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	<title>L&#039;universo &#187; futuro</title>
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		<title>La ricerca nel settore della web communication</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 12:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/20/05/2009/la-ricerca-nel-settore-della-web-communication/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/05/screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1" title="screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1" /></a>Intervista a Lorenzo Cantoni e Marco Farè, rispettivamente direttore e ricercatore presso il laboratorio webatelier.net, sulla ricerca nel campo della comunicazione su internet e sul futuro della rete.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2728" title="screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/05/screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1.jpg" alt="screenshot-5_20_2009-2_10_32-pm1" width="500" height="116" /></p>
<p>Tutti lo usano, ma pochi lo conoscono davvero: internet non è soltanto un parco giochi, ma anche uno strumento che, se debitamente sviluppato, può portare a risultati eccellenti in campi come pubblicità ed informazione. Ma cosa significa adottare il web come oggetto di studio? Lo abbiamo chiesto a due ricercatori del nostro ateneo: Lorenzo Cantoni e Marco Faré, rispettivamente direttore e ricercatore presso il laboratorio webatelier.net.</p>
<p><strong>Internet è un mondo mutevole, dove a periodi di tempo decisamente brevi corrispondono spesso cambiamenti radicali. Come si pone un ricercatore davanti ad un universo così instabile?</strong></p>
<p><strong>MF</strong>: L’instabilità dell’universo internet si trova sia negli aspetti tecnologici sia in quelli legati alla comunicazione umana. Come ricercatori, al webatelier.net ci concentriamo su questi ultimi, studiando non tanto l’evoluzione delle singole tecnologie o piattaforme, quanto gli usi che se ne fanno. Siti come Twitter, Second Life, Facebook o Youtube sono innovazioni che emergono rapidamente (e spesso, altrettanto rapidamente, scompaiono). Il ruolo della ricerca accademica è quello di contestualizzare queste mode.</p>
<p><strong>Dal 1999 è attivo il laboratorio webatelier.net, diretto dal professor Cantoni e presso cui Faré è ricercatore, che si occupa oggi in particolar modo dell’impiego dei nuovi media nella comunicazione turistica: perché proprio questo settore?</strong></p>
<p><strong>LC</strong>: Il settore del turismo è tra quelli che più beneficia della rete. Per sua stessa natura, infatti, il bene turistico viene acquistato prima del momento della sua fruizione, e le tecnologie multimediali permettono di antiucipare l’esperienza turistica meglio di altre modalità comunicative. Gli studi dimostrano che prenotazioni e acquisti online sono in costante crescita, così come i siti che consentono di commentare e condividere le proprie esperienze di viaggio, come per esempio Tripadvisor. Il fermento nel campo della comunicazione turistica online e l’opportunità di svolgere alcuni progetti di ricerca e sviluppo a stretto contatto con gli operatori del settore ci hanno spinti a focalizzare le nostre ricerche in questo ambito.</p>
<p><strong>Parliamo infine del futuro del web, un futuro che si avvicina a una velocità sempre maggiore: quali nuovi elementi rivoluzioneranno la nostra esperienza di fruizione del web, nei prossimi decenni?</strong></p>
<p><strong>MF</strong>: È vero che le innovazioni sembrano susseguirsi senza sosta, ma l’esperienza che deriva dalla ricerca sulla comunicazione ci insegna che il tempo di adozione per una nuova tecnologia arriva a coprire un’intera generazione. Tanto ci vorrà perché i nativi digitali, coloro cioè che sono nati trovandosi le tecnologie digitali già pronte, superino gli immigrati digitali, cioè quelli che ricordano di aver vissuto – felicemente – in un mondo senza internet. Internet che, lo ricordiamo, viene usato estensivamente da poco più di un decennio. Per questo è difficile fare previsioni a lungo termine. Possiamo comunque ipotizzare alcune tendenze: la rete uscirà dal pc (lo sta già facendo) permettendoci di essere online attraverso il telefonino o un dispositivo simile, anche se siamo lontani dalla nostra scrivania. Grazie a ciò, nuovi servizi personalizzati in base alla localizzazione spaziale degli utenti (la geolocalizzazione: siamo di nuovo a contatto con il viaggio e il turismo) potranno essere sviluppati. Il loro successo non dipenderà solo dalla validità della tecnologia, ma anche dalla capacità di attrarre utilizzatori e dal modello di business su cui poggiano.</p>
