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	<title>L&#039;universo &#187; futuro</title>
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		<title>COMPLEMENTO &#8211; Sondaggio Università e futuro professionale</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 10:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'universo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/22/06/2011/complemento-sondaggio-universita-e-futuro-professionale/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://icareersearch.files.wordpress.com/2010/06/job-seeker.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>L’universo ha interrogato i suoi compagni universitari per conoscere la loro opinione su "Università e futuro professionale". Al sondaggio hanno preso parte 165 studenti di diverse nazionalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://icareersearch.files.wordpress.com/2010/06/job-seeker.png" alt="" width="252" height="323" /></p>
<p>L’universo ha interrogato i suoi compagni universitari per conoscere la loro opinione su &#8220;Università e futuro professionale&#8221;. Al sondaggio hanno preso parte 165 studenti di diverse nazionalità.</p>
<p>Tra questi 165, il 40% è studente Bachelor, il 41% è iscritto al Master e il restante 19% sta svolgendo un percorso di Dottorato.</p>
<p>Sull&#8217;edizione di <strong>giugno 2011</strong> de L&#8217;universo (reperibile qui) è stato fatto un resoconto dei risultati del sondaggio.<br />
Mentre<a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/06/sondaggio_Università-e-futuro-professionale.giugno11.pdf" target="_blank"> qui trovate il pdf</a> con tutte le risposte date.</p>
<p>&nbsp;</p>
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</ul>
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		<title>ll futuro viaggia in bus: editoriale febbraio 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 13:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Urso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/07/03/2011/ll-futuro-viaggia-in-bus-editoriale-febbraio-2011/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/03/bus-tpl-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="bus tpl" /></a>Mi è difficile immaginare il mondo come lo conosco senza mezzi di trasporto. Pubblici o privati che siano, essi ormai sono una risorsa fondamentale della nostra società. Grazie ai mezzi di trasporto è possibile spostarsi da un angolo all’altro del mondo in poche ore, mangiare frutta e verdura fuori stagione o che non cresce alle nostre latitudini, andare in vacanza in posti sempre più lontani e, più semplicemente, andare al lavoro. Ma non è tutto oro ciò che luccica. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/03/bus-tpl.jpg"><img class="size-full wp-image-5663 aligncenter" title="bus tpl" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/03/bus-tpl.jpg" alt="" width="511" height="325" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Mi è difficile immaginare il mondo come lo conosco senza mezzi di trasporto.<br />
Essi sono entrati a fare parte della nostra vita da prima dell’invenzione della ruota.<br />
I primi mezzi di trasporto documentati risalgono infatti al V millennio a.C. Da quel momento sono entrati con forza nelle nostre vite.</p>
<p style="text-align: justify;">Pubblici o privati che siano, essi ormai sono una risorsa fondamentale della nostra società. Grazie ai mezzi di trasporto è possibile spostarsi da un angolo all’altro del mondo in poche ore, mangiare frutta e verdura fuori stagione o che non cresce alle nostre latitudini, andare in vacanza in posti sempre più lontani e, più semplicemente, andare al lavoro. Ma non è tutto oro ciò che luccica. Infatti, siamo sempre più consapevoli di inquinare molto più di quanto realmente potremmo, in modo assolutamente insostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente si cominciano a produrre mezzi di trasporto che inquinano poco o niente, ma questi si stanno evolvendo troppo lentamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi i prodotti cosiddetti «verdi» che possono essere considerati una valida alternativa, sono davvero pochi. Le grandi istituzioni preferiscono continuare a investire nel petrolio, invece di creare un fondo per lo sviluppo di tecnologie sostenibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è che abbiamo una visione a corto raggio del nostro futuro. Il petrolio non è infinito, e non lo si può neanche produrre a breve termine. E una volta che sarà finito?<br />
Cosa faranno le generazioni future? Dovremo spendere una somma inimmaginabile per mantenere lo stile di vita che abbiamo adesso investendo moltissimo sulla ricerca di nuove tecnologie che lo permettano.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna che le persone siano sensibilizzate a queste problematiche. Un primo passo lo potremmo fare se, ad esempio, per andare a lavorare cominciassimo ad usare i mezzi di trasporto pubblici e le biciclette, o se partecipassimo a iniziative tanto lodevoli quanto poco usufruite come il car-pooling (condivisione di automobili private da un gruppo di persone). Questo vale soprattutto nelle medie-grandi città, dove il traffico è un problema non da poco.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo pensare al nostro futuro e a quello delle generazioni che verranno, <strong>perché è con i piccoli gesti di ognuno che la collettività riesce ad evolvere nel migliore dei modi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
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</ul>
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		<title>Complemento &#8211; Cosa preoccupa gli studenti europei</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 12:28:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'universo</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULTURA E SOCIETA']]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/28/02/2011/complemento-cosa-preoccupa-gli-studenti-europei/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/02/Flags_of_European_Union-150x150.gif" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Flags_of_European_Union" title="Flags_of_European_Union" /></a>A tu per tu con alcuni studenti europei. Dialogando emerge che il problema comune è legato ai soldi e alla possibilità di trovare un impiego dopo aver terminato gli studi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un dialogo aperto con gli studenti di alcuni Paesi europei, una visione soggettiva ma che offre molti spunti per riflettere insieme. Università, riforme, impiego dopo gli studi: sono solo alcune delle problematiche che emergono dalle interviste che sono state lo spunto per l&#8217;articolo apparso sull&#8217;edizione cartacea del mese di febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">La conversazione si è svolta anche in inglese, quindi potrete leggere alcune traduzioni dall&#8217;originale e alcune testimonianze redatte in inglese dagli intervistati.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">___</span></p>
