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	<title>L&#039;universo &#187; internet</title>
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		<title>Internet e democrazia. &#8220;Connessi con il mondo&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 12:51:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saffia Shaukat</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/03/11/2009/internet-e-democrazia-connessi-con-il-mondo/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/wir-sind-das-web-209x300.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="wir-sind-das-web" title="" /></a>Guai a rimanere indietro: ora si tratta di un dovere da buon cittadino. Rimanere informati attraverso una quotidiana caccia di notizie in rete è diventata un “must”. Grazie ad internet ed all'istantaneo “updating” delle notizie, ogni utente (di ogni età, classe sociale e stato civile) può infatti permettersi di essere informato in tempo reale su cosa sta accadendo nel mondo, quasi gratuitamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3498" class="wp-caption aligncenter" style="width: 219px"><img class="size-medium wp-image-3498 " src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/11/wir-sind-das-web-209x300.jpg" alt="wir-sind-das-web" width="209" height="300" /><p class="wp-caption-text">Una generazione democratica grazie alla rete? da http://people.oii.ox.ac.uk/</p></div>
<p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm"><span style="font-family: Arial">Guai a rimanere indietro: ora si tratta di un dovere da buon cittadino. Rimanere informati attraverso una quotidiana caccia di notizie in rete è diventata un “must”. Grazie ad internet ed all&#8217;istantaneo “updating” delle notizie, ogni utente (di ogni età, classe sociale e stato civile) può infatti permettersi di essere informato in tempo reale su cosa sta accadendo nel mondo, quasi gratuitamente.</span></p>
<p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm"><span style="font-family: Arial">Di questo non dovremmo che rallegrarci. L&#8217;importanza di una società civile informata è innegabile in un sistema politico che si vuol definire genuinamente democratico. Questo in quanto solo un cittadino competente può esercitare il diritto di voto con discernimento. Benvenuti dunque nell&#8217;era della tecnologia dove tutti possono essere “connessi” con il mondo. Abbiamoo giudizi su tutto, su tutti e ancor di più ci sentiamo nel gruppo della avanguardia democratica e critica se il nostro google readerstrabocca.. Abbiamo dunque di fronte, a rigor di logica, un pubblico mai come ora più informato, dunque consapevole e potenzialmente critico.</span></p>
<p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm"><span style="font-family: Arial">A voi convince? Non starò qui a introdurre assurde teorie complottistiche sul contemporaneo sistema dei media, “sistema” che per fortuna non esiste in quanto troppo frammentato. Non posso negare che ogni tipo di socializzazione mediatica trasporta messaggi, che ci influenzano senza rendercene conto, a modificare il nostro “habitus”. Ma identificarli ora sarebbe ben troppo complesso.</span></p>
<p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm"><span style="font-family: Arial">Comunque, se da un lato l&#8217;informazione oltre che a moltiplicarsi è sempre più accessibile, dall&#8217;altra la garanzia di qualità va dissolvendosi. Ogni lettore infatti può ricercare, scegliere e leggere la “versione” che più gli aggrada (tra le sempre più numerose versioni online) evitando dunque di confrontarsi con un approccio diverso rispetto alle proprie convinzioni. Questa dinamica creerebbe solamente un indurimento delle posizioni e non un esercizio di messa in discussione del proprio “senso comune” di ciò che ci sta attorno.</span></p>
<p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm"><span style="font-family: Arial">La domanda che sorge spontanea è però un&#8217;altra. Quale garanzia ha l&#8217;utente nei confronti dell&#8217;informazione che consuma? Se non si tratta di una testata importante i riferimenti, i documenti o le testimonianze all&#8217;origine dell&#8217;informazione cominciano a farsi più rari&#8230;come le responsabilità individuali.</span></p>
<p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm"><span style="font-family: Arial">Non posso non condividere con voi inoltre la mia sensazione di fastidio, assistendo in rete a interminabili botta e risposta tra nicky76 e stellina01 a proposito di un articolo x nel blog z. Più che stimolante, a volte questa ricerca di autentica informazione diventa estenuante. Strumento che provoca assuefazione mentale e visiva se non usato con qualche precauzione, consiglio ai lettori di non scordare i piccoli accorgimenti che garantiscono la qualità della notizia. Notizia non da consumare, ma da ricercare con gusto e di cui controllare la data di scadenza prima di digerire il tutto. Detto questo, buon appetito.</span></p>
<p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm"><span style="font-family: Arial"><br />
</span></p>
