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	<title>L&#039;universo &#187; facebook</title>
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		<title>Cinema: The Social Network &#8211; recensione</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 22:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Joel Fioroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/01/12/2010/cinema-the-social-network-recensione/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/11/The-Social-Network_locandina-ita-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>"Un milione di dollari non conta, sai cosa conta? ...un miliardo di dollari." Il personaggio protagonista di questo film viene rivisitato in chiave assolutamente cinica e molto critica, portando alla luce forse il peggio della sua persona e della sua invenzione. Un’esagerazione senza dubbio, ma é proprio il sarcasmo freddo ed estremo, insieme ai bei dialoghi sprezzanti, che danno forza al film. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/11/The-Social-Network_locandina-ita.jpg"><img class="size-full wp-image-5272 aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/11/The-Social-Network_locandina-ita.jpg" alt="" width="450" height="643" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Penso sia superfluo dire che &#8220;<strong>The Social Network</strong>” racconta, ovviamente in maniera non del tutto veritiera, la nascita del 2° sito web più visitato del pianeta,<em><strong> Facebook</strong></em>. Fincher, anche regista di “Fight Club”, “Seven” e “Il Curioso Caso di Benjamin Button”, si concentra in particolare sul protagonista di questa “invenzione del secolo”, il giovane informatico statunitense Mark Zuckerberg. Naturalmente, come é solito di Fincher, il personaggio viene rivisitato in chiave assolutamente cinica e molto critica, portando alla luce forse il peggio della sua persona e della sua invenzione. Un’esagerazione senza dubbio, ma é proprio il sarcasmo freddo ed estremo, insieme ai bei dialoghi sprezzanti, che danno forza al film. Anche perché la storia, per quanto possa interessare o meno, da sola non sarebbe in grado di appassionare ne convincere nessuno. Infatti una delle cose che più mi ha deluso é che il film viene venduto, ad esempio sul manifesto, come una storia di alcool, droga, tradimenti e passioni giovanili, mentre in realtà tutto ciò viene mostrato in piccolissime quantità e in modo assolutamente marginale, lasciando in primo piano piccole e banali discussioni tra giovani, convinti di essere gli unici a poter controllare il mondo della rete. Per rimanere soddisfatti di questa pellicola, bisogna invece fare un lavoro personale proprio, catturando ovviamente gli elementi contenuti nel film ma andando oltre, arrivando al nostro personale rapporto con Facebook. Quanto ci ha condizionato, quanto ci sentiamo legati ad esso, quasi nervosi se per più di un giorno non riusciamo ad entrare per dire a tutti cosa ho fatto, cosa ho visto, cosa penso e cosa vorrei pensare. Paragonabile a qualsiasi malattia ossessiva, passiamo ore a commentare, complimentare, criticare, e deridere foto e fatti di altri, caricando nel contempo nostri fatti e foto in modo che anche gli altri possano commentarci, criticarci, deriderci o farci sentire importanti con complimenti e pollici alzati. Un’euforia di condivisione generale e mondiale, dove non conta più cosa stiamo facendo per noi, ma conta farlo sapere al più presto a tutti. Cosa ancora più assurda é, cito dal film, che in moltissimi paesi del mondo non hanno né strade, né cibo, ma hanno Facebook e ciò gli basta per sentirsi anche loro parte del mondo. Non so se dirvi che vale la pena, inteso come film, forse però per tutti coloro che hanno da tempo fatto entrare Facebook nella propria vita, può essere interessante avere una visione più ampia e più critica di tutto ciò che sta dietro a questo portale. Tanto comunque nessuno smetterà di usarlo dopo aver visto il film, il sottoscritto compreso, anche perché nonostante sia stato presentato come una spietata critica, il film risulta in tutto e per tutto una grande pubblicità al social network più popolare di tutti i tempi.</p>
<p style="text-align: justify">LA FRASE:<br />
&#8220;Un milione di dollari non conta, sai cosa conta? &#8230;un miliardo di dollari.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="color: #0000ff">DISCRETO</span></strong></p>