<p><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/02/120px-Bandiera_Italia.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5646" title="Bandiera_Italia" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/02/120px-Bandiera_Italia.gif" alt="" width="120" height="80" /></a> <strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;università per u</strong><strong>no studente italiano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Le tasse sono troppo elevate e ci sono pochissimi servizi per gli studenti: ad esempio a Bologna non ci sono  convenzioni per i mezzi di trasporto, e nemmeno con le palestre e per fare sport in generale, oppure non ci sono sconti per i libri; alla fine studiare in Italia è costosissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Facendo specifico riferimento alla riforma, tema scottante degli ultimi mesi, è una riforma che uccide la ricerca e condanna il sistema universitario pubblico nel suo complesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studenti, inoltre, sono ancora meno rappresentati negli organi di ateneo (e già adesso per dare un&#8217;idea dei vari Consigli di Facoltà &#8211;  che sono pochissimi &#8211; a Giurisprudenza siamo 15 studenti contro un centinaio di professori, quindi abbiamo davvero poco peso), è una riforma che costringe l&#8217;università pubblica, per sopravvivere, a ricorrere a fondi privati (e il privato di solito vuole un suo tornaconto, quindi incidere sulla programmazione didattica o magari mettere qualcuno su qualche cattedra&#8230;). Soprattutto la situazione dei ricercatori è disastrosa, e un paese che non investe sulla ricerca è un paese già morto. Oggi i ricercatori delle università italiane lavorano come pazzi, spesso facendo cose che nemmeno spetterebbero loro. Come tenere le ore di lezione, oltre a fare le loro ricerche. E sono pagati una miseria, se è tanto 1000 euro al mese. Non possono nemmeno costruirsi un futuro. E poi da qualche anno c&#8217;è il blocco del turn over, il che vuol dire che si libera un posto di professore ogni cinque professori che vanno in pensione: non c&#8217;è alcuna prospettiva di carriera per i giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il resto però, la preparazione che si riceve è comunque ottima. Almeno io nella mia esperienza non mi posso lamentare. Ma è davvero un sistema che, a mio parere, andrebbe svecchiato un po&#8217;. A livello di didattica probabilmente non abbiamo niente da invidiare a nessuno, ci sono professori davvero in gamba, ma a livello di struttura e organizzazione guardandosi in giro non c&#8217;è paragone con le università anche solo di Ginevra, per citarne una che conosco. O delle università tedesche o inglesi.»</p>
<p><span style="color: #ffffff;">___</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><img class="alignleft" title="spagna" src="http://www.adessocipenso.it/File/bandiere/BANDIERA-SPAGNA.gif" alt="" width="118" height="80" /></span></p>
<p><strong> L&#8217;università per uno studente spagnolo</strong></p>
<p>«La prima cosa a cui penso è il mercato del lavoro: c&#8217;è paura e preoccupazione di non raggiungere quel posto di lavoro per cui ci hanno formati. Anzi, la vera preoccupazione è di non trovare affatto un lavoro. Penso che in tanti abbiamo smesso di pensare alla stabilità, a un buon stipendio: queste cose sembrano fare parte del passato.</p>
<p>Poi c&#8217;è  la riconversione accademica, quella denominata EEES (o anche Processo di Bologna). Soltanto pochi studenti sapevano bene di cosa si trattasse, ma tutti hanno visto adesso che non è come ci era stata presentata (tutto inizialmente sembrava dover  portare solo qualcosa di buono). Ora si paga di più e spesso non c&#8217;è più la possibilità di lavorare e studiare contemporaneamente, perché bisogna andare a lezione tutto il giorno.</p>
<p>Non è poi strano vedere come gli studi scelti non soddisfino appieno. Manca magari una migliore spiegazione dei corsi che si possono scegliere. Inoltre alcuni professori non sapranno mai come ti chiami, e non è tra i loro obiettivi quello di motivare lo studente. Però ce ne sono altri che ti &#8220;marcano stretto&#8221;, ed è per quelli che non lasci stare tutto e riesci a finire gli studi. Nel mio caso, oltre a quei professori che ho avuto occasione di avere a Barcellona, uno dei grandi che tengo a citare è stato Maurizio Viroli all&#8217;USI, senza dubbio.»</p>
<p><span style="color: #ffffff;">___</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><img class="alignleft" title="Francia" src="http://www.scacchierando.net/public/gif%20bandiera%20francia.jpg" alt="" width="117" height="80" /><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;"><strong>L&#8217;università per uno studente francese</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">«L&#8217;università in Francia funziona molto bene, perché è una delle meno care d&#8217;Europa (forse la meno cara). Per esempio per 400 euro all&#8217;anno di tasse è inclusa l&#8217;assicurazione sanitaria, dottori, dentisti, un sacco di pass se vuoi fare sport o altre attività. Io personalmente non ho delle critiche particolari da fare, ma in generale gli studenti francesi fanno molti scioperi, praticamente tutti gli anni. Per esempio recentemente c&#8217;è stato uno sciopero perché una riforma voleva privatizzare il 5% delle università. Secondo me non hanno motivo di fare tutti questi scioperi e anzi, il problema è che spesso poi l&#8217;università in Francia è vista come una soluzione di categoria B, rispetto alle scuole private, perché appunto si pensa che gli studenti siano poco seri.»</p>
<p><span style="color: #ffffff;">___</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><img class="alignleft" title="Grecia" src="http://www.fuggire.net/GIF/bandieraGrecia.jpeg" alt="" width="111" height="74" /> </span><strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;università per uno studente greco </strong></p>
<div style="text-align: justify;"><strong><span style="font-weight: normal;">«In Greece students tend to be organised in political parties as soon as they begin their studies at  18 (when they finish highschool and enter university). These political parties consider themselves  as independent movements fighting for students rights and needs, but in fact they are directly  associated with the political parties of the Greek Pariliament. We have:</p>
<div id="_mcePaste">DAP: a right wing student party associated with ND parliament party (former government 2004-2009)</div>
<div id="_mcePaste">PASP : a middle socialist student movement associated with PASOK parliament party ( current government of Greece , 2010- )</div>
<div id="_mcePaste">PKS: a communist student party associated with the communist party of Greece KKE</div>
<div id="_mcePaste">EAAK: an extremely leftist group associated with the SYRIZA parliament party which belongs to the far left group of political parties</div>
<div id="_mcePaste">At the age of 18 students are likely to support EAAK and PKS making them gain lots of votes in the students elections in May.</div>
<div id="_mcePaste"><span style="color: #ffffff;">__</span></div>
<div>In a general assembly of students in a university, the debate is always about money and about the education offered by the government for research and funding of Universities. Currently greece spends lots of money in war purposes, in order to sustain an army, an air force , and a military navy. So people want more of the groos domestic product &#8216;s money to be spent on the education.</div>
<div id="_mcePaste">Mostly, leftists students do not want the private sector to be able to found private universities, whose graduates have equal rights as the ones of the public sector univerisities&#8230; This is possibly the reason why at the end of highschool a student (18 year old) has to sit it for examinations, the results of which will determine a score, by which he will be able to pass to a (public) university of his choice. Students with higher marks may succed in Upper univeristies , while students with lower marks will study in the technical (lower) colleges. But in the private sector&#8217;s universities, someone will not have to sit in for these examinations, so</div>
<div id="_mcePaste">after he graduates he will have the same rights in jobs as the graduate of the public universities, who would have gained a degree with much more studying.</div>
<div id="_mcePaste">Another great problem is the evaluation of the universities. Professors do not want to be evaluated properly (current evaluation system is not good, and you do not see the results), since it will clear who works, who produces something, how good is it.</div>