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		<title>Facebook: ecco il profilo &#8220;commemorativo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 12:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Diday</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/28/10/2009/facebook-ecco-il-profilo-commemorativo/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/10/facebook-death-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="facebook-death" title="" /></a>Cosa succede al profilo di Facebook di una persona deceduta? A meno che qualcuno a conoscenza della password fosse in grado di disattivarlo, fino a oggi il profilo sarebbe rimasto “attivo”. In questi giorni è stato però lanciato da Facebook un nuovo servizio “in memoriam”: un formulario che gli amici del defunto possono inviare a Facebook, chiedendo che l’account del proprio caro venga reso “commemorativo”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-3400" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/10/facebook-death.jpg" alt="facebook-death" width="380" height="280" /></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa succede al profilo di Facebook di una persona deceduta? A meno che qualcuno a conoscenza della password fosse in grado di disattivarlo, fino a oggi il profilo sarebbe rimasto “attivo”. In questi giorni è stato però lanciato da Facebook un nuovo servizio “in memoriam”: un formulario che gli amici del defunto possono inviare a Facebook, chiedendo che l’account del proprio caro venga reso “commemorativo”, cioè accessibile soltanto agli amici confermati, impossibile da ritrovare nella ricerca degli utenti e senza informazioni personali e aggiornamenti dello status.</p>
<p style="text-align: justify;">Max Kelly, membro del team di Facebook, ha appena perso in un incidente un suo caro amico e fedele compagno di lavoro. Sul blog ufficiale del social network Kelly ha spiegato che, durante una riunione pochi giorni dopo il decesso del collega, la squadra si è subito chiesta cosa fare con il suo profilo: “Non avevamo mai pensato a questo aspetto in modo così personale. Volevamo essere in grado di gestire le relazioni tra le persone su Facebook, ma come si fa a interagire con una persona che non può più loggarsi? Quando una persona ci lascia – ha continuato Kelly – non necessariamente lascia la nostra memoria o il nostro social network”. Per rendere giustizia a questa realtà, la miglior soluzione è quindi creare un profilo “commemorativo”: “un luogo – ha scritto Kelly – dove le persone possono salvare e condividere la propria memoria di chi non c’è più”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ammesso e non concesso che questo nuovo servizio possa non essere del tutto una cattiva idea (che ogni anno venga ricordato a tutti il compleanno di una persona che non c’è più o che questa venga segnalata come possibile amico non è effettivamente la migliore delle soluzioni), guardando il tutto da più lontano è forse il caso di soffermarsi un attimo a riflettere. Il problema non è solo se il profilo commemorativo sia “giusto” o “sbagliato”, ma anche il fatto che un tale servizio sembri diventato una <em>necessità.</em> Viviamo ormai in un mondo nel quale dopo la morte di una persona ci si deve occupare anche del suo profilo di Facebook, e questo è un po’ preoccupante.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quando una persona ci lascia non necessariamente lascia la nostra memoria o il nostro social network”, ha scritto Max Kelly. È assurdo che si arrivi a mettere sullo stesso piano la nostra memoria, fatta di ricordi personali ed esperienze “vere”, e un social network, un luogo virtuale accessibile a chissà quante persone (non dimentichiamo che c’è chi su Facebook arriva ad avere mille amici!). Kelly sostiene che lo scopo del profilo commemorativo è quello di creare un luogo dove le persone possano ricordare l’amico che li ha lasciati (e addirittura lasciargli dei messaggi). Magari però si potrebbero trovare modi migliori e più riservati per farlo, come si faceva prima dell&#8217;arrivo di Facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, ciò che c’è di buono in questo servizio sembra essere solo il formulario compilabile dagli amici, ma questo dovrebbe servire a disattivare <em>completamente</em> il profilo. Non è questo, forse, il miglior modo per “proteggere la privacy del defunto”?</p>
<p style="text-align: justify;">Speriamo solo che nessuno ce l’abbia…a morte (!) con noi. Vi immaginate che bello scherzetto?</p>
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</ul>
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		<title>DeathBook &#8211; messaggi dall&#8217;oltretomba</title>
		<link>http://www.luniverso.com/28/07/2009/deathbook-messaggi-dalloltretomba/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 06:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nadia Lischer</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/28/07/2009/deathbook-messaggi-dalloltretomba/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/07/deathbook1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="deathbook1" title="deathbook1" /></a>In Gran Bretagna sono stati idealizzati e creati dei servizi online chiamati "deathbook" e che danno la possibilità alle persone ancora in vita di inviare messaggi ai propri cari  dopo il proprio trapasso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2895  aligncenter" title="deathbook1" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads/2009/07/deathbook1.jpg" alt="deathbook1" width="500" height="374" /> </p>
<p style="text-align: justify;">Internet ha ormai superato i confini&#8230;della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>Gran Bretagna</strong> sono stati idealizzati e creati dei <strong>servizi online</strong> chiamati &#8220;<strong>deathbook</strong>&#8220;, i quali danno la possibilità alle persone ancora in vita di <strong>inviare messaggi ai propri cari  dopo il trapasso</strong>.<br />
Si tratterebbe dunque di registrare online messaggi e informazioni importanti che i propri cari potranno<strong> </strong>ricevere e visualizzare anche dopo la morte dell&#8217;utente.<br />
Oltre che mandare auguri di compleanno e ricordare anniversari di nozze e simili, i siti internet in questione possono essere usati anche come veri e propri ”testamenti digitali”.