<p style="text-align: justify">© SONY PICTURES</p>
<p style="text-align: justify">© JFC 2010 / <a href="http://www.joelfioroni.com" target="_blank">www.joelfioroni.com</a></p>
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		<title>Salviamo la lingua italiana!</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 19:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Bortone</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULTURA E SOCIETA']]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/22/03/2010/salviamo-la-lingua-italiana/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/03/strafalcioni-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Aiuto! L’Italiano sta morendo. Questa ‘generazione - SMS’, drogata di Facebook e Internet sta as-sassinando la lingua più bella del mondo; la lingua dei sommi Poeti, di immensi artisti della parola. Strafalcioni allucinanti ed errori imperdonabili si diffondono come un virus letale. SOS Italiano. Salviamolo prima che sia troppo tardi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/03/strafalcioni.jpg"><img class="size-full wp-image-4724  aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/03/strafalcioni.jpg" alt="" width="280" height="190" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Altroché scioglimento della calotta polare, buco nell’ozono, effetto serra, corsa al riarmo nucleare da parte di alcuni paesi arabi; un’altra <strong>tragedia</strong> incombe implacabile su tutti noi: la rapida, catastrofica <strong>disfatta della lingua italiana</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di recente, avete per caso fatto un giretto in Facebook (o in Internet in generale)? Roba da mettersi le mani nei capelli, chiudersi in una polverosa e buia soffitta e – coccolando dolcemente una copia della <em>Divina Commedia</em> – invocare il perdono di Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Tasso, Ariosto, Manzoni… Pace all’anima loro! Con tutto quel voltarsi e rivoltarsi avranno ormai consumato le lignee pareti dei loro giacigli eterni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà anche progresso, ma a me questo idioma da ‘<strong>generazione-</strong><strong>SMS</strong>’ piace poco. Anzi, per nulla. Capisco la necessità di abbreviare i pensieri per stiparli in pochi caratteri e non vedersi costretti a spendere ulteriori dieci centesimi, ma: perché – anzi: xké – uccidere l’Italiano?</p>
<p style="text-align: justify;">Non ne posso più. E tutto un fiorire di K, una moria di H, un genocidio di alcuni tempo verbali (povero congiuntivo, confinato nelle antologie e rinchiuso in grammatiche mai sfogliate. Ma fatelo uscire ogni tanto! Avrà anche lui diritto all’ora d’aria. No?), un allegro coniare assurdi neologismi. Così l’esclamazione: ‘Oggi non mi sento bene perché ho bevuto troppo ieri’ trasmuta in: ‘GG nn mi snto bn, xké o bevuto trp ieri’.</p>
<p style="text-align: justify;">Attenzione particolare merita il <strong>congiuntivo</strong> (questo sconosciuto!). Sono disposto a sorvolare, sebbene con un notevole prurito alle mani, su strafalcioni commessi parlando. Può succedere scappi – oh guarda: un congiuntivo! Ma ciao carino! – un tempo verbale sghembo; errore indotto dallo stress o dal poco tempo a disposizione per riflettere, ma riguardo la lingua scritta, non esistono attenuanti. Il tempo a disposizione non manca. Si può quindi riflettere e con calma tornare sui propri passi per depennare eventuali inesattezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi vengo colto da tachicardia ventricolare, quando mi capita di leggere frasi (si possono comunque chiamare frasi?) del genere: « Se <em>verresti</em> qui, sarebbe stupendo. », « Se <em>avevo</em> tempo, sarei venuto. », eccetera eccetera (N.d.A.: chiunque di voi è abilitato all’uso del defibrillatore, per favore corra qui e mi rianimi. Grazie!). Piuttosto che creare simili castronerie, spedisco due SMS o alzo la cornetta e parlo direttamente con l’interlocutore interessato, che è anche più ‘personale’.</p>