<p><strong>Se la rete degli albori era un mezzo per accedere a fonti di informazioni ufficiali ed attendibili, oggi spopola il cosiddetto User Generated Content &#8211; YouTube, Facebook ed i blog sono soltanto alcuni esempi. Quali sono le opportunità che ne derivano nell’ottica della ricerca?</strong></p>
<p><strong>LC</strong>: stiamo vivendo un percorso già attraversato altre volte nella storia della comunicazione. Si passa da una fase in cui solo pochi sono capaci di fruire e produrre (pensiamo agli scribi per la scrittura a mano), a una fase in cui pochi producono e molti fruiscono (pensiamo alla stampa, o al cinema e alla televisione), a una fase in cui la anche la capacità di produrre si socializza (pensiamo alla scrittura a mano negli ultimi secoli, o alla fotografia).<br />
Questo processo, ha talora ingenerato errori di prospettiva, come per esmpio quello di pensare che nel medioevo le persone fossero ignoranti perché non sapevano leggere e scrivere: a quei tempi la comunicazione orale – o il linguaggio delle arti visive – veicolavano principalmente la cultura; e una persona che sapeva a mala pena leggere e scrivere poteva senza difficoltà fare carriera e diventare imperatore, come Carlo Magno.<br />
Se all’inizio la rete era per soli specialisti, poi per molti fruitori e pochi produttori di messaggi – dotati, questi ultimi, di idonee competenze tecniche – ora la pubblicazione di contenuti è alla portata di (quasi) ogni navigatore. Non è che, conviene sottolinearlo, ciascun navigatore della rete voglia oggi trasformarsi in un romanziere o in un giornalista di successo, ma la rete è ora vissuta sia come grande biblioteca universale, sia come piazza pubblica, dove andare per incontrare gli amici (vecchi e nuovi, veri o presunti&#8230;). È nel dialogo con queste persone che si sviluppano – a una velocità impressionante – i cosiddetti UGC, contenuti generati dagli utenti.</p>
<p>Per avere ulteriori informazioni sulle attività degli intervistati, visitate i blog di Cantoni (<a href="http://newmine.blogspot.com" target="_blank">newmine.blogspot.com</a>) e Faré (<a href="http://www.fridaynet.ch" target="_blank">fridaynet.ch</a>).<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Un progetto per la democrazia dell&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 14:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/03/05/2009/un-progetto-per-la-democrazia-dellinformazione/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/05/home-pic-41.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="home-pic-41" title="home-pic-41" /></a>Includere i bambini del terzo mondo nell'era della comunicazione: è questa l'idea di Negroponte, vero padre del progetto One Laptop Per Child. Dai risultati raggiunti dipenderà, forse, il futuro di buona parte degli abitanti dell'emisfero australe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2573" title="home-pic-41" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/05/home-pic-41.jpg" alt="home-pic-41" width="500" height="68" /></p>
<p>Includere i bambini del terzo mondo nell&#8217;era della comunicazione: è questa l&#8217;idea di Negroponte, vero padre del progetto <a href="http://laptop.org/en/" target="_blank">One Laptop Per Child</a>. Dai risultati raggiunti dipenderà, forse, il futuro di buona parte degli abitanti dell&#8217;emisfero australe.</p>
<p>In un paesino sperduto tra i picchi della cordigliera delle Ande, tra le mura di nuda pietra di una casetta, nel mezzo di un paesino rurale, un bambino studia matematica grazie al suo nuovissimo laptop, mentre i genitori coltivano la terra. In un piccolo villaggio africano una bambina oggi non va a scuola: se lo facesse, rischierebbe la propria vita a causa della guerra civile &#8211; lo stesso vale per la sua coetanea afghana &#8211; quindi resta a casa, e studia inglese con il suo portatile. Potrà sembrare follia, che la tecnologia si diffonda dove nemmeno l&#8217;integrità fisica e l&#8217;alimentazione sono garantite. Invece è soltanto il futuro.</p>
<p>Il progetto OLPC è stato presentato al Forum Economico Mondiale di Davos, nel 2005, e da allora ha portato alla diffusione di oltre un milione di PC a bambini che abitano le zone più povere del mondo. Il computer, chiamato XO ma conosciuto anche come &#8220;100$ laptop&#8221;, vive una situazione di sviluppo costante che porterà nei prossimi anni ad un aumento di qualità ed al contemporaneo abbattimento dei costi per l&#8217;acquirente &#8211; generalmente rappresentato da governi nazionali. L&#8217;idea di fondo, sviluppata da Nicholas Negroponte, consiste nella diffusione di una nuova cultura &#8211; quella della tecnologia, ma anche della formazione e dell&#8217;informazione &#8211; in zone dove da secoli si vive nello stesso modo. In pratica, emancipazione su Hard Disk.</p>
