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	<title>L&#039;universo &#187; film</title>
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		<title>Contesto storico-sociale al centro di “Robin Hood” di Ridley Scott</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 17:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/09/06/2010/contesto-storico-sociale-al-centro-di-%e2%80%9crobin-hood%e2%80%9d-di-ridley-scott/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/06/Robin-Hood-300x224.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Ridley Scott e Russel Crowe di nuovo insieme (per la quinta volta) per narrare le gesta del leggendario personaggio Robin Hood. Il film si differenzia dalle versioni precedenti perché si concentra sul contesto storico e sociale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/06/Robin-Hood.jpg"><img class="size-medium wp-image-4901 aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/06/Robin-Hood-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ridley Scott e Russel Crowe di nuovo insieme (per la quinta volta, perché “Ci tolleriamo”</strong>, come ha spiegato Scott), per narrare le gesta del leggendariopersonaggio Robin Hood.<br />
Nell’Inghilterra del 13. secolo, Robin e suoi uomini combattono la corruzione, per poi arrivare a condurre una rivolta contro la corona. Comunque si voglia definirlo, ladro o eroe, Robin è un uomo di umili origini che diventerà un simbolo di libertà per la sua gente.</p>
<p style="text-align: justify">La storia è nota: Robin Longstride è un esperto arciere di ritorno dalle Crociate. Dopo aver combattuto al servizio di re Riccardo I, dopo la morte del re Robin si sposta a Nottingham, città corrotta e afflitta dalla carestia a causa delle altissime tasse imposte dallo sceriffo che strangolano i cittadini. A Nottingham, Robin incontra Lady Marion (l’attrice premio Oscar Cate Blanchett) e se ne innamora. Speranzoso di riuscire a conquistare il cuore di Lady Marion e di salvare la città, Robin raggruppa una gang con la quale comincerà a depredare la upper class per cercare di correggere le ingiustizie dello sceriffo.</p>
<p style="text-align: justify">Come mai Ridley Scott ha voluto girare un film su una storia già raccontata molte volte (il primo Robin Hood è un film muto omonimo del 1912!)? “Volevo farlo finalmente nel modo giusto”, ha dichiarato il regista. Il produttore Brian Grazer ha spiegato che il film si concentra sul contesto storico e sociale: “Con il nostro film spieghiamo chi siano lo sceriffo di Nottingham, Marion e suo suocero, quali siano le dinamiche tra i baroni della parte nord dell&#8217;Inghilterra e come all&#8217;epoca venisse controllata. <strong>Alla fine del film si capisce chi sia Robin. La fine del nostro film è l&#8217;inizio di tutti gli altri film realizzati finora su questo leggendario personaggio</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify">Curiosità:</p>
<ul>
<li>Per rendere al massimo il realismo della storia, dove l’aspetto bellico è molto importante, non ci si è limitati agli effetti speciali: Russel Crowe, Cate Blanchett e tutti i membri del cast hanno dovuto <strong>dedicarsi all’antica arte del tiro con l’arco</strong>.</li>
<li>All’età di 45 anni <strong>Crowe è l’attore più anziano ad aver interpretato Robin Hood</strong>. Sean Connery non aveva ancora compiuto i 45 quando interpretò lo stesso ruolo in <em>Robin e Marian</em> del 1976.<br />
Per far fronte alle critiche che lo definivano troppo vecchio per la parte, Crowe si è sottoposto a una dieta ferrea prima dell’inizio delle riprese.</li>
<li>Crowe aveva inizialmente deciso di farsi <strong>crescere i capelli</strong> per il ruolo di Robin, motivo per il quale ha dovuto indossare una parrucca sia in <em>Nessuna Verità</em> (2008) che in <em>State of Play </em>(2009). Poco prima dell’inizio delle riprese ha però cambiato idea e ha deciso di tornare ai capelli corti.</li>
<li>Il film ha aperto l’edizione 2010 del <strong>Festival di Cannes</strong>.</li>
</ul>