<p style="text-align: justify;">Capitasse solamente in Facebook e simili, non sarebbe tragico. Se gli stessi autori di quegli inviti sgrammaticati che così spesso intasano il <em>wall</em> del mio profilo, nei loro temi scolastici usassero i congiuntivi, evitassero le K e mettessero tutte le H al posto giusto, non sarebbe un problema. Tragico diventa quando m’imbatto in certi <strong>allucinanti svarioni</strong> anche negli articoli pubblicati da questo o quel giornale online, commessi da sedicenti ‘professionisti della penna’.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti si stringono nelle spalle e minimizzano. Io no. Ai miei occhi, questo impoverimento, questo imbastardimento mediante termini stranieri (spesso inglesi, tantoché qualcuno parla di una nuova lingua: “l’Itanglese”), questo omicidio di una delle più belle lingue al mondo, appare come una catastrofe. L’Italiano è la lingua dei <strong>sommi Poeti</strong>, di immensi artisti della parola; la lingua in cui sono redatte le <strong>maggiori opere letterarie</strong> a livello mondiale, bella da commuovere. Che diritto abbiamo noi di smembrare, di rovinare o vandalizzare un simile, secolare, <strong>patrimonio</strong> dell’umanità? Rifletteteci, la prossima volta che userete una K o tralascerete una H…</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/03/strafalcioni2.jpg"><img class="size-medium wp-image-4726  aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/03/strafalcioni2-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a></p>
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		<title>150 amici per me possono bastare!</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 15:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabel Indino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/28/01/2010/150-amici-per-me-possono-bastare/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/01/facebook2-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="facebook2" title="facebook2" /></a>Quanti sono i vostri amici di Facebook? 100, 200, di più? Secondo uno studio di Robin Dunbar della Oxford University, nemmeno facebook può eliminare il limite della nostra corteccia cerebrale: ci è possibili infatti instaurare un massimo di 150 relazioni stabili! Dall' add as a friend sempre e comunque alla filosofia del "pochi ma buoni"...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-4222" title="facebook2" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/01/facebook2-300x273.jpg" alt="facebook2" width="300" height="273" /></p>
<p style="text-align: justify;">Con Facebook gli “amici” si moltiplicano di giorno in giorno, con richieste di amicizia anche da persone sconosciute o solo intraviste. Si segue la politica dell’ “add as a friend”, la quale richiede un minimo sforzo: basta un click ed eccoci impegnati in una nuova relazione virtuale. Ritenuti scarsi quelli che non arrivano alla centinaia e ammirati coloro che invece la superano di netto. Ma, secondo una ricerca dell’antropologo della Oxford University Robin Dunbar, è meglio adottare la filosofia “pochi ma buoni”. Infatti la nostra corteccia cerebrale ha un limite che nemmeno facebook è riuscito a superare: non riusciamo ad avere più di 150 relazioni stabili. Questa cifra è infatti detto “numero di Dunbar”, limite cognitivo (di natura teorica) oltre cui non sarebbe più possibile instaurare delle relazioni stabili. Nonostante la diffusione dei social network, molte ricerche hanno provato che post, inviti e tanto altro vengono indirizzati sempre ad una cerchia ristretta di “amici”, che si conoscono nel mondo reale.<br />
Non è quindi il numero a far la differenza, ma l’importanza della solidità dei rapporti supera anche questa volta i poteri del web.<br />
Provate dunque a “spulciare” la vostra lista di “friends facebookiani” e individuate i vostri best-150!</p>
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		<title>Spy-Facebook: Quando il social network ti si ritorce contro</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 10:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Bortone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/25/11/2009/spy-facebook-quando-il-social-network-ti-si-ritorce-contro/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/109474-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Spy-Facebook" title="" /></a>Una ventinovenne canadese si è vista sospendere l’erogazione dell’assegno d’indennità per una depressione, tanto grave da costringerla a lasciare il lavoro, poiché gli investigatori della compa-gnia presso cui era assicurata, hanno visto alcuni scatti in cui era ritratta sorridente e spensierata. 