<div id="_mcePaste">Personally, I have a very low opinion of my professors in terms of produced result. They just struggle to keep their positions and they are not very good&#8230; So students are trying to make a better evaluation of the system I think.</div>
<div id="_mcePaste">PHD students are not getting paid properly, universities tend to owe them lots of money that they have worked, professors makes them to do all kinds of jobs instead of research.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Well, I cannot think of any other particular topics. If you read the text on the leaflet of the PKS or EAAK in a general assembly, you will find out that they demand freedom for Palestine, support for the immigrants, withdraw of charges for people currently in a trial for terrorism and other such things.»</div>
<p></span></strong><span style="font-weight: normal;"><strong><span style="color: #ffffff;">___</span></strong></span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><strong><span style="color: #ffffff;"><img class="alignleft" title="Norvegia" src="http://wiki.rockciclopedia.com/images/thumb/f/fb/Bandiera_Norvegia.svg/120px-Bandiera_Norvegia.svg.png" alt="" width="120" height="87" /></span></strong></span></p>
<p><strong>L&#8217;università per uno studente norvegese</strong></p>
<p><span style="font-weight: normal;">«T</span><span style="font-weight: normal;">he main thing we talk about in Norway is actually money. Universities are free, but the issue is about the money that the students get from the government while in school (a scholarship everyone gets) being too low. And that tecnically the students are living under the poverty line.</span></p>
<p>There is also a discussion about that there is not enough place for students, such as the faculty of medicine which is extremely hard/impossible to get in to. So people go abroad to study instead.<br />
These are the main concerns, but they are not really related to the universities&#8217; costs and organization as such.»</p>
<p><span style="font-weight: normal;"><strong><span style="color: #ffffff;">___</span></strong></span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><strong><span style="color: #ffffff;"><img class="alignleft" title="Austria" src="http://www.fermentobirra.com/wp-content/uploads/image/Varie/austria%20bandiera.gif" alt="" width="120" height="80" /><span style="color: #000000;"> </span></span></strong></span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><strong><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">L&#8217;università per uno studente austriaco</span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;">«Students in Austria fight against governmental decisions influencing them financially. Recently happenings arising students political attention were substantial the saving measures concerning child benefits, tuiton fees and student grants from the republic. Last year a serious debate about savings refering to universitary education grants leaded to heavy strikes and occupations of lecture halls by students for a couple of months. Besides the savings mentioned, public financial support is also bound to strict temporal limits that can almost not be fullfiled by students due to a low offer of courses.<br />
So the three biggest problems of austrian students are: money, time, and work (because there is almost no time to work besides ones&#8217; studies, and when, jobs are underpaid).<br />
Finally education in Austria becomes a privilege for the upper social shift and its offspring.»</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #ffffff;">___</span></span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #ffffff;"><img class="alignleft" title="Danimarca" src="http://images1.wikia.nocookie.net/__cb20060403141258/althistory/images/thumb/0/00/Denmark_Flag.gif/120px-Denmark_Flag.gif" alt="" width="120" height="91" /><strong> </strong></span></span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #ffffff;"><strong><span style="color: #000000;">L&#8217;università per uno studente danese</span></strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-weight: normal;">«</span></span></span><span style="font-weight: normal;">In Denmark every student has the right to get a support each month when he&#8217;s studying &#8211; called SU. The politicians often discuss about abolishing it. So even though education in Denmark is free, this could influence many people&#8217;s lifestyle. Without this help many won&#8217;t be able to afford living in the cities where the universities are. Some people may choose to find a job instead of getting an education first. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;">For some students the main problem is to find a job after school. Like in many others countries, unemployment is are threat and a problem.</span></p>
<p style="text-align: justify;">There&#8217;s also lack of money in the universities. Our educations are getting worse &#8211; academical!  There aren&#8217;t enough money to keep up the level in Denmark and also with the rest of the world. This is of course my opinion!<span style="font-weight: normal;">»</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #ffffff;">__</span></span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #ffffff;"><img class="alignleft" title="Polonia" src="http://wiki.rockciclopedia.com/images/thumb/8/89/Bandiera_Polonia.svg/120px-Bandiera_Polonia.svg.png" alt="" width="120" height="75" /></span></span></p>
<p><strong>L&#8217;università per uno studente polacco</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="font-weight: normal;">«</span></strong></span></span>Ci sono molti problemi a ricevere la borsa di studio, e anche nel caso si riesca a ottenerla essa è molto ridotta. Ci sono poi troppe differenze nel livello di insegnamento tra i centri universitari più conosciuti (Varsavia, Krakovia, Gdanjsk, Poznanj, Vroclav) e gli altri istituti più piccoli, non solo a livello di organizzazione e riconoscimento ma anche per quanto riguarda i professori, sono tutti concentrati nelle sedi principali.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gran numero di università e moltissimi studenti che finiscono i propri studi non trovano lavoro, per via della saturazione del mercato e della non corrispondenza tra le capacità richieste dal mondo del mercato e il modo in cui è organizzato il sistema universitario. Attualmente in Polonia coloro che hanno conseguito un diploma universitario sono circa il 14-15%, quando la percentuale necessaria è tra il 7 e l&#8217; 8%, e ciò causa disagio e frustrazione tra i giovani.»</p>
<p><span style="color: #ffffff;">___</span></p>
<p><img class="alignleft" title="Slovenia" src="http://www.itccarli.it/Immagini/slo.png" alt="" width="126" height="84" /></p>
<p><strong>L&#8217;università per uno studente sloveno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="font-weight: normal;">«</span></strong></span></span>Le tasse universitarie sono troppo alte, persino per quelli che lavorano mentre studiano. La tassa in Slovenia è di circa 3000 euro, che è sproporzionata in confronto alla paga media che è di 936,77 euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora si è introdotta la frequenza obbligatoria ai corsi, quindi per molti non è più possibile lavorare mentre si è iscritti all&#8217;università. Ciò significa che devono pagare tutto i genitori, che spesso non sono in grado di sostenere costi così elevati.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il cibo è molto caro, secondo me dovrebbero abbassare i prezzi per quanto riguarda gli studenti: il costo medio per un pasto giornaliero per uno studente è di 7 euro. Il costo della vita per uno studente è quindi troppo elevato.»</p>