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		<title>Dei moderni in &#8220;Scontro tra Titani&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 08:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/16/04/2010/dei-moderni-in-scontro-tra-titani/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/04/clash-of-the-titans-movie-trailer-217x300.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Il film di Louis Leterrier con Sam Worthington (Avatar), Ralph Fiennes (The Reader) e Liam Neeson (Batman Begins) racconta la storia di Perseo, figlio mortale di Zeus che dovrà salvare la Terra dall’ira di Ade, il Dio degli inferi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/04/clash-of-the-titans-movie-trailer.jpg"><img class="size-medium wp-image-4809   aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/04/clash-of-the-titans-movie-trailer-217x300.jpg" alt="" width="264" height="369" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il film di Louis Leterrier racconta la storia di Perseo (Sam Worthington), figlio mortale di Zeus (Liam Neeson). Quando gli uomini,  stufi dei capricci degli Dei, distruggono una statua del re dell’Olimpo, il Dio degli inferi Ade (Ralph Fiennes) ne approfitta per mettere in atto la sua vendetta nei confronti di Zeus e la distruzione della Terra. Toccherà a Perseo salvare la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Remake dell’omonimo film di Desmond Davis del 1981, <strong>il film è al centro delle polemiche per due motivi: la conversione in 3D alla fine delle riprese (un cosiddetto 3D &#8220;taroccato&#8221;) e la rappresentazione &#8220;pop&#8221; degli Dei greci come supereroi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli attori protagonisti lo difendono</strong> naturalmente a spada tratta: Liam Neeson ha dichiarato di dover ringraziare i suoi figli per averlo convinto ad accettare il ruolo di Zeus, dopo la morte di sua moglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ralph Fiennes, fortemente criticato (&#8220;Forse Ralph ha scelto di mascherarsi e persino di falsificare la voce per non farsi riconoscere&#8221;) si difende affermando che &#8220;La voce è diversa perché Ade è stato mandato sotto terra e nelle profondità marine e, tra lava, gas sulfurei e acqua, i suoi polmoni ne hanno risentito. Non tutti gli dei, al pari dei politici, hanno superpoteri!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Il successo del film non stupisce l’attore : secondo Fiennes, in assenza di figure forti le persone rilanciano le grandi leggende: &#8220;La mitologia greca ha sempre avuto un’influenza enorme sulla cultura e non vedo perché non possa coniugarsi con la tecnologia&#8221;. Fiennes ha anche precisato che il film rimane comunque una storia di uomini. E &#8220;Se i ragazzi, tornati a casa, prenderanno in mano un libro di mitologia, sarò più che mai indifferente a critiche irridenti sulle mie battute&#8221;, ha concluso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sam Worthingston, criticato per il taglio di capelli più adatto a un marine che a un antico greco, condivide l’opinione del collega Ralph Fiennes: &#8220;Il taglio l&#8217;ho deciso io&#8221; – ha affermato. &#8220;Volevo che Perseo avesse un aspetto in cui i giovani di oggi potessero riconoscersi. All&#8217;inizio è solo un ragazzo che ha perso la famiglia, è sperduto, non sa di essere un semidio. Ha paura ma poi prende coraggio e combatte per aiutare gli altri. Insomma, è soprattutto il racconto di una crescita interiore, un romanzo di formazione senza tempo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle sale ticinesi dal <strong>16 aprile 2010</strong></p>
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		<title>Eastwood, Freeman&amp;Mandela: INVICTUS</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/18/02/2010/eastwood-freemanmandela-invictus/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/02/invictus-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="invictus" title="" /></a>Neoeletto presidente, nel 1994 Nelson Mandela unì le sue forze a quelle del capitano della squadra sudafricana di rugby per cercare di riunificare la sua nazione. Mandela era infatti convinto di poter eliminare le divisioni del popolo attraverso un fenomeno sociale dal linguaggio universale: lo sport. Cosa ne pensa Morgan Freeman?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-4523 aligncenter" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2010/02/invictus.jpg" alt="invictus" width="200" height="298" /></p>
<p>L&#8217;ultimo film di Eastwood racconta di come nel 1994 il neoeletto presidente Nelson Mandela (Morgan Freeman) unì le sue forze a quelle del capitano della squadra sudafricana di rugby François Pienaar (Matt Damon) per cercare di riunificare la sua nazione. Mandela era infatti convinto di poter eliminare le divisioni (razziali ed economiche) del popolo attraverso un fenomeno sociale dal linguaggio universale che coinvolge tutti in egual misura: lo sport. Il presidente chiese così al capitano di vincere da Coppa del Mondo.</p>
<blockquote><p><strong><em>He was a prisoner</em><em><br />
Who became a President.<br />
</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>To unite his country</em><em><br />
He asked one man</em><em><br />