Cadere vittima di un social network? Yes we can!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-3838  aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/109474.jpg" alt="Spy-Facebook" width="288" height="203" /></p>
<p>Ritratta sorridente, spensierata e rilassata nelle fotografie pubblicate sul social network più celebre al mondo? &#8220;Bene, sei guarita! Puoi tornare al lavoro&#8221;.<br />
È la <strong>disavventura</strong> capitata ad una <strong>donna ventinovenne canadese</strong>, che si è vista sospendere l’erogazione dell’assegno di malattia poiché i solerti investigatori della compagnia, presso cui era assicurata, si sono imbattuti in alcuni scatti “compromettenti” mentre scandagliavano il suo profilo in Facebook.</p>
<p>La giovane che, dopo esser stata costretta a lasciare il posto di lavoro per colpa di una grave depressione, percepiva mensilmente (da quasi due anni) un’indennità per l’inabilità al lavoro, è caduta <strong>vittima del social network</strong>. Nelle immagine caricate in rete, infatti, è sempre sorridente: mentre festeggia il proprio compleanno o si gode il sole su una spiaggia esotica o assiste ammirata ad uno spettacolo di stip-tease. «La vacanza mi è stata consigliata dal medico.», si difende la canadese, intervistata dalla CBC. «In quei giorni sono stata meglio. Ma la depressione non mi ha abbandonata.»<strong></strong></p>
<p>Migliaia di internauti si sono immediatamente schierati con la ragazza, sommergendo di messaggi solidali la casella di posta elettronica del network pubblico e criticando senza risparmio la compagnia assicurativa. Secondo l’avvocato della ventinovenne, prima di prendere una simile, drastica decisione, sarebbe stato corretto avvalersi del parere esperto di uno psichiatra. «Facebook», così il legale, «non è il mezzo più adatto per giudicare lo stato mentale di una persona». Il portavoce della compagnia, dopo aver confermato che i suoi ispettori utilizzano regolarmente <strong>Facebook quale fonte d’informazione sui clienti</strong>, ha precisato di essere in possesso di altre prove che giustifichino ampiamente il provvedimento preso.</p>
<p>Si consoli, la canadese. Non è né la prima né sarà l’ultima vittima dei social network. Fra licenziamenti a causa del troppo tempo passato a navigare anziché a lavorare, storie d’amore finite in frantumi per colpa di una sconveniente <em>tag</em> di troppo, pazienti costretti sul lettino dello psicologo poiché dipendenti da Facebook e simili (gente che, per intendersi, riduceva mentalmente ogni suo pensiero a non più di 140 caratteri, affinché fosse pubblicabile su Twitter &amp; Co.) e negate assunzioni per via di un profilo su Facebook che proprio non convinceva i responsabili di questo o quell’ufficio Risorse Umane, la lista dei caduti è lunga e destinata ad allungarsi. Per non parlare di tutti i contatti veri, umani, che vengono persi o sciupati perché sostituiti dai loro “cugini”, freddi e incorporei, composti da <em>avatar</em>, <em>tag</em>, <em>poke</em>, commenti alle fotografie e mute risate soffocate in onomatopee da tastiera.</p>
<p>Aprire un profilo in Facebook, pubblicare fotografie e/o pensieri sul <em>wall</em> degli amici, aderire ad ogni gruppo si desideri è – al momento – molto <em>cool</em> e <em>in</em>. Con <strong>prudenza</strong> però. L’incidente è sempre in agguato dietro l’angolo. Ricordate quindi di indossare il casco (rigorosamente virtuale), e <strong>limitate l’accesso alle vostre informazioni</strong> più intime solo alle persone che davvero vi sono amiche. È facile, rapido e… evita un sacco di guai.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Facebook: ecco il profilo &#8220;commemorativo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 12:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/28/10/2009/facebook-ecco-il-profilo-commemorativo/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/10/facebook-death-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="facebook-death" title="" /></a>Cosa succede al profilo di Facebook di una persona deceduta? A meno che qualcuno a conoscenza della password fosse in grado di disattivarlo, fino a oggi il profilo sarebbe rimasto “attivo”. In questi giorni è stato però lanciato da