<div><span style="color: #ffffff;">__</span></div>
<div><span style="color: #ffffff;"><img class="alignleft" title="Croazia" src="http://www.inseo.it/img_bandiere/bandiera-croazia.gif" alt="" width="150" height="75" /><span style="color: #000000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></span></span></span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>L&#8217;università per uno studente croato</strong></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="font-weight: normal;">«</span></strong></span></span>In Croazia si vorrebbe che le università fossero gratuite, ciò si collega alla democratizzazione dell&#8217;</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">istruzione, l&#8217;introduzione delle tasse universitarie ha reso impossibile a molti studenti l&#8217;accesso agli studi. In più ci sono pochi stimoli a concludere gli studi perché una volta finiti c&#8217;è il malcontento generale dovuto all&#8217;alto tasso di disoccupazione.</p>
<p>L&#8217;introduzione del processo di Bologna non è stata per niente coerente ed efficace, ci sono molti problemi di fondo che anziché facilitare la mobilità e la vita agli studenti creano solo molti problemi, dall&#8217;inserimento degli studenti che hanno iniziato i loro studi secondo il sistema vecchio alla traduzione delle note in crediti e al fatto che si è praticamente obbligati a continuare a studiare per 4 o 5 anni perché il primo diploma non è molto valorizzato nel mondo del mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;ulteriore preoccupazione degli studenti croati è la perdita di autonomia del sistema universitario, ovvero, si vuole (ufficialmente) lasciare il monopolio diretto delle università ai politici.»</p>
<p><span style="color: #ffffff;">__</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><br />
</span></p>
<p><strong>Tutte le interviste raccolte da</strong> <strong><em>Andrea Brezec</em></strong></p>
<p></span></span></div>
</div>
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		<item>
		<title>USI Career Forum 2011: un&#8217;occasione da non perdere!</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 11:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Brunati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Online - Ultime]]></category>
		<category><![CDATA[UNIVERSITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[usi career forum]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/24/02/2011/usi-career-forum-2011-unoccasione-da-non-perdere/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/02/vignetta-career-forum2-150x150.png" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="vignetta-career-forum2" title="vignetta-career-forum2" /></a>Il 3 e il 4 marzo 2011 si tiene la quarta edizione dell'USI Career Forum, la giornata dedicata all'incontro tra aziende, enti ed istituzioni nazionali ed internazionali con cui l'USI collabora e studenti e laureati che si affacciano sul mondo del lavoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/02/vignetta-career-masterday.gif"><img class="size-medium wp-image-5619  aligncenter" title="USI Career Forum &amp; Master Info Day" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2011/02/vignetta-career-masterday-300x300.gif" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<div><span style="color: #ffffff;">___</span></div>
<div><span style="color: #ffffff;">___</span></div>
<div style="text-align: justify;">Sarà il prossimo giovedì, <strong>3 marzo, alle ore 17.00</strong> che prenderà il via l’<strong>USI Career Forum </strong><strong>2011</strong>, giunto alla sua quarta edizione e organizzato dall’USI Career Service, che si svolgerà per tutta la giornata di <strong>venerdì 4 marzo</strong>, in concomitanza con il <strong>Master info Day</strong>.</div>
<div style="text-align: justify;">Ad aprire l’appuntamento annuale pensato per favorire l’incontro di studenti e laureati con aziende e istituzioni nazionali e internazionali sarà la tavola rotonda dal titolo “Conta più il talento o la preparazione? Le leggi del successo nel mondo del lavoro”.</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">_______________________</span></div>
<div style="text-align: justify;">All’incontro interverranno <strong>Gianni Dell’Orto</strong> (noto cacciatore di teste e Senior Partner della Signium International), <strong>Giorgio Siracusa </strong>(capo delle risorse umane per l’Europa occidentale della multinazionale Procter&amp;Gamble) e <strong>Tito Tettamanti </strong>(tra i più affermati imprenditori e finanzieri ticinesi). Il prof. Rico Maggi, Decano della facoltà di Scienze economiche dell’USI modererà l’incontro.</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">_________</span></div>
<div style="text-align: justify;">La partecipazione di numerose realtà professionali &#8211; quest’anno sono circa 60 &#8211; renderà possibile l’incontro tra la domanda e l’offerta del mercato del lavoro, tra noi giovani e le aziende, pronte a farsi conoscere e dialogare con studenti e laureati su possibili collaborazioni. Un’occasione da non lasciarsi sfuggire! Inoltre per il primo anno sarà coinvolta nella manifestazione l’<strong>USI Alumni</strong>, il Servizio e l’Associazione che riuniscono gli oltre 3000 laureati dell’Università.</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">____</span></div>
<div style="text-align: justify;">Il Forum anche quest’anno si tiene in concomitanza con il Master info Day, giornata di orientamento verso la scelta di un Master, dove sarà possibile trovare tutte le informazioni inerenti obiettivi, contenuti e organizzazione di ognuno dei 21 master offerti dall’Università della Svizzera italiana.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">I programmi dettagliati su <span style="color: #339966;"><span style="color: #008000;">http://www.masterinfoday.usi.ch</span></span><span style="color: #008000;"> </span>e <span style="color: #ff6600;">http://</span><span style="color: #ff6600;">www.usicareerforum.ch</span> .</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">_____</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">_____</span></div>
<div style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Errata corrige</span></strong></em>: segnaliamo che sull&#8217;edizione cartacea de L&#8217;universo il programma delle due giornate di USI Career Forum che abbiamo pubblicato contiene alcune informazioni errate. In particolare l&#8217;inizio della tavola rotonda è alle 17.00 e non alle 17.30, come riportato. Inoltre anche il tema del workshop è quello che trovate indicato nel programma più sotto (e sul sito ufficiale), e non come lo trovate sul cartaceo. Ci scusiamo con i diretti interessati e con i nostri lettori.</div>
<div><span style="color: #ffffff;">____</span></div>
<div><span style="color: #ffffff;">____</span></div>
<div><span style="color: #ffffff;">____</span></div>
<div>
<div style="text-align: center;"><strong>Ecco il programma dell’USI Career Forum 2011:</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong><em></p>
