modo così personale. Volevamo essere in grado di gestire le relazioni tra le persone su Facebook, ma come si fa a interagire con una persona che non può più loggarsi? Quando una persona ci lascia – ha continuato Kelly – non necessariamente lascia la nostra memoria o il nostro social network”. Per rendere giustizia a questa realtà, la miglior soluzione è quindi creare un profilo “commemorativo”: “un luogo – ha scritto Kelly – dove le persone possono salvare e condividere la propria memoria di chi non c’è più”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ammesso e non concesso che questo nuovo servizio possa non essere del tutto una cattiva idea (che ogni anno venga ricordato a tutti il compleanno di una persona che non c’è più o che questa venga segnalata come possibile amico non è effettivamente la migliore delle soluzioni), guardando il tutto da più lontano è forse il caso di soffermarsi un attimo a riflettere. Il problema non è solo se il profilo commemorativo sia “giusto” o “sbagliato”, ma anche il fatto che un tale servizio sembri diventato una <em>necessità.</em> Viviamo ormai in un mondo nel quale dopo la morte di una persona ci si deve occupare anche del suo profilo di Facebook, e questo è un po’ preoccupante.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quando una persona ci lascia non necessariamente lascia la nostra memoria o il nostro social network”, ha scritto Max Kelly. È assurdo che si arrivi a mettere sullo stesso piano la nostra memoria, fatta di ricordi personali ed esperienze “vere”, e un social network, un luogo virtuale accessibile a chissà quante persone (non dimentichiamo che c’è chi su Facebook arriva ad avere mille amici!). Kelly sostiene che lo scopo del profilo commemorativo è quello di creare un luogo dove le persone possano ricordare l’amico che li ha lasciati (e addirittura lasciargli dei messaggi). Magari però si potrebbero trovare modi migliori e più riservati per farlo, come si faceva prima dell&#8217;arrivo di Facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, ciò che c’è di buono in questo servizio sembra essere solo il formulario compilabile dagli amici, ma questo dovrebbe servire a disattivare <em>completamente</em> il profilo. Non è questo, forse, il miglior modo per “proteggere la privacy del defunto”?</p>
<p style="text-align: justify;">Speriamo solo che nessuno ce l’abbia…a morte (!) con noi. Vi immaginate che bello scherzetto?</p>
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		<title>De Niro in un&#8217;opera meta-mediatica</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 07:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/20/04/2009/de-niro-in-unopera-meta-mediatica/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/090403-disastro-a-hollywood-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="090403-disastro-a-hollywood" title="090403-disastro-a-hollywood" /></a>Un film che parla di film, un'idea non certo originale ma che sembra ancora in grado di generare situazioni interessanti. Soprattutto se ambientate dietro le quinte della dorata Hollywood, le cui imprevedibili logiche sono presentate in chiave ironica dal regista Barry Levinson.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2150" title="090403-disastro-a-hollywood" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/090403-disastro-a-hollywood.jpg" alt="090403-disastro-a-hollywood" width="550" height="240" /></p>
<p>Un film che parla di film, un&#8217;idea non certo originale ma che sembra ancora in grado di generare situazioni interessanti. Soprattutto se ambientate dietro le quinte della dorata Hollywood, le cui imprevedibili logiche sono presentate in chiave ironica dal regista Barry Levinson.</p>
<p>Tratto da un libro di Art Linson e diretto dal regista di Rain Man &#8211; celebre commedia /dramma del 1998 con Tom Cruise e Dustin Hoffmann &#8211; &#8220;Disastro ad Hollywood&#8221; dovrebbe uscire nei prossimi mesi nelle sale italiane e ticinesi. La storia vede un sempreverde Robert De Niro nei panni di Ben, produttore cinematografico stressato dal lavoro e dalla vita coniugale.</p>
<p>Ben è responsabile della produzione di un film che, per cause differenti, gli crea non pochi grattacapi: innanzitutto deve convincere la dirigenza dello studio di distribuzione con cui collabora che una scena in cui un cane ed il suo padrone &#8211; Sean Penn &#8211; vengono crivellati di colpi di pistola non è una motivazione sufficiente per bloccare la pellicola. Il secondo ostacolo da superare è rappresentato da un capriccioso Bruce Willis &#8211; anche lui, come Penn, interpreta se stesso &#8211; che si rifiuta di radersi, mettendo in pericolo la coerenza narrativa del film.</p>
<p>Quanto anticipato sul web riguardo &#8220;What Just Happened&#8221;, questo il titolo originale, lascia prevedere una commedia divertente, il cui cast è completato da attori di primo piano quali Michael Wincott &#8211; magistrale nei ruoli di &#8220;cattivo&#8221; in &#8220;Robin Hood Principe dei Ladri&#8221; con Kevin Costner ed in &#8220;Il Corvo&#8221; con Brandon Lee &#8211; e gli italo-americani Stanley Tucci e John Turturro. Ce la farà Ben a portare a termine la realizzazione del film? La risposta dipende da come il film &#8211; quello finzionale &#8211; sarà accolto dal festival di Cannes.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Hatebook, l’anti-social utility</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 18:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nadia Lischer</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/24/03/2009/hatebook-l%e2%80%99anti-social-utility/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/03/hatebook2-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="hatebook" title="hatebook" /></a>E per chi odia la gaiezza di Facebook? C’è Hatebook, una ben studiata parodia del più famoso social network del momento.
Con Hatebook si va controcorrente. Infatti, invece di “impegnarsi” a costruirsi una rete sociale di amici con i quali scambiare foto, idee e pareri, ci si “diverte” a odiare i propri contatti-nemici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1044" title="hatebook" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/03/hatebook2.jpg" alt="hatebook" width="520" height="320" /></p>
<p>E per chi odia la gaiezza di Facebook? C’è Hatebook, una ben studiata parodia del più famoso social network del momento.</p>
<p>Con Hatebook si va controcorrente. Infatti, invece di “impegnarsi” a costruirsi una rete sociale di amici con i quali scambiare foto, idee e pareri, ci si “diverte” a odiare i propri contatti-nemici.<br />
Come lo stesso Hatebook suggerisce: “everybody love to hate”.</p>
<p>Insomma, un anti-social network che consente di “scollegarsi” da tutte le cose che si odiano, creare dei gruppi che hanno come obiettivo quello di sparlare dei nemici o finti amici o rendere pubblici gossip ritenuti scomodi e scottanti.</p>
<p>Le logiche di funzionamento di questo “anti-social utility” sono dunque completamente invertite rispetto a quelle del buon Facebook.</p>
<p>Un social network alquanto stravagante e sicuramente non adatto agli animi sensibili o con poco senso dell’umorismo.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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