Facebook un nuovo servizio “in memoriam”: un formulario che gli amici del defunto possono inviare a Facebook, chiedendo che l’account del proprio caro venga reso “commemorativo”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-3400" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/10/facebook-death.jpg" alt="facebook-death" width="380" height="280" /></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa succede al profilo di Facebook di una persona deceduta? A meno che qualcuno a conoscenza della password fosse in grado di disattivarlo, fino a oggi il profilo sarebbe rimasto “attivo”. In questi giorni è stato però lanciato da Facebook un nuovo servizio “in memoriam”: un formulario che gli amici del defunto possono inviare a Facebook, chiedendo che l’account del proprio caro venga reso “commemorativo”, cioè accessibile soltanto agli amici confermati, impossibile da ritrovare nella ricerca degli utenti e senza informazioni personali e aggiornamenti dello status.</p>
<p style="text-align: justify;">Max Kelly, membro del team di Facebook, ha appena perso in un incidente un suo caro amico e fedele compagno di lavoro. Sul blog ufficiale del social network Kelly ha spiegato che, durante una riunione pochi giorni dopo il decesso del collega, la squadra si è subito chiesta cosa fare con il suo profilo: “Non avevamo mai pensato a questo aspetto in modo così personale. Volevamo essere in grado di gestire le relazioni tra le persone su Facebook, ma come si fa a interagire con una persona che non può più loggarsi? Quando una persona ci lascia – ha continuato Kelly – non necessariamente lascia la nostra memoria o il nostro social network”. Per rendere giustizia a questa realtà, la miglior soluzione è quindi creare un profilo “commemorativo”: “un luogo – ha scritto Kelly – dove le persone possono salvare e condividere la propria memoria di chi non c’è più”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ammesso e non concesso che questo nuovo servizio possa non essere del tutto una cattiva idea (che ogni anno venga ricordato a tutti il compleanno di una persona che non c’è più o che questa venga segnalata come possibile amico non è effettivamente la migliore delle soluzioni), guardando il tutto da più lontano è forse il caso di soffermarsi un attimo a riflettere. Il problema non è solo se il profilo commemorativo sia “giusto” o “sbagliato”, ma anche il fatto che un tale servizio sembri diventato una <em>necessità.</em> Viviamo ormai in un mondo nel quale dopo la morte di una persona ci si deve occupare anche del suo profilo di Facebook, e questo è un po’ preoccupante.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quando una persona ci lascia non necessariamente lascia la nostra memoria o il nostro social network”, ha scritto Max Kelly. È assurdo che si arrivi a mettere sullo stesso piano la nostra memoria, fatta di ricordi personali ed esperienze “vere”, e un social network, un luogo virtuale accessibile a chissà quante persone (non dimentichiamo che c’è chi su Facebook arriva ad avere mille amici!). Kelly sostiene che lo scopo del profilo commemorativo è quello di creare un luogo dove le persone possano ricordare l’amico che li ha lasciati (e addirittura lasciargli dei messaggi). Magari però si potrebbero trovare modi migliori e più riservati per farlo, come si faceva prima dell&#8217;arrivo di Facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, ciò che c’è di buono in questo servizio sembra essere solo il formulario compilabile dagli amici, ma questo dovrebbe servire a disattivare <em>completamente</em> il profilo. Non è questo, forse, il miglior modo per “proteggere la privacy del defunto”?</p>
<p style="text-align: justify;">Speriamo solo che nessuno ce l’abbia…a morte (!) con noi. Vi immaginate che bello scherzetto?</p>
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		<title>Riavere la vecchia interfaccia di Facebook? Si può fare!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 16:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/01/04/2009/riavere-la-vecchia-interfaccia-di-facebook-si-puo-fare/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/03/facebook.jpeg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="facebook" title="" /></a>Sembra incredibile ma è vero. Grazie a l'estensione "GreaseMonkey" e un apposito script potrete riabbracciare l'amata interfaccia che milioni di utenti facebook in tutto il mondo rimpiangono.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1606" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/03/facebook.jpeg" alt="facebook" width="550" height="281" /></p>