<h3><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong><em><span style="color: #ff6600;">3 marzo 2011</span></em></strong></span></h3>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Ore 17.00 &#8211; 18.00 Auditorium</span></em></strong></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em> </em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em><strong>Workshop d’apertura</strong></em><em>: “Conta di più il talento o la preparazione? Le leggi del successo nel mondo del lavoro”</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Intervengono:</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Gianni dell’Orto &#8211; Senior Partner, Signium International</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Giorgio Siracusa &#8211; Vice President Human Resources Western Europe, Procter&amp;Gamble</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Tito Tettamanti &#8211; Imprenditore</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Modera:</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Rico Maggi, Direttore Istituto di ricerche economiche (IRE) e Decano della Facoltà di Economia, USI</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<h3><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong><em><span style="color: #ff6600;">4 marzo 2011</span></em></strong></span></h3>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Ore 9.30 &#8211; 16.00 Aula Magna</span></em></strong></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em><strong>Area espositiva per le aziende</strong></em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong><em><span style="color: #ff6600;"> Ore 09.30 &#8211; 16.00 Biblioteca ed Aula Magna</span></em></strong></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em><strong>Incontri one-to-one</strong></em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="text-decoration: underline;"><strong> </strong></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="text-decoration: underline;"><strong> </strong></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Ore 13.00 – 13.45 Edificio principale, aula 253</span></em></strong></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em><strong>Workshop Alumni</strong></em><em>: “Le competenze tacite come chiave del successo nella carriera”</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Intervengono:</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Maurizio Camponovo – Presidente HR Ticino e Condirettore Resp. Fomazione, Sviluppo e Comunicazione interna, BSI</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Pamela Ferrari – Procuratore HR Business Partner sviluppo, Human Resources, BSI</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Ore 14.00 – 15.30 Palazzo rosso, Aula A13</span></em></strong></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em><strong>Presentazioni Amministrazione Federale</strong></em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">“EURES &#8211; European Employment Services”</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Interviene: Paola Bricalli, Segreteria di Stato dell&#8217;economia (SECO) </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">“Carriera nelle organizzazioni internazionali”</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Interviene: Yvan Dénéréaz, Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE)</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">“Carriera diplomatica&#8221;</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> Intervengono: Pascal Bornoz e Can Tutumlu, Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE)</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 2.0px 12.0px; line-height: 18.0px; font: 12.0px Arial; color: #333233; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 2.0px 12.0px; line-height: 18.0px; font: 12.0px Arial; color: #333233; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 2.0px 12.0px; line-height: 18.0px; font: 12.0px Arial; color: #333233; min-height: 14.0px;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ffffff;">___</span></span></span></p>
<p></em></strong><strong><em> </em></strong></p>
</div>
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		<title>Il viaggio perfetto: editoriale gennaio 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 15:06:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Bortone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/27/01/2011/il-viaggio-perfetto-editoriale-gennaio-2011/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://1.bp.blogspot.com/_Ttdxgbp4cfk/TOU-AP_5o2I/AAAAAAAACxc/y9ZHmwRHJ8I/s1600/bigstock_Future_Past__Present_Signpost_2910137.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Il numero di gennaio 2011 de L’universo è dedicato al viaggio, al cambiamento e alle motivazioni e difficoltà ad esso connesse. Viaggiare è un’esperienza unica che comporta lasciare l’orticello del conosciuto per addentrarsi in lande misteriose, da esplorare con occhi curiosi e critici. Abbandonare tutto e confrontarsi con culture differenti, osservare usi e costumi diversi dai nostri, posare lo sguardo su panorami nuovi ci arricchisce, ci migliora o, più semplicemente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://1.bp.blogspot.com/_Ttdxgbp4cfk/TOU-AP_5o2I/AAAAAAAACxc/y9ZHmwRHJ8I/s1600/bigstock_Future_Past__Present_Signpost_2910137.jpg" alt="" width="486" height="323" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il filosofo Sant’Agostino scrisse: «<strong>Il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina</strong>». Ebbene, aveva ragione! Viaggiare è una delle esperienze più profonde che una persona possa intraprendere.<br />
Pochi giorni fa, carichi di aspettative e speranze, abbiamo mosso i primi e incerti passi in un nuovo anno. In molti sfruttano proprio questo simbolico <em>switch over </em>tra vecchio e nuovo, tra passato e futuro per raccogliere il coraggio e maturare scelte radicali e difficili: partire per non tornare, cambiare lavoro o città, modificare abitudini. Il numero di gennaio 2011 de <em>L’universo </em>è dedicato al viaggio, al cambiamento e alle motivazioni e difficoltà ad esso connesse.<br />
Viaggiare, si diceva, è un’esperienza unica che comporta lasciare l’orticello del conosciuto per addentrarsi in lande misteriose, da esplorare con occhi curiosi e critici. Abbandonare tutto e confrontarsi con culture differenti, osservare usi e costumi diversi dai nostri, posare lo sguardo su panorami nuovi ci arricchisce, ci migliora o, più semplicemente, ci permette di cambiare aria. I motivi che ci sussurrano di partire sono molti e diversi: bisogno di nuovi stimoli, noia, voglia di scoprire il mondo, tristezza, senso d’oppressione, curiosità, opportunità di crescita. Certo, mollare tutto e andare non è affatto facile. Il percorso è irto di ostacoli oltre i quali non sempre si riesce a gettare il cuore.<br />
Anzitutto occorre una <strong>buona dose di coraggio</strong>: un tuffo nell’ignoto spaventa e non tutti, pur desiderandolo, sono pronti ad assumersene i rischi. Da non sottovalutare sono gli intoppi burocratici, le difficoltà di coordinazione e le differenze linguistiche e culturali, che possono incidere non poco sulla decisione. Tuttavia, una volta partiti … la gioia del viaggio è intensa, completa, e ripaga tutti gli sforzi. Una felicità simile spesso coincide pure con il ritorno, quando, stremati e arricchiti da mille peripezie, si varca la soglia di quel luogo speciale chiamato «casa». Avvolti nel soffice abbraccio dei propri cari ci si domanda: cos’è cambiato? <em>Io </em>come sono cambiato? E d’un tratto si realizza quanto, nonostante le difficoltà, ne sia valsa la pena.</p>
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		<title>La ricerca nel settore della web communication</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 12:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/20/05/2009/la-ricerca-nel-settore-della-web-communication/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/05/screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1" title="screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1" /></a>Intervista a Lorenzo Cantoni e Marco Farè, rispettivamente direttore e ricercatore presso il laboratorio webatelier.net, sulla ricerca nel campo della comunicazione su internet e sul futuro della rete.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2728" title="screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/05/screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1.jpg" alt="screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1" width="500" height="116" /></p>