<p>L&#8217;approccio, che tanto ha fatto discutere ed ancora è criticato,  ha l&#8217;obiettivo di aiutare i giovani uomini di domani a compiere quel salto generazionale &#8211; tecnologico, ma anche culturale &#8211; che è necessario per trovare il proprio posto nel mondo del ventunesimo secolo: i futuri cittadini globali devono disporre degli strumenti necessari per gestire, un giorno, il mondo dal quale oggi sono esclusi. Se molte fondazioni puntano sulla distribuzione di cibo e salute, il progetto OLPC si concentra sulla diffusione della conoscenza e, quindi, di una vera e propria democrazia dell&#8217;informazione.</p>
<p>Nicholas Negroponte, all&#8217;interno della comunità scientifica e mediatica, è visto come una sorta di oracolo, grazie alla sua capacità di analizzare il presente per realizzare soluzioni pragmatiche per il futuro. Come tutti i &#8220;geni&#8221;, spesso le sue idee restano incomprese per anni, prima di essere rivalutate positivamente. Mi piace, quindi, pensare che  il tanto vituperato OLPC  sia davvero la soluzione giusta per risolvere il problema dell&#8217;esclusione dal mondo dell&#8217;informazione. Per contro, mi fa riflettere la scarsa attenzione che &#8220;i grandi&#8221; della tecnologia mondiale prestano per il progetto, soprattutto in un periodo in cui investono massicciamente nello sviluppo e nella produzione dei netbook: questi mini-computer sono, in definitiva, i cugini &#8220;trendy&#8221; e decisamene &#8220;profit&#8221; di XO.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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		<title>Arredo il salotto. Con un dito&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 10:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/17/04/2009/oggi-arredo-il-salotto-con-un-dito/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/090403-sketch-furniture-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="090403-sketch-furniture" title="090403-sketch-furniture" /></a>Immaginate di poter arredare il vostro salotto utilizzando soltanto una penna. No, non disegnando mobili stilizzati su carta, ma creando veri e propri mobili tridimensionali tracciando semplicemente alcune linee nell'aria che ci circonda. Oggi è possibile, grazie alla Sketch Furniture - l'arredamento "schizzato".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1907" title="090403-sketch-furniture" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/090403-sketch-furniture.jpg" alt="090403-sketch-furniture" width="550" height="316" /></p>
<p style="text-align: justify;">Immaginate di poter arredare il vostro salotto utilizzando soltanto una penna. No, non disegnando mobili stilizzati su carta, ma creando veri e propri mobili tridimensionali tracciando semplicemente alcune linee nell&#8217;aria che ci circonda. Oggi è possibile, grazie alla Sketch Furniture &#8211; l&#8217;arredamento &#8220;schizzato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il merito va ad un team tutto femminile, nato tra le pareti dell&#8217;innovativo studio di design svedese FRONT, che ha saputo integreare design ed informatica per mettere a punto un&#8217;apparecchiatura che fino a pochi anni fa sarebbe stata ritenuto materialmente irrealizzabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, con il metodo del Motion Capture &#8211; la percezione del movimento resa celebre da film d&#8217;animazione e videogames &#8211; è possibile trasformare i movimenti nell&#8217;aria di semplici penne dotate di sensori in precise immagini digitali in 3D.</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzando poi una tecnica chiamata Rapid Prototyping &#8211; le cui forme pionieristiche risalgono agli anni &#8216;80 &#8211; è possibile ricreare oggetti fisici e reali sulla base dei progetti digitali creati come sopra descritto. I &#8220;mobili&#8221; sono plasmati a partire da materiali plastici liquidi, solidificati nei punti desiderati da impulsi laser. Nasce così la gamba di un tavolo, la seduta di una poltrona, la cornice di un quadro.A partire da questi &#8220;schizzi tridimensionali&#8221;, i designer realizzano in seguito i mobili veri e propri, utilizzando materiali più consoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo, quindi, dire addio al mobilio standard in stile Ikea e lasciare libera la fantasia? Il fenomeno Sketch Furniture è destinato a cambiare la nostra vita, o resterà solamente un esperimento di design? L&#8217;idea è senza dubbio intrigante, non ci resta che attendere di vedere se, una volta utilizzata a scopo commerciale, sarà possibile mantenere prezzi accessibili.</p>