</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli ultimi servizi del genere  è <a title="last messages club" href="http://www.lastmessagesclub.co.uk" target="_blank">lastmessagesclub.co.uk</a>, un sito lanciato online in Gran Bretagna questo mese.</p>
<p style="text-align: justify;">I sensitivi e le cartomanti hanno trovato pane per i loro denti: in futuro riceveremo direttamente i messaggi dall&#8217;oltretomba tramite internet.</p>
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</ul>
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		<title>Sentenza di morte per l&#8217;enciclopedia Encarta</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 19:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.luniverso.com/02/04/2009/sentenza-di-morte-per-lenciclopedia-encarta/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/408675encarta-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="408675encarta" title="408675encarta" /></a>Una mesta comunicazione di Microsoft ha decretato quest'oggi la fine di Encarta, l'enciclopedia che più di qualsiasi altro progetto inaugurò e cavalcò l'onda dell'era d'oro del CD-ROM, conclusasi definitvamente con la diffusione di Internet e la nascita di ambiziosi progetti antagonisti come l'ormai arcinota enciclopedia libera Wikipedia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1647" title="408675encarta" src="http://www.luniverso.com/wp-content/uploads//2009/04/408675encarta.jpg" alt="408675encarta" width="450" height="341" /></p>
<p>Una mesta<a href="http://encarta.msn.com/guide_page_FAQ/FAQ.html" target="_blank"> comunicazione </a>di Microsoft ha decretato quest&#8217;oggi la fine di Encarta, l&#8217;enciclopedia che più di qualsiasi altro progetto inaugurò e cavalcò l&#8217;onda dell&#8217;era d&#8217;oro del CD-ROM, conclusasi definitvamente con la diffusione di Internet e la nascita di ambiziosi progetti antagonisti come l&#8217;ormai arcinota enciclopedia libera <a href="http://www.wikipedia.org" target="_blank">Wikipedia</a>.</p>
<p>Secondo il comunicato, Encarta non vedrà la fine del prossimo autunno, spegnendosi definitivamente il 31 ottobre 2009 con la sola eccezione per l&#8217;edizione giapponese, che esalerà l&#8217;ultimo respiro in compagnia dell&#8217;anno corrente la notte del 31 dicembre.</p>
<p>Microsoft giustifica la chiusura del progetto Encarta con la constatazione condivisibile che <em>&#8220;il modo in cui le persone utilizzano e fruiscono delle informazioni enciclopediche è radicalmente cambiato negli ultimi anni&#8221;</em>, concludendo tristemente con l&#8217;ammissione del fatto che il prodotto Encarta<em> &#8220;non soddisfa più in modo ottimale le esigenze del consumatore di oggi&#8221;</em>.</p>
<p>L&#8217;annuncio non suona tuttavia come una capitolazione definitiva e totale. Stando alle dichiarazioni di Redmond, infatti, <em>&#8220;l&#8217;esperienza ottenuta con Encarta verrà utilizzata per la creazione di nuove soluzioni tecnologiche&#8221;</em> che, si evince dal comunicato, dovrebbero permettere a Microsoft di poter resistere in modo più convincente nel mercato dell&#8217;istruzione e della cultura, oggi letteralmente rivoluzionato dalle iniziative proposte dalle correnti che promuovono, come nel caso Wikipedia, soluzioni aperte e gratuite in grado di custodire e consegnare all&#8217;umanità intera i segreti della conoscenza.</p>
<p>L&#8217;abbandondo di Microsoft e la morte di Encarta verrà tuttavia rimpianta da generazioni di giovani &#8220;pionieri&#8221; dell&#8217;era informatica che scoprirono le enciclopedie su CD-ROM molto prima della nascita di Wikipedia. In queste ore di agonia per il prodotto Microsoft il nostro pensiero va soprattutto a loro. Possano elaborare il lutto e ricordare per sempre i momenti felici passati a rimirare sui propri schermi le pagine della gloriosa enciclopedia Encarta.</p>
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