<p>Tutti lo usano, ma pochi lo conoscono davvero: internet non è soltanto un parco giochi, ma anche uno strumento che, se debitamente sviluppato, può portare a risultati eccellenti in campi come pubblicità ed informazione. Ma cosa significa adottare il web come oggetto di studio? Lo abbiamo chiesto a due ricercatori del nostro ateneo: Lorenzo Cantoni e Marco Faré, rispettivamente direttore e ricercatore presso il laboratorio webatelier.net.</p>
<p><strong>Internet è un mondo mutevole, dove a periodi di tempo decisamente brevi corrispondono spesso cambiamenti radicali. Come si pone un ricercatore davanti ad un universo così instabile?</strong></p>
<p><strong>MF</strong>: L’instabilità dell’universo internet si trova sia negli aspetti tecnologici sia in quelli legati alla comunicazione umana. Come ricercatori, al webatelier.net ci concentriamo su questi ultimi, studiando non tanto l’evoluzione delle singole tecnologie o piattaforme, quanto gli usi che se ne fanno. Siti come Twitter, Second Life, Facebook o Youtube sono innovazioni che emergono rapidamente (e spesso, altrettanto rapidamente, scompaiono). Il ruolo della ricerca accademica è quello di contestualizzare queste mode.</p>
<p><strong>Dal 1999 è attivo il laboratorio webatelier.net, diretto dal professor Cantoni e presso cui Faré è ricercatore, che si occupa oggi in particolar modo dell’impiego dei nuovi media nella comunicazione turistica: perché proprio questo settore?</strong></p>
<p><strong>LC</strong>: Il settore del turismo è tra quelli che più beneficia della rete. Per sua stessa natura, infatti, il bene turistico viene acquistato prima del momento della sua fruizione, e le tecnologie multimediali permettono di antiucipare l’esperienza turistica meglio di altre modalità comunicative. Gli studi dimostrano che prenotazioni e acquisti online sono in costante crescita, così come i siti che consentono di commentare e condividere le proprie esperienze di viaggio, come per esempio Tripadvisor. Il fermento nel campo della comunicazione turistica online e l’opportunità di svolgere alcuni progetti di ricerca e sviluppo a stretto contatto con gli operatori del settore ci hanno spinti a focalizzare le nostre ricerche in questo ambito.</p>
<p><strong>Parliamo infine del futuro del web, un futuro che si avvicina a una velocità sempre maggiore: quali nuovi elementi rivoluzioneranno la nostra esperienza di fruizione del web, nei prossimi decenni?</strong></p>
<p><strong>MF</strong>: È vero che le innovazioni sembrano susseguirsi senza sosta, ma l’esperienza che deriva dalla ricerca sulla comunicazione ci insegna che il tempo di adozione per una nuova tecnologia arriva a coprire un’intera generazione. Tanto ci vorrà perché i nativi digitali, coloro cioè che sono nati trovandosi le tecnologie digitali già pronte, superino gli immigrati digitali, cioè quelli che ricordano di aver vissuto – felicemente – in un mondo senza internet. Internet che, lo ricordiamo, viene usato estensivamente da poco più di un decennio. Per questo è difficile fare previsioni a lungo termine. Possiamo comunque ipotizzare alcune tendenze: la rete uscirà dal pc (lo sta già facendo) permettendoci di essere online attraverso il telefonino o un dispositivo simile, anche se siamo lontani dalla nostra scrivania. Grazie a ciò, nuovi servizi personalizzati in base alla localizzazione spaziale degli utenti (la geolocalizzazione: siamo di nuovo a contatto con il viaggio e il turismo) potranno essere sviluppati. Il loro successo non dipenderà solo dalla validità della tecnologia, ma anche dalla capacità di attrarre utilizzatori e dal modello di business su cui poggiano.</p>
<p><strong>Se la rete degli albori era un mezzo per accedere a fonti di informazioni ufficiali ed attendibili, oggi spopola il cosiddetto User Generated Content &#8211; YouTube, Facebook ed i blog sono soltanto alcuni esempi. Quali sono le opportunità che ne derivano nell’ottica della ricerca?</strong></p>
<p><strong>LC</strong>: stiamo vivendo un percorso già attraversato altre volte nella storia della comunicazione. Si passa da una fase in cui solo pochi sono capaci di fruire e produrre (pensiamo agli scribi per la scrittura a mano), a una fase in cui pochi producono e molti fruiscono (pensiamo alla stampa, o al cinema e alla televisione), a una fase in cui la anche la capacità di produrre si socializza (pensiamo alla scrittura a mano negli ultimi secoli, o alla fotografia).<br />
Questo processo, ha talora ingenerato errori di prospettiva, come per esmpio quello di pensare che nel medioevo le persone fossero ignoranti perché non sapevano leggere e scrivere: a quei tempi la comunicazione orale – o il linguaggio delle arti visive – veicolavano principalmente la cultura; e una persona che sapeva a mala pena leggere e scrivere poteva senza difficoltà fare carriera e diventare imperatore, come Carlo Magno.<br />
Se all’inizio la rete era per soli specialisti, poi per molti fruitori e pochi produttori di messaggi – dotati, questi ultimi, di idonee competenze tecniche – ora la pubblicazione di contenuti è alla portata di (quasi) ogni navigatore. Non è che, conviene sottolinearlo, ciascun navigatore della rete voglia oggi trasformarsi in un romanziere o in un giornalista di successo, ma la rete è ora vissuta sia come grande biblioteca universale, sia come piazza pubblica, dove andare per incontrare gli amici (vecchi e nuovi, veri o presunti&#8230;). È nel dialogo con queste persone che si sviluppano – a una velocità impressionante – i cosiddetti UGC, contenuti generati dagli utenti.</p>
<p>Per avere ulteriori informazioni sulle attività degli intervistati, visitate i blog di Cantoni (<a href="http://newmine.blogspot.com" target="_blank">newmine.blogspot.com</a>) e Faré (<a href="http://www.fridaynet.ch" target="_blank">fridaynet.ch</a>).<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Un progetto per la democrazia dell&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 14:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/03/05/2009/un-progetto-per-la-democrazia-dellinformazione/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/05/home-pic-41.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="home-pic-41" title="home-pic-41" /></a>Includere i bambini del terzo mondo nell'era della comunicazione: è questa l'idea di Negroponte, vero padre del progetto One Laptop Per Child. Dai risultati raggiunti dipenderà, forse, il futuro di buona parte degli abitanti dell'emisfero australe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2573" title="home-pic-41" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/05/home-pic-41.jpg" alt="home-pic-41" width="500" height="68" /></p>
<p>Includere i bambini del terzo mondo nell&#8217;era della comunicazione: è questa l&#8217;idea di Negroponte, vero padre del progetto <a href="http://laptop.org/en/" target="_blank">One Laptop Per Child</a>. Dai risultati raggiunti dipenderà, forse, il futuro di buona parte degli abitanti dell&#8217;emisfero australe.</p>
<p>In un paesino sperduto tra i picchi della cordigliera delle Ande, tra le mura di nuda pietra di una casetta, nel mezzo di un paesino rurale, un bambino studia matematica grazie al suo nuovissimo laptop, mentre i genitori coltivano la terra. In un piccolo villaggio africano una bambina oggi non va a scuola: se lo facesse, rischierebbe la propria vita a causa della guerra civile &#8211; lo stesso vale per la sua coetanea afghana &#8211; quindi resta a casa, e studia inglese con il suo portatile. Potrà sembrare follia, che la tecnologia si diffonda dove nemmeno l&#8217;integrità fisica e l&#8217;alimentazione sono garantite. Invece è soltanto il futuro.</p>