<p>Continuano le polemiche verso la nuova e odiata interfaccia del social network più noto alle masse.</p>
<p><a href="http://apps.facebook.com/layoutvote/?ref=ap&amp;v=0" target="_blank">Milioni</a> di utenti si sono mobilitati nell&#8217;ultimo mese per opporsi al cambiamento non richiesto e mentre il creatore e CEO di Facebook Zuckerberg cerca di difendersi, asserendo che &#8220;i cambiamenti non piacciono mai all&#8217;inizio&#8221; c&#8217;è già chi si è messo all&#8217;opera per fare in modo che le cose cambino.</p>
<p>Per una volta non si parla di petizioni online, gruppi di protesta sullo stesso facebook o dichiarazioni pubbliche.</p>
<p>Alcuni sviluppatori si sono dati una mossa e utilizzando la tecnologia di punta che sta alla base del browser Mozilla Firefox hanno prodotto uno script che riporterà sui vostri schermi la vecchia e amata interfaccia di Facebook.</p>
<p>Gli sviluppatori avvertono: &#8220;lo script non è ancora in grado di ripristinare tutte le vecchie funzioni di facebook, ma il layout e diversi altre caratteristiche sono già al loro posto&#8221;.</p>
<p>Per installare lo script sul vostro Mozilla Firefox, dovrete prima di tutto installare l&#8217;estensione Grease Monkey disponibile <a href="https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/748" target="_blank">QUI</a> e poi, una volta riavviato il browser, visitare questa <a href="http://userscripts.org/scripts/show/44981" target="_blank">pagina </a>e cliccare sul pulsante &#8220;Install&#8221; in alto a destra.</p>
<p>Dopo aver accettato l&#8217;installazione dello script ed aver acconsentito ad un ulteriore riavvio di Firefox, sarete in grado, visitando il sito <a href="www.facebook.com" target="_blank">www.facebook.com</a>, di ri-ammirare la vecchia cara interfaccia. Chissà se questa nuova mossa farà cambiare finalmente idea a Zuckerberg e compagni?<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Hatebook, l’anti-social utility</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 18:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nadia Lischer</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/24/03/2009/hatebook-l%e2%80%99anti-social-utility/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/03/hatebook2-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="hatebook" title="hatebook" /></a>E per chi odia la gaiezza di Facebook? C’è Hatebook, una ben studiata parodia del più famoso social network del momento.
Con Hatebook si va controcorrente. Infatti, invece di “impegnarsi” a costruirsi una rete sociale di amici con i quali scambiare foto, idee e pareri, ci si “diverte” a odiare i propri contatti-nemici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1044" title="hatebook" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/03/hatebook2.jpg" alt="hatebook" width="520" height="320" /></p>
<p>E per chi odia la gaiezza di Facebook? C’è Hatebook, una ben studiata parodia del più famoso social network del momento.</p>
<p>Con Hatebook si va controcorrente. Infatti, invece di “impegnarsi” a costruirsi una rete sociale di amici con i quali scambiare foto, idee e pareri, ci si “diverte” a odiare i propri contatti-nemici.<br />
Come lo stesso Hatebook suggerisce: “everybody love to hate”.</p>
<p>Insomma, un anti-social network che consente di “scollegarsi” da tutte le cose che si odiano, creare dei gruppi che hanno come obiettivo quello di sparlare dei nemici o finti amici o rendere pubblici gossip ritenuti scomodi e scottanti.</p>
<p>Le logiche di funzionamento di questo “anti-social utility” sono dunque completamente invertite rispetto a quelle del buon Facebook.</p>
<p>Un social network alquanto stravagante e sicuramente non adatto agli animi sensibili o con poco senso dell’umorismo.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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