To do the impossible.</em><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>When his people needed a leader</em><em><br />
He gave them a champion.</em></strong></p></blockquote>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong>Morgan Freeman (72) ha guardato“Invictus” con Nelson Mandela</strong>. Freeman ha poi dichiarato: “È stato avvincente. La prima volta che sono…cioè che è…cioè che sono apparso sullo schermo, Mandela si è avvicinato a me e mi ha sussurrato ‘Quel tipo lo conosco’. In quel momento ho saputo di aver fatto le cose nel modo giusto”.</p>
<p>Il fatto che Mandela sia un grande personaggio e inoltre ancora in vita (ha oggi 91 anni) sembra non aver messo Freeman in difficoltà: “Se il personaggio è vivo o no, se è fittizio o meno, non ha importanza. Pur interpretando Mandela non mi sono sentito meno libero nella mia interpretazione”, ha affermato l’attore.<br />
Riuscire ad interpretare bene un personaggio così importante necessita comunque qualche accorgimento, un’attenzione particolare per i dettagli: “Ho avuto per anni la possibilità di osservare Mandela: il modo in cui muove le mani e le congiunge, il modo di ascoltare, il suo tipico raschiarsi la gola e i piccoli esitanti ‘ähs’ prima di parlare. E naturalmente il suo strano accento. Non si può nemmeno definire sudafricano: <strong>è puro Mandela</strong>”.</p>
<p><em>Invictus</em> mostra che il razzismo non è tanto un problema di colore della pelle, quanto piuttosto di rapporto tra potere e paura. Tutto sembrerebbe dunque risolversi quando il potere diventa ragionevole e sostiene lo sport. Non è forse troppo facile?</p>
<p>“Non è forse vero, però?” ha risposto Freeman. “Non è sempre questione di potere e forza? Bianchi uccidono bianchi e neri uccidono neri per motivi razziali. In Ruanda non saresti riuscito a capire chi ammazzava chi e perché”. Morgan Freeman è quindi convinto della forza dello sport: “Ci credo molto, è per questo che abbiamo le Olimpiadi”.</p>
<p>Morgan Freeman e Clint Eastwood (79) sono diventati grandi amici: “È un campione”, ha detto Freeman del regista.<br />
E alla domanda <strong>“Lei ha interpretato Dio e Mandela. Chi la attira ancora artisticamente?“</strong> Freeman ha risposto: “Il diavolo, la parte oscura della grandezza”.</p>
<p><strong><em>“I am the master of my fate, I am the captain of my soul”</em></strong></p>
<p>Consiglio: andate a vedere il film in originale! Nel doppiaggio italiano hanno eliminato l’accento “mandeliano” che, oltre a essere più vicino alla realtà, rende onore alla recitazione di Mandela.</p>
<p>Nelle sale da febbraio 2010</p>
<p>*intervista al quotidiano Tagesanzeiger, 6.02.2010<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Divertire o di-vertere?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 07:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La maschera</dc:creator>
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		<category><![CDATA[di-vertere]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/17/12/2009/divertire-o-di-vertere/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/12/charlie_chaplin-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="charlie_chaplin" title="charlie_chaplin" /></a>Cosa si intende oggi con divertimento? Spesso un film piace solo se "fa ridere". Ma la cosiddetta “commedia brillante” con Capra, Cukor, Lubitsch, che oltre al riso lasciava anche qualcosa in più, ha mai trovato un degno sostituto?Riflessioni autocore divertenti sui diversi diverbi di divertimento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-4082   aligncenter" title="charlie_chaplin" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/12/charlie_chaplin-238x300.jpg" alt="charlie_chaplin" width="238" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo con quello che concerne l’aspetto etimologico del termine: divertire, i cui fratelli di radice  sono divertimento, diversione, diverticolo e diverso. Ma sillogismi a parte si è perduto il vero significato della parola “divertimento”. È rimasto solo il fratello ribelle, di-vertere, ossia distogliere dai problemi. Ma il divertimento, punta di diamante di uomini come Wilde, Chaplin, Carrol, passando per Shakespeare si stanno affievolendo man mano. Credo che fu Keaton che una volta sentenziò: “Far ridere è una cosa seria”.</p>