<p>Il progetto OLPC è stato presentato al Forum Economico Mondiale di Davos, nel 2005, e da allora ha portato alla diffusione di oltre un milione di PC a bambini che abitano le zone più povere del mondo. Il computer, chiamato XO ma conosciuto anche come &#8220;100$ laptop&#8221;, vive una situazione di sviluppo costante che porterà nei prossimi anni ad un aumento di qualità ed al contemporaneo abbattimento dei costi per l&#8217;acquirente &#8211; generalmente rappresentato da governi nazionali. L&#8217;idea di fondo, sviluppata da Nicholas Negroponte, consiste nella diffusione di una nuova cultura &#8211; quella della tecnologia, ma anche della formazione e dell&#8217;informazione &#8211; in zone dove da secoli si vive nello stesso modo. In pratica, emancipazione su Hard Disk.</p>
<p>L&#8217;approccio, che tanto ha fatto discutere ed ancora è criticato,  ha l&#8217;obiettivo di aiutare i giovani uomini di domani a compiere quel salto generazionale &#8211; tecnologico, ma anche culturale &#8211; che è necessario per trovare il proprio posto nel mondo del ventunesimo secolo: i futuri cittadini globali devono disporre degli strumenti necessari per gestire, un giorno, il mondo dal quale oggi sono esclusi. Se molte fondazioni puntano sulla distribuzione di cibo e salute, il progetto OLPC si concentra sulla diffusione della conoscenza e, quindi, di una vera e propria democrazia dell&#8217;informazione.</p>
<p>Nicholas Negroponte, all&#8217;interno della comunità scientifica e mediatica, è visto come una sorta di oracolo, grazie alla sua capacità di analizzare il presente per realizzare soluzioni pragmatiche per il futuro. Come tutti i &#8220;geni&#8221;, spesso le sue idee restano incomprese per anni, prima di essere rivalutate positivamente. Mi piace, quindi, pensare che  il tanto vituperato OLPC  sia davvero la soluzione giusta per risolvere il problema dell&#8217;esclusione dal mondo dell&#8217;informazione. Per contro, mi fa riflettere la scarsa attenzione che &#8220;i grandi&#8221; della tecnologia mondiale prestano per il progetto, soprattutto in un periodo in cui investono massicciamente nello sviluppo e nella produzione dei netbook: questi mini-computer sono, in definitiva, i cugini &#8220;trendy&#8221; e decisamene &#8220;profit&#8221; di XO.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Arredo il salotto. Con un dito&#8230;</title>
		<link>http://www.luniverso.com/17/04/2009/oggi-arredo-il-salotto-con-un-dito/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 10:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/17/04/2009/oggi-arredo-il-salotto-con-un-dito/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/090403-sketch-furniture-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="090403-sketch-furniture" title="090403-sketch-furniture" /></a>Immaginate di poter arredare il vostro salotto utilizzando soltanto una penna. No, non disegnando mobili stilizzati su carta, ma creando veri e propri mobili tridimensionali tracciando semplicemente alcune linee nell'aria che ci circonda. Oggi è possibile, grazie alla Sketch Furniture - l'arredamento "schizzato".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1907" title="090403-sketch-furniture" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/090403-sketch-furniture.jpg" alt="090403-sketch-furniture" width="550" height="316" /></p>
<p style="text-align: justify;">Immaginate di poter arredare il vostro salotto utilizzando soltanto una penna. No, non disegnando mobili stilizzati su carta, ma creando veri e propri mobili tridimensionali tracciando semplicemente alcune linee nell&#8217;aria che ci circonda. Oggi è possibile, grazie alla Sketch Furniture &#8211; l&#8217;arredamento &#8220;schizzato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il merito va ad un team tutto femminile, nato tra le pareti dell&#8217;innovativo studio di design svedese FRONT, che ha saputo integreare design ed informatica per mettere a punto un&#8217;apparecchiatura che fino a pochi anni fa sarebbe stata ritenuto materialmente irrealizzabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, con il metodo del Motion Capture &#8211; la percezione del movimento resa celebre da film d&#8217;animazione e videogames &#8211; è possibile trasformare i movimenti nell&#8217;aria di semplici penne dotate di sensori in precise immagini digitali in 3D.</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzando poi una tecnica chiamata Rapid Prototyping &#8211; le cui forme pionieristiche risalgono agli anni &#8217;80 &#8211; è possibile ricreare oggetti fisici e reali sulla base dei progetti digitali creati come sopra descritto. I &#8220;mobili&#8221; sono plasmati a partire da materiali plastici liquidi, solidificati nei punti desiderati da impulsi laser. Nasce così la gamba di un tavolo, la seduta di una poltrona, la cornice di un quadro.A partire da questi &#8220;schizzi tridimensionali&#8221;, i designer realizzano in seguito i mobili veri e propri, utilizzando materiali più consoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo, quindi, dire addio al mobilio standard in stile Ikea e lasciare libera la fantasia? Il fenomeno Sketch Furniture è destinato a cambiare la nostra vita, o resterà solamente un esperimento di design? L&#8217;idea è senza dubbio intrigante, non ci resta che attendere di vedere se, una volta utilizzata a scopo commerciale, sarà possibile mantenere prezzi accessibili.</p>
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		<title>USI: una location da ridiscutere?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 13:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/15/04/2009/usi-una-location-da-ridiscutere/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/usi-in-citta-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="usi-in-citta" title="usi-in-citta" /></a>Ticinonews.ch pubblica oggi una notizia riguardante il problema degli schiamazzi notturni nella zona dell'università, in modo particolare in prossimità del Bar Oops in Via Maderno nei pressi del quale, la sera, gruppi di giovani si ritrovano disturbando la quiete di chi in quel quartiere vorrebbe - a diritto - poter dormire...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1999" title="usi-in-citta" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/usi-in-citta.jpg" alt="usi-in-citta" width="600" height="364" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ticinonews.ch pubblica oggi una <a href="http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=108802&amp;rubrica=2" target="_blank">notizia</a> riguardante il problema degli schiamazzi notturni nella zona dell&#8217;università, in modo particolare in prossimità del Bar Oops in Via Maderno nei pressi del quale, la sera, gruppi di giovani si ritrovano disturbando la quiete di chi in quel quartiere vorrebbe &#8211; a diritto &#8211; poter dormire.<br />
Il problema del bar Oops è solo la punta di un icesberg che sprofonda per chilometri sotto la superficie. L&#8217;errore sembra difatti essere soprattutto pianificatorio. Non si può costruire un&#8217;università, che porta migliaia di giovani nel centro di Lugano e poi pretendere che tutto resti come prima, che la sera tutti siano a casa a guardare la tivù dalle 20.30 in avanti. Non è un segreto per nessuno che nei pressi delle università, delle case dello studente e dei centri studi nascano di solito spontaneamente locali, bar, punti di ritrovo per il popolo universitario. È normale, è successo ovunque, in qualsiasi luogo dove sulla terra sia apparso un ateneo e non c&#8217;è dunque da stupirsi se l&#8217;unico locale giovanile della zona si affolli la sera. La legge sul divieto di fumo nei locali pubblici, ha inoltre dato un buon motivo a tante persone per non entrare nemmeno nel locale e rimanere fuori dalle porte del bar a parlare, ridere e fumare aumentando pericolosamente i decibel degli schiamazzi che Via Maderno è costretta troppo spesso a sopportare.