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		<title>USI: una location da ridiscutere?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 13:07:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/15/04/2009/usi-una-location-da-ridiscutere/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/usi-in-citta-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="usi-in-citta" title="usi-in-citta" /></a>Ticinonews.ch pubblica oggi una notizia riguardante il problema degli schiamazzi notturni nella zona dell'università, in modo particolare in prossimità del Bar Oops in Via Maderno nei pressi del quale, la sera, gruppi di giovani si ritrovano disturbando la quiete di chi in quel quartiere vorrebbe - a diritto - poter dormire...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1999" title="usi-in-citta" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/usi-in-citta.jpg" alt="usi-in-citta" width="600" height="364" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ticinonews.ch pubblica oggi una <a href="http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=108802&amp;rubrica=2" target="_blank">notizia</a> riguardante il problema degli schiamazzi notturni nella zona dell&#8217;università, in modo particolare in prossimità del Bar Oops in Via Maderno nei pressi del quale, la sera, gruppi di giovani si ritrovano disturbando la quiete di chi in quel quartiere vorrebbe &#8211; a diritto &#8211; poter dormire.<br />
Il problema del bar Oops è solo la punta di un icesberg che sprofonda per chilometri sotto la superficie. L&#8217;errore sembra difatti essere soprattutto pianificatorio. Non si può costruire un&#8217;università, che porta migliaia di giovani nel centro di Lugano e poi pretendere che tutto resti come prima, che la sera tutti siano a casa a guardare la tivù dalle 20.30 in avanti. Non è un segreto per nessuno che nei pressi delle università, delle case dello studente e dei centri studi nascano di solito spontaneamente locali, bar, punti di ritrovo per il popolo universitario. È normale, è successo ovunque, in qualsiasi luogo dove sulla terra sia apparso un ateneo e non c&#8217;è dunque da stupirsi se l&#8217;unico locale giovanile della zona si affolli la sera. La legge sul divieto di fumo nei locali pubblici, ha inoltre dato un buon motivo a tante persone per non entrare nemmeno nel locale e rimanere fuori dalle porte del bar a parlare, ridere e fumare aumentando pericolosamente i decibel degli schiamazzi che Via Maderno è costretta troppo spesso a sopportare.
</p>
<p style="text-align: justify;">Forse l&#8217;errore è stato quello di costruire l&#8217;università proprio nei pressi di Via Buffi, una zona già abitata da numerose famiglie e persone anziane, non certo disposte a farsi rubare il sonno dai rumori molesti provocati dai giovani del bar Oops. La scelta del palazzo Civico come prestigiosa sede dell&#8217;USI si sta difatti rivelando tutta la sua debolezza. Prima di tutto L&#8217;università cresce circoscritta all&#8217;interno di un incrocio stradale con poche possibilità di espansione futura se non tramite l&#8217;acquisto dei palazzi adiacenti. Nessuno ha dubbi sul fatto che tra vent&#8217;anni il quartiere di Molino Nuovo finirà per essere via via fagocitato dal campus e non dimentichiamo che questo processo è già iniziato. I palazzi che costeggiano via Buffi appartengono già quasi tutti all&#8217;Università la quale da Via buffi si sta espandendo occupando anche alcuni appartamenti di Via Maderno 24, guardacaso proprio lo stabile in cui alberga l&#8217;additato Bar Oops. Ma non finisce qui: una nuova casa per studenti è appena stata costruita proprio di fronte al nuovo blocco centrale del campus luganese e l&#8217;area ex-Campari sarà presto occupata dal nuovo campus SUPSI, il che porterà sicuramente nuovi studenti e nuovi schiamazzi notturni.</p>
<p style="text-align: justify;">In molti in questi anni si sono chiesti se non sarebbe stato più intelligente collocare il campus in una zona più periferica rispetto al centro di Lugano, un luogo dove l&#8217;istituzione universitaria avrebbe potuto ospitare la rumorosa comunità studentesca a prezzi inferiori e che avrebbe facilmente potuto espandersi senza nuocere agli abitanti del centro Un luogo adatto ad ospitare le diverse scuole universitarie in un unico campus, una città universitaria simile a quella sorta a Losanna nei pressi dell&#8217;UNIL.</p>
<p style="text-align: justify;">Una location che sembrerebbe rispondere a queste caratteristiche è ad esempio l&#8217;area di Trevano, occupata oggi dalle scuole degli apprendisti e da alcuni dipartimenti della SUPSI, una zona discosta dal centro, vicino allo stadio facilmente raggiungibile (anche grazie alla futura uscita dell&#8217;autostrada &#8220;Lugano Ovest&#8221; la cui galleria &#8220;vedeggio-cassarate&#8221; farà breccia proprio nella zona di Porza.<br />
Con i dovuti lavori di ristrutturazione, l&#8217;area potrebbe ben prestarsi ad ospitare l&#8217;USI, la SUPSI e a far nascere un vero e proprio quartiere studentesco senza controindicazioni per la popolazione di Molino Nuovo e del centro di Lugano.