<p style="text-align: left;">Proprio qualche giorno fa mi è capitato di inoltrarmi in una discussione sulla metodologia, più o meno affinata, del mio interlocutore per definire se un film fosse buono o meno: deve divertirmi, sentenziò. Io, confesso, fui colto piuttosto alla sprovvista vista l’affermazione tanto puerile da un uomo che puerile non pareva, ma riflettendoci quell istante, capì che probabilmente la risposta conteneva più strati di quanti ne avessi colti tutta prima. Allorché chiesi cosa significasse esattamente per lui “divertire”. Lui, facendo spazio nelle orbite allo stupore rispose candidamente: “Far ridere, no?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco. Ciò che vorrei esprimere, in queste poche macchie, non è una critica, un’additata o un’invettiva sociale ma un semplice rammarico nei riguardi di quest’arte, forse non caduta in declino, ma sempre più occultata, dove “divertire” era un mezzo potente, una chiatta dove poter caricare insegnamenti e morali, in cui il riso era uno dei tanti remi che servivano a spostarla. La cosiddetta “commedia brillante” con Capra, Cukor, Lubitsch fu un momento di grande rigoglio in questo senso. Quando mi capita di vederne uno rido, certo, ma una volta finito il film qualcosa non è più lo stesso, qualcosa è cambiato, non si sa bene cosa, ma c’è. E forse, non è nemmeno importante che ce se ne renda conto consciamente. Qualsiasi cosa sia farà il suo corso e si farà strada col tempo. Ora, purtroppo, è raro trovarne uno così. Allen con l’ultimo “Whatever Works” ci ha fatto respirare aria buona, ma è Allen.<br />
Concludo consigliando per chi non l’avesse ancora letto e si trovasse, così, accidentalmente d’accordo un libro figlio della corrente di libri “divertenti” che ho testé terminato di leggere. “Il nome della rosa”, di Umberto Eco. Temuto da molti, adorato da altri, conosciuto da tutti. Superato lo scoglio delle prime pagine, ci addentra in un mondo in cui il riso nasce dal nervosismo e la paura dall’assurdo. Un consiglio? Prendete l’edizione con le postille, assolutamente magnifiche. Buon divertimento.</p>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 07:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
				<category><![CDATA[EVENTI E SPETTACOLI]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/20/04/2009/de-niro-in-unopera-meta-mediatica/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/090403-disastro-a-hollywood-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="090403-disastro-a-hollywood" title="090403-disastro-a-hollywood" /></a>Un film che parla di film, un'idea non certo originale ma che sembra ancora in grado di generare situazioni interessanti. Soprattutto se ambientate dietro le quinte della dorata Hollywood, le cui imprevedibili logiche sono presentate in chiave ironica dal regista Barry Levinson.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2150" title="090403-disastro-a-hollywood" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/090403-disastro-a-hollywood.jpg" alt="090403-disastro-a-hollywood" width="550" height="240" /></p>
<p>Un film che parla di film, un&#8217;idea non certo originale ma che sembra ancora in grado di generare situazioni interessanti. Soprattutto se ambientate dietro le quinte della dorata Hollywood, le cui imprevedibili logiche sono presentate in chiave ironica dal regista Barry Levinson.</p>
<p>Tratto da un libro di Art Linson e diretto dal regista di Rain Man &#8211; celebre commedia /dramma del 1998 con Tom Cruise e Dustin Hoffmann &#8211; &#8220;Disastro ad Hollywood&#8221; dovrebbe uscire nei prossimi mesi nelle sale italiane e ticinesi. La storia vede un sempreverde Robert De Niro nei panni di Ben, produttore cinematografico stressato dal lavoro e dalla vita coniugale.</p>
<p>Ben è responsabile della produzione di un film che, per cause differenti, gli crea non pochi grattacapi: innanzitutto deve convincere la dirigenza dello studio di distribuzione con cui collabora che una scena in cui un cane ed il suo padrone &#8211; Sean Penn &#8211; vengono crivellati di colpi di pistola non è una motivazione sufficiente per bloccare la pellicola. Il secondo ostacolo da superare è rappresentato da un capriccioso Bruce Willis &#8211; anche lui, come Penn, interpreta se stesso &#8211; che si rifiuta di radersi, mettendo in pericolo la coerenza narrativa del film.</p>
<p>Quanto anticipato sul web riguardo &#8220;What Just Happened&#8221;, questo il titolo originale, lascia prevedere una commedia divertente, il cui cast è completato da attori di primo piano quali Michael Wincott &#8211; magistrale nei ruoli di &#8220;cattivo&#8221; in &#8220;Robin Hood Principe dei Ladri&#8221; con Kevin Costner ed in &#8220;Il Corvo&#8221; con Brandon Lee &#8211; e gli italo-americani Stanley Tucci e John Turturro. Ce la farà Ben a portare a termine la realizzazione del film? La risposta dipende da come il film &#8211; quello finzionale &#8211; sarà accolto dal festival di Cannes.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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