</p>
<p style="text-align: justify;">Forse l&#8217;errore è stato quello di costruire l&#8217;università proprio nei pressi di Via Buffi, una zona già abitata da numerose famiglie e persone anziane, non certo disposte a farsi rubare il sonno dai rumori molesti provocati dai giovani del bar Oops. La scelta del palazzo Civico come prestigiosa sede dell&#8217;USI si sta difatti rivelando tutta la sua debolezza. Prima di tutto L&#8217;università cresce circoscritta all&#8217;interno di un incrocio stradale con poche possibilità di espansione futura se non tramite l&#8217;acquisto dei palazzi adiacenti. Nessuno ha dubbi sul fatto che tra vent&#8217;anni il quartiere di Molino Nuovo finirà per essere via via fagocitato dal campus e non dimentichiamo che questo processo è già iniziato. I palazzi che costeggiano via Buffi appartengono già quasi tutti all&#8217;Università la quale da Via buffi si sta espandendo occupando anche alcuni appartamenti di Via Maderno 24, guardacaso proprio lo stabile in cui alberga l&#8217;additato Bar Oops. Ma non finisce qui: una nuova casa per studenti è appena stata costruita proprio di fronte al nuovo blocco centrale del campus luganese e l&#8217;area ex-Campari sarà presto occupata dal nuovo campus SUPSI, il che porterà sicuramente nuovi studenti e nuovi schiamazzi notturni.</p>
<p style="text-align: justify;">In molti in questi anni si sono chiesti se non sarebbe stato più intelligente collocare il campus in una zona più periferica rispetto al centro di Lugano, un luogo dove l&#8217;istituzione universitaria avrebbe potuto ospitare la rumorosa comunità studentesca a prezzi inferiori e che avrebbe facilmente potuto espandersi senza nuocere agli abitanti del centro Un luogo adatto ad ospitare le diverse scuole universitarie in un unico campus, una città universitaria simile a quella sorta a Losanna nei pressi dell&#8217;UNIL.</p>
<p style="text-align: justify;">Una location che sembrerebbe rispondere a queste caratteristiche è ad esempio l&#8217;area di Trevano, occupata oggi dalle scuole degli apprendisti e da alcuni dipartimenti della SUPSI, una zona discosta dal centro, vicino allo stadio facilmente raggiungibile (anche grazie alla futura uscita dell&#8217;autostrada &#8220;Lugano Ovest&#8221; la cui galleria &#8220;vedeggio-cassarate&#8221; farà breccia proprio nella zona di Porza.<br />
Con i dovuti lavori di ristrutturazione, l&#8217;area potrebbe ben prestarsi ad ospitare l&#8217;USI, la SUPSI e a far nascere un vero e proprio quartiere studentesco senza controindicazioni per la popolazione di Molino Nuovo e del centro di Lugano.
</p>
<p style="text-align: justify;">E voi? Cosa ne pensate?</p>
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		<title>Futuro: nasce la fattoria metropolitana</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 21:42:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/02/04/2009/futuro-nasce-la-fattoria-metropolitana/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/pasona023-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="pasona023" title="pasona023" /></a>A volte sembra quasi che in Giappone si tengano regolarmente dei summit per dare vita ai progetti più strani ed impensabili. Dal Paese del Sol Levante, perennemente in bilico tra una tradizione millenaria ed un eclettismo tecnologico senza pari, arriva l'ennesima trovata anti-crisi: l'agricoltura cittadina, senza terra da arare e lontano dalla luce solare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1663" title="pasona023" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/pasona023-300x205.jpg" alt="pasona023" width="300" height="205" /></p>
<p>A volte sembra quasi che in Giappone si tengano regolarmente dei summit per dare vita ai progetti più strani ed impensabili. Dal Paese del Sol Levante, perennemente in bilico tra una tradizione millenaria ed un eclettismo tecnologico senza pari, arriva l&#8217;ennesima trovata anti-crisi: l&#8217;agricoltura cittadina, <a href="http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/scienza_e_tecnologia/affin3/agricoltura/agricoltura.html" target="_blank">senza terra</a> da arare e lontano dalla luce solare.</p>
<p>L&#8217;idea è opera di tale <a href="http://www.pasonagroup.co.jp/english/company/nambu_e.html" target="_blank">Yasuyuki Nambu</a>, CEO del gruppo nipponico <a href="http://www.pasonagroup.co.jp/english/" target="_blank">Pasona </a>- la maggiore società di recruiting e lavoro temporaneo del Paese &#8211; nonchè autore di testi di business e filosofia. Eletto per tre anni di seguito imprenditore dell&#8217;anno &#8211; dal 1987 al 1989 &#8211; Nambu ha dato vita ad una serra sperimentale sotterranea, dove luce solare e terra sono sostituite, rispettivamente, da impianti di luci LED e grandi vasche d&#8217;acqua. Frutta, verdura e piante aromatiche, ad ogni modo, sono più che mai reali e sembrano crescere rigogliose.</p>
<p>Questa innovativa fattoria metropolitana, ricavata da un caveau di banca, si propone come possibile soluzione alla dura recessione che affligge il Giappone da anni: infatti il progetto &#8211; denominato <a href="http://www.pasonagroup.co.jp/pasona_o2/" target="_blank">Pasona O2</a> &#8211; non soltanto crea nuovi posti di lavoro, ma potrebbe ridurre la dipendenza dall&#8217;estero in tema di alimentari, se adottato su vasta scala.</p>
<p>Per di più, stando a quanto affermato dal mensile <a href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/02/start/le-mille-luci-della-lattuga-di-tokyo-.aspx" target="_blank">Wired</a>, nato negli States ed alla sua seconda uscita in Italia, Pasona O2 sarebbe anche una sorta di oasi nel mezzo di un deserto di cemento, dove i banchieri in pausa pranzo possono rilassarsi e ristabilire un contatto con la &#8220;natura&#8221;. E, in una delle zone più urbanizzate del mondo, dove gli spazi verdi sono sempre più rari, forse anche il giardino virtuale ha un suo perchè.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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