</p>
<p style="text-align: justify;">E voi? Cosa ne pensate?</p>
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		<title>Futuro: nasce la fattoria metropolitana</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 21:42:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerardo Bramati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/02/04/2009/futuro-nasce-la-fattoria-metropolitana/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/pasona023-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="pasona023" title="pasona023" /></a>A volte sembra quasi che in Giappone si tengano regolarmente dei summit per dare vita ai progetti più strani ed impensabili. Dal Paese del Sol Levante, perennemente in bilico tra una tradizione millenaria ed un eclettismo tecnologico senza pari, arriva l'ennesima trovata anti-crisi: l'agricoltura cittadina, senza terra da arare e lontano dalla luce solare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1663" title="pasona023" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/pasona023-300x205.jpg" alt="pasona023" width="300" height="205" /></p>
<p>A volte sembra quasi che in Giappone si tengano regolarmente dei summit per dare vita ai progetti più strani ed impensabili. Dal Paese del Sol Levante, perennemente in bilico tra una tradizione millenaria ed un eclettismo tecnologico senza pari, arriva l&#8217;ennesima trovata anti-crisi: l&#8217;agricoltura cittadina, <a href="http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/scienza_e_tecnologia/affin3/agricoltura/agricoltura.html" target="_blank">senza terra</a> da arare e lontano dalla luce solare.</p>
<p>L&#8217;idea è opera di tale <a href="http://www.pasonagroup.co.jp/english/company/nambu_e.html" target="_blank">Yasuyuki Nambu</a>, CEO del gruppo nipponico <a href="http://www.pasonagroup.co.jp/english/" target="_blank">Pasona </a>- la maggiore società di recruiting e lavoro temporaneo del Paese &#8211; nonchè autore di testi di business e filosofia. Eletto per tre anni di seguito imprenditore dell&#8217;anno &#8211; dal 1987 al 1989 &#8211; Nambu ha dato vita ad una serra sperimentale sotterranea, dove luce solare e terra sono sostituite, rispettivamente, da impianti di luci LED e grandi vasche d&#8217;acqua. Frutta, verdura e piante aromatiche, ad ogni modo, sono più che mai reali e sembrano crescere rigogliose.</p>
<p>Questa innovativa fattoria metropolitana, ricavata da un caveau di banca, si propone come possibile soluzione alla dura recessione che affligge il Giappone da anni: infatti il progetto &#8211; denominato <a href="http://www.pasonagroup.co.jp/pasona_o2/" target="_blank">Pasona O2</a> &#8211; non soltanto crea nuovi posti di lavoro, ma potrebbe ridurre la dipendenza dall&#8217;estero in tema di alimentari, se adottato su vasta scala.</p>
<p>Per di più, stando a quanto affermato dal mensile <a href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/02/start/le-mille-luci-della-lattuga-di-tokyo-.aspx" target="_blank">Wired</a>, nato negli States ed alla sua seconda uscita in Italia, Pasona O2 sarebbe anche una sorta di oasi nel mezzo di un deserto di cemento, dove i banchieri in pausa pranzo possono rilassarsi e ristabilire un contatto con la &#8220;natura&#8221;. E, in una delle zone più urbanizzate del mondo, dove gli spazi verdi sono sempre più rari, forse anche il giardino virtuale ha un suo perchè.<strong><br />Articoli (forse) correlati:</strong>
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